I piani per l’Iran

Riportiamo un’ampia traduzione dei passaggi più importanti dell’articolo di Seymour M. Hersh.

I PIANI PER L’IRAN

L’Amministrazione Bush, mentre pubblicamente sostiene la via diplomatica per fermare l’Iran dalla ricerca sul nucleare, ha incrementato attività clandestine dentro il Paese ed intensificato i piani per un possibile attacco aereo.
Gli ufficiali dell’esercito e dell’intelligence americani, tanto di oggi quanto di ieri, hanno affermato che l’Aviazione militare sta raccogliendo liste di obiettivi, mentre squadre di combattimento sono già state introdotte di nascosto in Iran con l’obiettivo di reperire informazioni sugli obiettivi sensibili e stabilire contatti con alcuni gruppi delle minoranze etniche anti-governative.
Gli ufficiali sostengono che il Presidente Bush è determinato nel negare al regime iraniano l’opportunità di avviare un programma pilota, progettato per questa primavera, di arricchimento dell’uranio.
Le agenzie di intelligence, sia americane sia europee, oltre che l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA), credono che l’Iran sia in procinto di sviluppare un programma di fabbricazione delle armi nucleari. Ma ampiamente divergenti sono le stime sui tempi di fattibilità e le opinioni su quale sia la via migliore per prevenirle: la diplomazia e le sanzioni oppure la via militare. L’Iran seguita a ribadire che le sue ricerche hanno uno scopo civile e pacifico, che avvengono nel rispetto del Trattato di non proliferazione nucleare, ma anche che non saranno rimandate né interrotte.
Cresce la convinzione tra gli alti gradi dell’esercito statunitense, oltre che nella comunità internazionale, che l’obiettivo ultimo del Presidente Bush in questo confronto nucleare con l’Iran sia il cambio di regime.
Il Presidente iraniano Ahmadinejad ha messo in discussione la realtà dell’Olocausto e ha affermato che Israele deve essere “cancellato dalla carta geografica”. Bush e altri nella Casa Bianca vedono Ahhmadinejad come un potenziale Adolf Hitler. “Questo è il nome che loro usano. Si chiedono: ‘l’Iran otterrà l’arma strategica e minaccerà un’altra guerra mondiale?’”, dice un importante ufficiale dell’intelligence.
Un consulente del governo molto vicino alla leadership del Pentagono ha affermato che Bush è “assolutamente convinto che l’Iran otterrà la bomba se non verrà fermato”. Dice che il Presidente crede di dover fare “ciò che né un democratico né un repubblicano, se eletto in futuro, avrebbe il coraggio di fare”. “Salvare l’Iran” – è convinto – “sarà il suo testamento”.
Un ex ufficiale della Difesa, che è ancora impegnato presso l’Amministrazione Bush, mi ha confidato che il piano di attacco militare si fonda sulla convinzione che “una forte campagna di bombardamenti in Iran umilierebbe la leadership religiosa e permetterebbe alla popolazione di rafforzarsi e di rovesciare il governo.” Il mio interlocutore ha poi aggiunto: “Quando ho sentito queste cose sono rimasto scioccato e mi sono chiesto cosa stessero fumando!”.
La motivazione per la quale si dovrebbe rovesciare il regime di Ahmadinejad è stata chiarita ai primi di marzo alla Commissione per gli Affari Esteri del Senato da Patrick Clawson, direttore per le ricerche al Washington Institute for Near East Policy e sostenitore del Presidente Bush. “Finché l’Iran sarà una Repubblica islamica, esso manterrà un programma nucleare militare, anche clandestinamente”.
Quando ho parlato con Clawson, egli ha enfatizzato il fatto che “l’Amministrazione Bush sta compiendo molti sforzi diplomatici”. “Comunque”, ha aggiunto, “l’Iran deve scegliere se accettare le richieste americane o esporsi ad un attacco militare”.
Un ufficiale militare mi ha assicurato che le critiche che la Casa Bianca muove all’Iran e i tempi molto lunghi di pianificazione dell’attacco corrispondono ad una campagna di coercizione mirata contro l’Iran. “Tu devi mostrarti pronto a partire, e vedere quale sarà la loro reazione”, ha affermato l’ufficiale.
“Questo è più che un problema nucleare”, mi ha detto a Vienna uno dei più influenti diplomatici statunitensi. “Il vero problema è chi controllerà il Medio Oriente e il suo petrolio nei prossimi dieci anni”.
Un consigliere anziano del Pentagono ha espresso un’opinione simile: “La Casa Bianca crede che l’unico modo di risolvere il problema sia cambiare le strutture del potere in Iran. E questo equivale ad una dichiarazione di guerra”.
Nelle ultime settimane il Presidente Bush ha avviato una serie di incontri sul tema con un ristretto numero di senatori e di membri del Congresso, compreso, alla fine, un democratico.
