I nuovi nazisti, maestri del terrore

Il martirio di un popolo che riceve la “democrazia esportata”. Potrebbe essere questo un sottotitolo al documentario di Rai News 24 che mostra, e dimostra, come l’esercito degli Stati Uniti abbia fatto uso di quelle armi di sterminio di massa che aveva già sperimentato nella prima guerra del Golfo e, precedentemente, nel Vietnam.

All’epoca di Ho Chi Minh i marines usavano il napalm, oggi usano un gas che viene chiamato MK 77: cambia solamente la denominazione, perchè gli effetti sono praticamente identici: a contatto con l’aria va a colpire tutte le molecole viventi che contengono residui idrici e quindi – essendo il nostro corpo per la maggior parte composto di acqua – si scaglia contro le persone senza alcuna distinzione. La nube di gas che scende su Falluja è la trsposizione materiale di un’altra nube, quella dell’informazione in merito alla totale distruzione della città che ha osato resistere per un mese all’occupante americano e che ne ha pagato il prezzo.

Che differenza c’è tra i vecchi nazisti e questi moderni “liberatori”? Ormai, senza davvero ricercare alcuna esagerazione linguistica o politica, credo si possa tranquillamente affermare che l’amministrazione Bush è il comitato di gestione del terrore nel mondo e che lo adopera per un solo imperialistico scopo: la perpetuazione del solo benessere dei potentati nordamericani, ricercando in questo modo quella superiorità sugli altri popoli che vengono trattati alla stregua o di servitori dello zio Sam oppure vengono spogliati di ogni loro risorsa per mantenere in salute il dominio degli Stati Uniti.

Il tutto a scapito di una ragionevole richiesta di controbilanciamento del sistema attuale dove intere popolazioni crepano indistintamente di fame e bombe. Bush persegue uno scopo ben preciso: rivitalizzare il peggior lato della destra americana. Dio, patria e famiglia. Non sono la triade mazziniana, ma le tre icastiche parole in cui, in sintesi, si esprime oggi l’interesse del governo di Washington: moralizzazione della società, ripristino dei valori sacri della famiglia, celebrazione del “In God we trust” a testimonianza della “nazione benedetta da Dio” ed esaltazione della sacralità della Patria.

Falluja ha rappresentato un ostacolo nel cammino dei marines verso la totale conquista dell’Iraq. Cammino in odore di santità: carri armati, bombe, elicotteri e mitragliatrici tutte aperte al fuoco per la santa causa del predominio americano sugli altri popoli.

Somiglia molto al richiamo alla salvezza di una sola nazione su tutte le altre, perchè “unta dal Signore”, perchè oggi potente e prepotente per questo.

“Ueber alles”, come si diceva un tempo dalle parti di Berlino e della vecchia Prussia bismarckiana. Tutta Falluja sta lì oggi a rappresentare nelle sue rovine, nelle sue moschee distrutte, nei testi del Corano sfregiati con le croci cristiane, non solo quella volontà di resistenza che ancora oggi in Iraq esiste e non manca di uscire allo scoperto colpendo gli obiettivi degli eserciti occupanti, ma una delle tante tappe di dissoluzione di chiunque e di qualunque cosa si frapponga tra gli interessi dell’impero americano e quei sacrosanti diritti di tutti gli altri popoli del pianeta.

La testimonianza di Rai News 24 è agghiacciante, quasi insopportabile in certe scene, ma il pudore deve fare un passo indietro rispetto alla verità. L’alibi della sensibiltà cade davanti alla tragedia e al martirio di migliaia di civili: donne, bambini, anziani e combattenti per la resistenza. Di loro restano intatti i vestiti e persino le collanine di preghiera. I loro volti sono irriconoscibili e sono la testimonianza più crudele dei valori e delle certezze granitiche di un Occidente che non ha più nulla da insegnare a nessuno. Chi è superiore e maestro del terrore ha solo da imparare da chi è giudicato “inferiore” e “terrorista”.