I “Senza volto” se ne vanno. Ma insoddisfatti

Conclusa l’occupazione dell’Ufficio primarie 2005

«Ce ne andiamo, ma ritorneremo». Si conclude con un avvertimento, l’occupazione dell’Ufficio di presidenza delle primarie 2005, portata avanti dai sostenitori della candidata “Senza volto” che da 36 ore stazionavano nei locali della sede a piazza SS. Apostoli a Roma. «Abbiamo incontrato il presidente Vannino Chiti – ha detto Paolo, durante la conferenza stampa – e non ci ha convinto». Ottenuto l’incontro con Chiti, i disobbedienti, non hanno però incassato risposte soddisfacenti. Se qualche apertura è stata concessa sulla dicitura “Senza volto” per indicare, sulle schede elettorali, la candidata dei disobbedienti, chiusure più o meno irremovibili le hanno dovute incassare sul fronte della redistribuzione dei seggi e per il voto ai migranti. «Abbiamo chiesto di far votare nelle carceri e negli spazi occupati per consentire la massima partecipazione anche a chi non ha voce in questo paese. Ma questo non sarà possibile per motivi legati a questioni tecniche». E a proposito dei migranti: «Le concessioni di voto rimarranno ancorate al cavillo dei tre anni di residenza – ha spiegato ancora Paolo – anche se ci sono stati consigliati alcuni stratagemmi per aggirare la regola». Sul piatto delle rivendicazioni dei manifestanti, inoltre, la scarsa informazione sulla campagna elettorale: «Abbiamo stabilito che ci saranno due manifesti generici di informazione senza che appaiano i candidati» per i dettagli tutto è rimandato all’incontro con Giulietti, responsabile della comunicazione per le primarie da fissare nei prossimi giorni.
Per quanto riguarda la partecipazione ai tavoli tecnici dell’organizzazione, che fino ad ora ha visto esclusi i delegati di Simona Panzino, la segreteria di Chiti ha già fatto sapere di aspettare un elenco delle persone da chiamare. In stallo anche la questione dei finanziamenti alla campagna elettorale: «Ci hanno assicurato che verranno effettuati i controlli alla fine. Noi pensiamo che andrebbero fatti prima in modo da escludere chi non rispetta le regole».
Tutto a posto e niente in ordine, insomma.