I ribelli libici e le “preoccupazioni” della NATO

Traduzione di l’Ernesto online

L’opposizione a Gheddafi sta passando brutti momenti nonostante i bombardamenti. Da parte sua, la Casa Bianca e la NATO non sono esenti da preoccupazioni: si è scoperto che nelle file ribelli ci sono elementi di Al Qaeda. Lo ha ammesso l’ammiraglio James Stavridis, capo delle operazioni congiunte in Libia, sebbene abbia sottolineato che “la direzione è composta da gente responsabile” (http://washingtonexaminer.com/, 29-2-11). Si riferiva senza dubbio al primo ministro del Consiglio Libico di Transizione, Mahmoud Jibril, ex mano destra del dittatore ed ex direttore della Giunta Nazionale di Sviluppo Economico dal 2007, che ha promosso gli investimenti stranieri – in particolare di capitali statunitensi e britannici – e le privatizzazioni nel paese africano. Sembra che solo due settimane fa abbia scoperto che Gheddafi è un tiranno della peggior specie.

Jibril, laureato all’Università di Pittsburgh, risulta perciò molto affidabile per gli interessi petroliferi stranieri. Non è l’unico: Ali Tahroumi, ministro delle Finanze del governo provvisorio e incaricato degli affari relativi all’oro nero, è tornato in Libia da un mese dopo 35 anni di esilio negli USA, dove occupava una cattedra all’Università di Washington. Si tratta di gente responsabile.

Galifa Hifter, ex colonnello dell’esercito, è stato nominato capo militare dei ribelli. E’ ritornato dagli Stati Uniti, dopo 20 anni di assenza; guida il cosiddetto Esercito Libico Nazionale, un gruppo di opposizione con sede in Virginia, e si sospetta che sia un “agente in sonno” della CIA (http://www.mcclatchydc.com/, 26-3-11). I tre rappresentano solo alcune delle pezze dell’opposizione, un mosaico variopinto che non ha molto a che vedere con le centinaia di migliaia di libici che erano scesi per le strade a metà di febbraio, stufi del despota.

Si è appreso che il Dipartimento di Stato ha inviato a Bengasi Chris Stevens, ex numero 2 dell’ambasciata statunitense a Tripoli, allo scopo di “lavorare con gli oppositori, farsi una migliore idea delle loro esigenze, valutare come li possiamo aiutare e completare l’immagine che abbiamo di loro, riempendo le lacune su ciò che sappiamo di loro” (EFE, 30-3-11). In realtà le lacune sono poche.

“Il gruppo principale che dirige l’insurrezione è la Conferenza Nazionale dell’Opposizione Libica (NFSL, la sigla in inglese). Guida la lotta ed è una milizia armata protetta dagli USA, che comprende soprattutto espatriati e tribù opposte a Gheddafi” (http://www.axisoflogic.com/, 17-3-11). Un altro nemico del dittatore: il Gruppo Combattente Libico-Islamico (LIFG, la sigla in inglese), fondato nel 1995 da mujaeddin che avevano lottato contro l’ex URSS in Afghanistan, cerca da allora di rovesciare Gheddafi, e alcuni di loro si sono uniti ad Al Qaeda “per lanciare la Jihad contro gli interessi libici e occidentali in tutto il mondo”. Nel febbraio 2004, l’allora direttore della CIA George Tenet testimoniò davanti al Comitati di Intelligence del Senato, e dichiarò che “una delle minacce principali più immediate (per la sicurezza degli USA) proviene da piccoli gruppi internazionali di estremisti sunniti legati ad Al Qaeda. Comprendono il LIFG (www.cdi.org, 18-1-05).

Il LIFG merita certamente attenzione. Combatte Gheddafi perché lo considera alla guida di “un regime apostata che ha bestemmiato contro il Signore Onnipotente”. La sua azione più nota è il tentativo fallito di assassinarlo nel febbraio 1996, in cui morì gente delle due fazioni. Non si è potuto confermare che l’MI15 abbia finanziato l’attacco, come aveva denunciato David Shayler, ex agente di questo servizio di sicurezza britannico: in cambio, uno studio pubblicato in “Terrorism Monitor”, della Jamestown Foundation, rivela che “il LIFG ha ricevuto fino a 50.000 dollari dal terrorista saudita (Bin Laden) per ognuno dei suoi militanti caduti” (http://www.jamestown.org/, 5-5-05).

Il presidente del Ciad, Idriss Deby Itno, “ha dichiarato che Al Qaeda ha saccheggiato arsenali militari e comprato armi nella zona libica ribelle, compresi missili terra-aria, che in seguito ha contrabbandato nei suoi santuari” (www.dailytelegraph.com, 25-3-11). Ne risulta che USA, Gran Bretagna e Francia sono ora compagni d’arme del LIFG, “l’elemento più radicale della rete di Al Qaeda”. La segretaria di Stato Hillary Clinton ha ammesso i rischi di questa alleanza in un’udienza parlamentare, dichiarando che l’opposizione libica è probabilmente più anti-statunitense di Gheddafi” (http://newamericamedia.org/, 20-3-11).