I “ribelli” cancellati con un fax. Senza sindacato un lavoratore su 4

Cimoli ha estromesso l´organizzazione più rappresentativa grazie a una sentenza del Tribunale

ROMA – «Cimoli ha fatto quello che tante aziende hanno sempre sognato: ha messo al bando un sindacato. Una cosa più unica che rara. Una novità grossa, ma altrettanto preoccupante». Aris Accornero, professore di sociologia industriale alla Sapienza, attento studioso delle questioni sindacali, legge così l´anomala, nuova, vertenza tra l´Alitalia e il Sult, il sindacato con più iscritti tra gli assistenti di volo, un coacervo di pulsioni massimaliste e di difese corporative, nato nel 2003 dalla fusioni di più sigle autonome. Un sindacato post-industriale, presente unicamente nel settore dei trasporti, dove il conflitto genera danni non solo alle parti in causa, ma soprattutto agli utenti.
La mossa del presidente e amministratore delegato della compagnia non ha precedenti. Nessuno aveva mai osato tanto, almeno da 35 anni a questa parte, dopo l´approvazione dello Statuto dei lavoratori, nel 1970. «Un vero scempio dei diritti sindacali», attacca Paolo Maras, cinquantenne leader del Sult, già sindacalista della Cgil fino ai primi anni Novanta, che al suo fianco trova ora Rifondazione comunista, il Pdci, i Verdi e una parte della Fiom. «Una discriminazione», anche per il ministro del Welfare, il leghista Roberto Maroni, che sta cercando di mettere in campo una difficile mediazione. Ma è proprio al vecchio Statuto che si è aggrappato Giancarlo Cimoli per un braccio di ferro dagli esiti imprevedibili, dopo una lunga e inconcludente trattativa. Forte di una sentenza del Tribunale di Roma del 4 agosto che non ha riconosciuto il Sult tra le organizzazioni firmatarie del contratto nazionale e quindi non titolare dei diritti sindacali, il Supermanager dell´Alitalia ha dichiarato la sua guerra. Il 5 agosto ha inviato un fax – che ora rischia di passare alla storia delle relazioni sindacali – ai ribelli del Sult: sospensione dei diritti sindacali. Traduzione: niente bacheca per i comunicati, niente diritto d´assemblea, niente trattenute sindacali e, poi, i delegati sugli aerei a lavorare e non più a fare proselitismo e attività sindacale. Il tutto in piena moratoria degli scioperi, per via delle ferie estive come prescrive la legge. «Una scorrettezza, il vero limite dell´iniziativa di Cimoli», è l´unica critica il segretario confederale della Cgil Nicoletta Rocchi riesce a rivolgere a Via della Magliana. Ben più netto il suo collega della Cisl Raffaele Bonanni: «Non condivido nulla del Sult, ma sono un sindacato rappresentativo e non vorrei che domani si adottasse lo stesso metodo nei miei confronti».
Sì perché il Sult è il sindacato che ha più iscritti tra le hostess e gli steward dell´Alitalia. E il contratto di lavoro, seppur senza le successive intese operative, lo ha anche firmato il 18 settembre del 2004. Era già accaduto nel 2002, all´epoca di Francesco Mengozzi. Su un totale di 4.512 assistenti di volo della compagnia di bandiera, 3.030 sono quelli iscritti ai sindacati e di questi quasi un terzo (940) ha sottoscritto la delega per il Sult. Staccati tutti gli altri: la Cisl ne ha 551, gli autonomi dell´Avia e dell´Anpav rispettivamente 461 e 458; poi la Uil con 302, la Cgil con 209 e, infine, l´Ugl con 109 iscritti.
Pochi accordi e tanti scioperi, nella bacheca del Sult. Non dimentichiamoci – dicono alla Cgil – che sono quelli dei “certificati medici” che nel giugno del 2003 paralizzarono Fiumicino. «Il Sult è così da quando è nato: ribaldo e inadempiente», aggiunge Accornero per il quale gli stessi Cobas dei macchinisti delle ferrovie, dell´epoca d´oro, a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e Novanta erano meno «spavaldi». Da febbraio a luglio, il Sult ha proclamato 76 ore di sciopero contro la mancanza di sicurezza nei voli: più di dodici ore al mese. Per due volte è stato sanzionato dalla Commissione di garanzia con una multa complessiva di 15 mila euro. «Abbiamo sempre rispettato le regole – ribatte Maras -. Le violeremo per la prima volta il 30 e 31 agosto». La prima volta, come il fax di Cimoli.