Un membro della Camera mi ha rivelato che nessuno in quegli incontri “ha realmente obiettato che si parlasse della guerra”.
Alcune operazioni, apparentemente mirate ad intimidire l’Iran, sono già state fatte. La portaerei della flotta navale americana, collocata nel mare Arabico, conduce simulazioni di guerra dalla scorsa estate.
Il mese scorso, in un foglio consegnato alla Conferenza sulla Sicurezza nel Medio Oriente tenutasi a Berlino, il Colonnello Sam Gardiner, ex militare dell’Aviazione, ha ipotizzato una stima di ciò di cui avrebbero bisogno gli Stati Uniti per distruggere il programma nucleare iraniano. Lavorando con fotografie dal satellite, Gardiner ha stimato almeno quattrocento obiettivi da colpire.
Uno dei primi piani militari presentati alla Casa Bianca dal Pentagono questo inverno invocava l’utilizzo di bombe nucleari sfonda-bunker, come i B61-11, contro i siti nucleari sotterranei. Uno degli obiettivi è la centrale di Natanz, duecento miglia a sud di Tehran. A Natanz sono presenti laboratori che possono contenere cinquantamila centrifughe. Un numero sufficiente per arricchire l’uranio per circa venti testate atomiche all’anno. L’eliminazione di Natanz porrebbe un serio freno alle ambizioni nucleare iraniane, ma le armi convenzionali presenti nell’arsenale americano non sono in grado di assicurare la distruzione di un sito collocato a 75 piedi sotto terra.
A proposito delle ipotesi nucleari, un alto funzionario del Dipartimento della Difesa mi ha detto: “E’ una decisione difficile da prendere. Ma l’abbiamo già presa in Giappone. I nostri militari stanno conducendo molti esperimenti, studiando anche i dettagli tecnici di un eventuale utilizzo di armi nucleari (per esempio le radiazioni, le contaminazioni nel corso degli anni).
Le attenzioni suscitate dall’opzione nucleare hanno creato forti timori negli uffici dello Stato Maggiore delle Forze Armate USA e alcuni ufficiali hanno parlato di dimissioni.
Questo inverno lo Stato Maggiore ha vagheggiato l’ipotesi di cancellare l’ipotesi nucleare dai piani di guerra all’Iran ma senza successo.
Un consigliere del Pentagono per la guerra al terrorismo conferma che qualcuno nell’Amministrazione Bush sta pensando seriamente a questa opzione, legata anche agli interessi economici dell’industria militare e di alcuni circuiti legati al Pentagono. Il nostro interlocutore ha parlato di “un autotreno che va fermato”.
Anche qualcuno tra gli alti ufficiali dell’Esercito sta pensando di affidarsi al piano nucleare anche se, complessivamente, “ci sono sentimenti forti di contrarietà all’utilizzo delle armi nucleari contro altri paesi. Si sta sviluppando un dibattito interno molto robusto nelle ultime settimane”.
Il ricorso al nucleare però si fa spazio grazie all’appoggio del Defense Science Board, l’organo consultivo dell’assistente del segretario alla Difesa per la scienza e la tecnologia Donald Rumsfeld: “Dicono che si possa costruire il B61 con una carica maggiore e con meno radiazioni”.
Il Presidente del D.S.B. è William Schneider, Jr., sottosegretario di Stato durante l’Amministrazione Reagan. Nel gennaio del 2001, durante l’insediamento di Bush, Schneider gli presentò i risultati di uno studio sulla forza nucleare sponsorizzato dal National Institute for Public Policy, “think tank” conservatore. La ricerca raccomandava di considerare le armi nucleari come parte essenziale dell’arsenale nordamericano e consigliava il ricorso ad esse “per quelle occasioni in cui risulta essenziale la certa ed immediata distruzione degli obiettivi militari”. Molti firmatari di quella ricerca sono oggi importanti membri dell’Amministrazione Bush, come Stephen Hadley, consigliere alla Sicurezza Nazionale, Stephen Cambone, sottosegretario alla Difesa e all’Intelligence e Robert Joseph, sottosegretario di Stato al Controllo militare e alla Sicurezza Internazionale.
Con o senza il nucleare, la lista degli obiettivi potrebbe inesorabilmente allungarsi. Un alto funzionario dell’Amministrazione Bush, da poco in pensione, mi ha raccontato che “l’Iran è un obiettivo molto più difficile dell’Iraq. L’Aviazione intenderà colpire centinaia di obiettivi ma il novantanove per cento di essi non ha nulla a che fare con la proliferazione”.
Un importante diplomatico a Vienna ha affermato che “se gli Usa dovessero attaccare l’Iran, Ahmadinejad diventerebbe il nuovo Saddam Hussen del mondo arabo, ma con maggiore credibilità e potere. Bisogna mettere a riposo le pistole e sedersi a discutere con gli iraniani. Ma ci sono persone a Washington che sarebbero infelici se non trovassimo una soluzione.”