I prof di sinistra «Delusi da Mussi non ha rischiato»

ROMA — «Sinistra, sono deluso ma ti voto» titolava ieri il fondo su Liberazione, di Alessandro Dal Lago, sociologo a Genova. A tre quarti del testo l’affondo: «Scusate la franchezza, ma se Mussi si fosse occupato un po’ di più, e con idee più chiare, del suo ministero, l’università, l’istituzione in cui opero non sarebbe al collasso (perché di questo si tratta). Dubito fortemente che i docenti universitari di sinistra lo voteranno».
Vero o falso? Lucio Villari, docente di Storia contemporanea all’Università di Roma Tre, premette un dato umano: «Non vorrei dispiacere a Mussi, proprio ora che ha passato un brutto momento legato alla sua salute». Ma il suo giudizio? «A dire la verità, Mussi non ha rischiato quanto avrebbe dovuto. Anche a costo di dimettersi, suo compito sarebbe stato scatenare una battaglia contro l’impossibilità di rinnovare il corpo universitario. Senza concorsi per ricercatori e dottori di ricerca, ci si nega qualsiasi possibilità di dare nuova vita all’università italiana. Diciamo che Mussi si è dedicato all’università nella stessa misura in cui lo hanno fatto molti suoi predecessori». Cioè, Villari? «Cioè senza riuscire a mettere, almeno parzialmente, mano ai guasti della riforma Berlinguer che ha burocratizzato tutto e ha ridotto le grandi potenzialità culturali e scientifiche della nostra università». A occhio, per chi voterà? «Direi forse a orecchio… per il Pd. Non è che non voterò per Mussi a causa del suo lavoro all’università. La mia è una valutazione politica generale»
Durissimo Giulio Ferroni, docente di Letteratura italiana a «La Sapienza»: «Tutti ci aspettavamo da Mussi interventi più rapidi
e penetranti. Invece la sua riforma del modulo tre anni più due è rimasta a metà in un clima di lentezza, confusione». Non voterà per Mussi? «No. Sceglierò il male minore, ovvero Walter Veltroni. E dico il male minore». Il filosofo Sebastiano Maffettone, docente alla Luiss-Guido Carli ma anche all’Istituto Suor Orsola Benincasa a Napoli, è più assolutorio: «Mi pare una manifesta esagerazione attribuire i guai dell’università italiana a Fabio Mussi, dopo cinquant’anni di disastri. Magari non sarà stato un ministro particolarmente brillante in un governo sostanzialmente deludente. Ma non gli si può addossare l’intera mole, per dirla con Alessandro Dal Lago, del collasso dell’istituzione universitaria». E Maffettone aggiunge una nota di merito: «Non capisco perché un professore universitario debba attaccare l’operato di un ministro non sull’aspetto accademico ma su quello politico, il vero problema è che le tasse universitarie dovrebbero essere più alte per far funzionare la competitività tra gli atenei. Ma nessuno ha la forza politica per affrontare questa verità». Cosa voterà? «Per le ragioni di prima, il mio voto è scollegato da questi ragionamento. Comunque sono e resto all’antica, voterò per il Pd».
Infine il sociologo Alberto Abruzzese: «Indipendentemente dalla figura di Mussi, penso che in generale la professione del politico distragga dai problemi reali dell’università, non aiuti a capirli, direi a “riconoscerli”. Il caso Mussi in particolare? Avrebbe almeno dovuto scardinare la routine dei comportamenti del ceto universitario, dai rettori in giù. Questo, sì. Non ha fatto granché contro un apparato decrepito, macchinoso, vuote di contenuti». Il suo voto? «Veltroni. Ma Mussi c’entra poco». Perché? «Personalmente ho un solo scopo. Battere Berlusconi», Chissà cosa ne dirà Mussi.