I record di Bush

Sembra che quasi nessuno se ne sia accorto, ma a Praga si è celebrata, nemmeno alla chetichella, la fine delle sovranità nazionali di tutta l’Europa dell’Est. Ricordo che in altri tempi si levarono – giustificatamente – alti lai per l’introduzione della «sovranità limitata». Era il 1968 e Leonid Brezhnev chiudeva la Primavera. Allora si gridò – giustamente – contro un impero. Adesso nessuno grida, nemmeno quelli che gridarono allora. Silenzio tombale. Perché? All’apparenza tutto avviene in un clima di consenso. Piccoli paesi, appena liberati da un dominio che non avevano scelto, si affrettano, uno dietro l’altro, di corsa, con affanno, a sceglierne un altro. Ma solo i sepolcri imbiancati possono credere, o fingere di credere, che si possa scegliere la servitù con entusiasmo. In realtà tutti sanno che è stata una scelta obbligata. Troppo piccoli, in questo mondo imperiale, per poter scegliere altre vie. Aspiranti membri di un’Europa a sua volta strattonata, irresoluta, non potevano fare altro che inchinarsi agli Stati Uniti che regalavano loro l’ingresso nella Nato.

In fila indiana. Romania e Bulgaria: ultimi bocconi del Patto di Varsavia che fu, deglutiti con disinvoltura come premio per essere entrati, con i loro aeroporti, nella guerra afghana. E i primi bocconi dell’ex Unione Sovietica, Lituania, Lettonia, Estonia, hanno fatto il loro ingresso reclamando subito un loro ruolo nella futura guerra contro Saddam. C’è entrato, con lo stesso entusiasmo, anche un pezzo della ex Jugoslavia, sebbene a fatica. E sapete perché? Perché spende troppo poco per la guerra. Lubiana è passata per la cruna dell’ago solo dopo aver promesso che in tre anni raggiungerà il target che la Nato gli chiedeva: cioè spenderà in armamenti il 2% del suo prodotto interno lordo.
L’ultimo figliuol prodigo accolto nella grande casa di Marte è stato la Slovacchia. Ma, per entrare, ha dovuto eleggere un governo gradito agli Stati Uniti. Come ha scritto International Herald Tribune nei giorni di Praga, «gli alleati» hanno «iniettato» molto denaro nella campagna elettorale affinchè il nazionalista Meciar non potesse governare, anche se fosse finito primo – com’è avvenuto – nella conta dei voti. Il biglietto d’ingresso non lo ha staccato lui. E la sua carriera politica è finita, è solo questione di tempo. Viene in mente l’Italia del 1948 e la Jugoslavia del 2000. Tutto si decide ormai nella capitale dell’Impero. Questa Nato tutta americana è davvero un record per George Bush. Il cancelliere di Berlino e il Presidente di Parigi riluttano, ma Londra e Roma annuiscono. Il premier italiano ha addirittura cambiato in itinere lo statuto della Nato, per compiacere l’Imperatore (facente funzione, FF), annunciando che l’Italia seguirà le decisioni della Nato. Espressione priva di senso logico in quanto la Nato non vota a maggioranza e, in essa, fino a cambio ufficiale delle regole, per ora ogni paese contribuisce alla decisione. Solo l’Italia, dunque, lascerà decidere gli altri.

George Primo ha accumulato in pochi mesi anche il secondo record. Il primo era stato il voto unanime con il quale il Consiglio di Sicurezza ha sanzionato, suicidandosi, che il governo dell’uso della forza non è più soggetto alla legge internazionale. Il precedente jugoslavo è stato consolidato. Allora il Consiglio di Sicurezza non autorizzò l’uso della forza e la Nato non si curò neppure di invocare la clausola della legittima difesa per attaccare. Adesso l’Imperatore (FF) teorizza addirittura la guerra preventiva, il cui solo concetto cancella tutti gli Statuti delle Nazioni Unite. La legalità è stata abolita.

Si ricorda che quando Robin Cook, all’epoca cancelliere dello scacchiere, disse a Madeleine Albright di avere «qualche problema con i suoi consiglieri legali» nel decidere la guerra contro Milosevic, la signora di Praga gli rispose seccamente: «cambi i suoi legali».

Furono cambiati sollecitamente. Ma Clinton, che pure parlava anche lui di «secolo americano», non era ancora diventato imperatore. C’è voluto l’11 settembre per incoronare un presidente non eletto alla carica di Imperatore (FF).

Adesso, alla vigilia della guerra, l’ex ministro della Difesa americana, Caspar Weinberger, che servì con Ronald Reagan , dice che bisogna andare oltre. L’Onu, dice, bisogna eliminarla del tutto. E sostituirla con questa nuova Nato, «sostanzialmente fedele agli Stati Uniti e ai loro interessi». Dovremmo ringraziarlo per la franchezza. Più che un’anticipazione è una fedele descrizione di ciò che sta accadendo.