I serbi votano per la nuova costituzione

Oggi e domani referendum costituzionale in Serbia per confermare o meno il voto con il quale quasi all’unanimità a settembre il parlamento ha approvato la nuova costituzione. Nella quale l’ancora formalmente regione autonoma del Kosovo viene definita «parte irrinunciabile». Giovedì migliaia di serbi di Kosovska Mitrovica, nel nord della regione, sono scesi in piazza sul ponte del fiume Ibar per protestare contro contro l’amministrazione Unmik che ha pericolosamente annunciato che non impedirà a nessuno di andare a votare «ma non offrirà alcun tipo di assistenza per lo svolgimento della consultazione». Il fatto è grave perché in questi sette anni di amministrazione Unmik e occupazione Nato secondo gli accordi di Kumanovo – che prevedevano il ritorno allla sovranità della Serbia – i serbi e le altre minoranze sono state falcidiate da un sanguinosa contropulizia etnica che ha provocato, nel silenzio del mondo – la fuga nel terrore di 200mila serbi e altrettanti rom, l’uccisione di più di 1800 persone e altrettanti desaparecidos, la distruzione di 150 monasteri e chiese ortodosse. Le istituzioni serbe con il referendum vogliono inviare un chiaro messaggio a quella parte della comunità internazionale, segnatamente agli Stati uniti, che vogliono a tutti i costi concedere l’indipendenza monetnica entro la fine del 2006 agli albanesi. Solo che la sciagurata guerra della Nato contro la piccola Jugoslavia nel 1999 veniva giustificata per “motivi umanitari e per salvare i profughi” tutti rientarti dopo poche settimane. Ora viene fuori che quel conflitto voleva provocare ancora una secessione etnica nei Balcani. E sarebbe un altro terremoto, subito in Bosnia e in Macedonia.