I poliziotti erano ammassati davanti all’ingresso…

I poliziotti erano ammassati davanti all’ingresso principale, i ragazzi li hanno beffati entrando dalle finestre del pianoterra in una via laterale: al grido di «Liberate la Sorbona, la Sorbona agli studenti!», 600 giovani hanno invaso ieri il cuore dell’accademia francese, raggiungendo una ventina di compagni che da mercoledì sera erano asserragliati al secondo piano del palazzo dove nei secoli hanno studiato Erasmo e Calvino, la Beauvoir e Lula, Godard e – con scarso beneficio – Pol Pot. Ora la Sorbona è occupata, e il rettore delle università parigine Maurice Quénet ricorda che non accadeva dal maggio ’68. «Ma non cerchiamo certo di imitare quegli anni – dice Elodie, studentessa di sociologia a Paris V -. Allora gli studenti, finita l’università, trovavano subito un lavoro. Oggi il contesto è diverso, la Sorbona però resta un simbolo». Gli studenti protestano contro il Cpe, il «contratto di primo impiego» voluto dal premier Villepin per facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro: grazie alla norma approvata il mese scorso, gli imprenditori possono assumere i ragazzi fino a 26 anni per 24 mesi, e licenziarli in ogni momento se non ne hanno più bisogno, senza offrire altra giustificazione.
Contro uno dei primi passi liberali e modernizzatori del governo Villepin (secondo i sostenitori) e «la truffa dei lavori finti» (per i detrattori), almeno mezzo milione di persone sono scese in piazza martedì scorso. La presa della Sorbona mette ancora più in difficoltà una maggioranza dove già compaiono le voci dissonanti: Hervé de Charette, deputato del partito di governo Ump, ha chiesto apertamente la rinuncia al progetto, ricevendo all’alba di ieri un richiamo all’ordine dal suo presidente – e ministro dell’Interno – Nicolas Sarkozy, in trasferta alle Antille. Sarkozy teme che una sconfitta del suo arcirivale Villepin possa travolgere tutto il centrodestra: dopo aver offerto un tiepido appoggio – «Il Cpe ormai è approvato, ora va applicato» -, ha interrotto il viaggio per rientrare subito a Parigi.
Protetti da tre barricate erette su Boulevard Saint Michel, nella notte altri ragazzi hanno continuato ad entrare arrampicandosi sulle impalcature dei lavori in corso, fino alle finestre del terzo piano. «Terremo occupato l’edificio fino al ritiro della riforma – ha detto dall’interno al Nouvel Observateur uno studente di musicologia a Parigi IV, sotto lo pseudonimo di Forese Donatti -. Per adesso il rettore non ha autorizzato i poliziotti ad entrare, ma gira voce che il ministro dell’Educazione nazionale, Gilles de Robien, potrebbe scavalcarlo e dare l’ordine di carica. Non lo farà, la violenza renderebbe il governo ancora più impopolare. Due giorni fa ci siamo organizzati con un sistema di carrucole per farci arrivare dal cortile cibo e coperte, abbiamo latte, formaggio e succhi di frutta immagazzinati nell’aula Descartes e, al fresco, sui davanzali». La musica della Sorbona occupata sono le variazioni Goldberg di Bach suonate al piano da uno studente ispirato, e Bella Ciao cantata in coro.
L’opposizione di sinistra, schierata con gli studenti contro il Cpe, cerca di partecipare, il senatore socialista Jean-Luc Mélenchon – con un più sportivo giubbotto nero al posto della giacca, ma pur sempre in cravatta a righe – in serata riesce a superare il cordone di polizia e a raggiungere gli studenti. Vuole parlare ma alcuni ragazzi glielo impediscono, lo spintonano e minacciano. «Il movimento è apolitico e deve restarlo», dice la 20enne Marie, studentessa di lettere. Il senatore scappa dalla porta più vicina. In attesa della manifestazione nazionale di sabato 18 marzo, resta il problema di che fare se la polizia attacca. Dopo un’assemblea, la linea ufficiale è «Difesa attivamente non violenta».