I provvedimenti israeliani ricordano le leggi in vigore sotto l’apartheid in Sudafrica

Il governo del Sudafrica ha preso atto, con massima preoccupazione, dell’Ordinanza Militare israeliana n. 1650, dal titolo “Prevenzione delle infiltrazioni”, che è entrato in vigore il 13 aprile 2010. Questa ordinanza aggrava ulteriormente la già fragile situazione in Palestina.

Sembrerebbe che con l’Ordinanza Militare, l’espulsione e il procedimento penale contro certe categorie di palestinesi venga messa sotto la giurisdizione esclusiva dei tribunali militari israeliani. La nuova ordinanza definisce come infiltrato chiunque entra illegalmente in Cisgiordania, così come “persone che sono presenti nella zona e non sono in possesso di un permesso legale”.
L’ordinanza è poco chiara per quanto riguarda i permessi di cui sopra, se sono quelli attualmente in vigore o fa riferimento anche a nuove autorizzazioni che i comandanti militari potrà rilasciare in futuro. Non sono chiare neppure le disposizioni sullo status di portatori di certificati di residenza in Cisgiordania, e sembrano ignorare l’esistenza dell’Autorità palestinese e gli accordi firmati da Israele con l’ANP e l’OLP. Secondo le disposizioni, “una persona si presume un infiltrato se è presente nell’area senza documento o permesso che attestano la sua presenza legittima nell’area senza giustificazione ragionevole”. Tale documentazione, dice, deve essere “rilasciata dal comandante delle forze IDF in Giudea e Samaria o chi agisce per suo conto”.
Il Sud Africa vede le stipulazioni di sopra e l’Ordinanza Militare come una grave violazione dei diritti umani, e ricordano le leggi in vigore sotto l’Apartheid in Sud Africa. A seguito della sua storia, il Sud Africa è particolarmente sensibile alla violazione dei diritti umani implicate nell’obligazione di permessi e, nel caso il “permesso” fosse giudicato non valido, le punizioni unilaterali che possono essere esercitate su un individuo dallo Stato, senza la possibilità di ricorso ad un tribunale indipendente.

Questa situazione è inaccettabile in quanto rafforzerà ulteriormente l’occupazione israeliana dei territori palestinesi. Il Sud Africa prende atto dei timori sollevati dal Presidente Abu Mazen e la Lega araba, che chiedono a Israele la revocazione della presente ordinanza, e aggiunge la sua voce alla crescente condanna internazionale delle azioni di Israele contro la Palestina.
Il Sud Africa, pertanto chiede, con la massima fermezza possibile, a Israele di creare un ambiente favorevole ai negoziati e non uno che intensifica la diffida tra israeliani e palestinesi e di onorare gli impegni sottoscritti negli Accordi di Pace di Oslo.

Rilasciato dal Dipartimento di Relazioni Internazionali e Cooperazione
21 aprile 2010