I ricercatori precari: «E adesso non chiamateci più studenti»

Prima, piccola vittoria per i precari della ricerca e della didattica dell’università di Pisa. Il rettore dell’ateneo, Marco Pasquali, ha convocato per martedì prossimo i delegati dei ricercatori, dottorati e specializzandi dell’ateneo, che il 28, 29 e 30 marzo scorsi hanno votato all’unanimità per vedersi riconosciuti i diritti dei docenti a contratto (malattia, ferie, assegni di maternità, congedo parentale), oltre che lo status di lavoratori. E’ stata la prima volta in Italia che assistenti e «precari della ricerca» – come amano definirsi – organizzano un referendum aperto a tutti i collaboratori dell’università; e a parte l’esito (più scontato: il sì ha avuto il 100% dei consensi), ha stupito per la partecipazione: 1082 voti espressi (il 40% dei 3 mila ammessi al voto), che ha spinto il rettore ad aprire il tavolo.
«Dopo tre settimane senza risposte – racconta Francesco Auletta, uno dei coordinatori del movimento – il 21 aprile abbiamo organizzato una manifestazione davanti al rettorato. Il presidio è durato tre ore, durante le quali abbiamo esposto uno striscione lungo diversi metri, con sopra affisse tutte le schede del referendum».
La manifestazione ha avuto buon esito, e dal 2 maggio Pasquali comincerà la trattativa con i precari, due volte più numerosi dei docenti di ruolo: oltre tremila collaboratori, divisi tra 1100 dottorandi, 1538 collaboratori a progetto, 134 assegnisti e 900 specializzandi in medicina, a fronte di 1850 professori. Il referendum è stato anche occasione di «auto-censimento» per i ricercatori, che hanno individuato la presenza di ben 17 forme contrattuali, tra cui quella curiosa dello «specializzoide» (il laureato in medicina che attende di diventare specializzando, e per questo si fa in quattro per il primario). Sito Internet: www.precariunipi.unmondodi.it
Un primo riconoscimento è già arrivato da quaranta professori dell’ateneo, che a marzo avevano già sottoscritto un appello per il referendum, e dal consiglio di facoltà di Scienze, disposto a inserire nell’ordine del giorno del 4 maggio una prima verifica sul ruolo dei ricercatori e dottorandi precari nella facoltà. La battaglia più importante, comunque, resta al tavolo con il rettore, a cui i delegati del movimento chiederanno la creazione di un’anagrafe dei lavoratori «non strutturati» in cui siano inseriti i nomi e le attività di tutti i precari che ruotano, con diverse funzioni, intorno alla Statale di Pisa. «Pasquali, per il momento, non ha posto alcuna condizione pregiudiziale – spiega Auletta – ma le nostre obiezioni saranno incentrate sul vuoto di conoscenza evidente, per cui mancano gli strumenti conoscitivi per sapere con certezza quanti siano e cosa facciano questi lavoratori. Non siamo più studenti, anche se la direzione ha continuato a sostenerlo, e basta pensare all’età lavorativa media di un ricercatore, che è di 31 anni, e a quella di un dottorando, che si aggira intorno ai 29».
Sul lavoro svolto per l’università, Auletta porta l’esempio degli specializzandi in medicina, occupati nelle corsie di ospedale a fianco dei medici. «Contratti di almeno dodici mesi, definizione di un piano di assunzione a tempo indeterminato e la certificazione delle attività svolte sono le altre nostre richieste». Ieri, intanto, l’assemblea precaria di Pisa ha ricevuto anche la lettera di solidarietà dei lavoratori Piaggio, spedita dai delegati Rsu della Fiom. Una fabbrica, la Piaggio di Pontedera, in cui trovano impiego settecento stagionali all’anno. Come dire: la lotta è comune.