I nuovi amici dei “ricercatori della verità”

Il governo russo si riscalda alle teorie del complotto dell’11 settembre

Mentre continua il gelo nelle relazioni USA-Russia nella fase post-Georgia, il governo russo ha più volte dichiarato la sua disponibilità a riprendere la collaborazione amichevole qualora gli Stati Uniti ricambino e abbandonino la loro retorica da Guerra Fredda. Eppure, allo stesso tempo, Mosca ha incoraggiato un’orgia di isteria anti-americana presso i media russi più fedeli. Il 12 settembre, il “dagli all’America” ha toccato un nuovo minimo: uno speciale in prima serata sulla televisione nazionale inteso a spacciare l’idea che gli attentati al World Trade Center e al Pentagono dell’11 settembre 2001 siano stati un lavoro dall’interno perpetrato da guerrafondai americani.
Lo speciale, andato in onda nell’ambito di un programma chiamato “Proiezione privata” sul Primo Canale controllato dal governo e visto con punte di 30 milioni di telespettatori, è stato costruito intorno al documentario «Zero», realizzato dal giornalista ed eurodeputato italiano Giulietto Chiesa. Ignorato nella maggior parte dell’Europa e stroncato dalla stampa italiana, «Zero» è un guazzabuglio delle ben note presunte “verità sull’11 settembre” (le Torri Gemelle sono state abbattute da esplosivi all’interno degli edifici, il Pentagono è stato colpito da un missile, non da un aereo), accompagnati da musiche inquietanti e dalle dritte di “esperti” del calibro del clown Dario Fo, premio Nobel per la letteratura.
Lo stesso Chiesa, un apparatc(ik del partito comunista italiano di era sovietica e corrispondente da Mosca per il quotidiano comunista «L’Unità» – un uomo che sembra aver traslocato pienamente la sua fedeltà all’URSS fino alla corrotta Russia statalcapitalista di oggi – era a portata di mano per la discussione in studio. Chiesa si è lamentato amaramente di non essere stato capace di trovare distributori in Europa occidentale e negli Stati Uniti; grazie al cielo la Russia consente ancora un forum per la libertà di parola.
Siccome non viviamo in tempi del tutto sovietici, stavolta c’è stata almeno una parvenza di dibattito. Diversi invitati, compreso un esperto di costruzioni e (ironicamente) un analista del KGB a riposo, hanno rigettato la teoria del complotto. Vladimir Sukhoj, un ex corrispondente del Primo Canale che si trovava a Washington il giorno degli attentati e a New York pochi giorni dopo, ha parlato in modo toccante degli orrori cui ha assistito e ha detto che non poteva “tradire” le memorie dando credito alle tesi di Chiesa. Sukhoj ha anche sottolineato di aver personalmente visto i detriti del volo 77 al Pentagono, sebbene il co-autore di Chiesa, il teorico francese del complotto dell’11/9, Thierry Meyssan, assicurasse ardentemente che lui non li aveva visti. Sukhoj ha ascoltato con la paziente, perplessa espressione di qualcuno costretto a sopportare il delirio di un pazzo.
Ma i pazzi, per la maggior parte, scorrazzavano liberamente. Il dibattito è stato fortemente dominato da diversi interlocutori filo-complotto che rifiutavano la “versione ufficiale” dei “19 arabi diretti da Osa-ma bin La-den in una grotta”, come cosa evidentemente assurda. (I continui lazzi sui “19 arabi” hanno suscitato un sarcastico interrogativo di una persona fra i dissidenti, l’esperta di Medio Oriente Irina Zvjagelskaja: 25 o 50 sarebbero stati più credibili?) Chiesa, che è fluente in russo, ha obiettato che i video di bin La-den trasmessi in TV mostrano “ovviamente” diversi interpreti del personaggio bin La-den.

Il commentatore televisivo fanaticamente anti-americano Mikhail Leont’ev ha proposto come cosa assodata che i leader americani considerino le stragi a danno del proprio popolo come uno strumento perfettamente accettabile per conseguire obiettivi di politica estera, e ha cavalcato la bufala destrorsa sul fatto che Franklin Roosevelt avrebbe «allestito Pearl Harbor». Lo studoso Vitalij Tret’jakov e il presidente del Comitato islamico russo Geidar Jemal disputavano sul fatto se gli attacchi dell’11/9 fossero stati ideati da un sinistro clan di guerrafondai che operavano senza la conoscenza della Casa Bianca (Tret’jakov) o di Bush in persona (Jemal).
Diversi oratori hanno deplorato “la scarsità di informazioni” e la “manipolazione” dei media: i media occidentali, ovviamente, non la televisione russa, con la sua lista nera di figure dell’opposizione e la sua messa in onda di un video contraffatto in modo da far credere che un conduttore di Fox News abbia cercato di far tacere una ragazza osseta con opinioni filorusse. Infatti, la copertura mediatica occidentale della guerra in Georgia è stata prevedibilmente citata come un esempio di dilagante distorsione e disinformazione: i media tesi a ripetere la menzogna dell’aggressione russa così come avrebbero congiurato a coprire i fatti dell’11/9.
Il presentatore, il giornalista e regista russo Aleksandr Gordon, trasudava pie preoccupazioni e tormenti. Ma la sua parzialità è stata evidente fin dall’inizio, quando si è riferito in un certo qual modo causticamente agli ospiti scettici rispetto alla teoria di Chiesa-Meyssan definendoli «quelli completamente soddisfatti dalla versione ufficiale americana». Le dichiarazioni degli scettici sono state ignorate o trattate con malcelata derisione; nell’ultima mezzora le loro voci sono state quasi completamente sommerse. Quando Gordon ha chiesto al pubblico in studio quanti di loro hanno credessero alla “versione ufficiale” dell’11/9, nessuna mano si è alzata.
Quasi alla fine del programma, Meyssan si è lanciato in un appassionata filippica contro l’imperialismo statunitense e le sue malefatte. «Chi può fermare questo enorme predatore dal devastare il pianeta? Ci aspettiamo molto da voi, dalla Russia. Solo voi potete fermare tutto questo!» ha esclamato, tra i fragorosi applausi del pubblico in studio.
“Proiezione privata” è una trasmissione specializzata in temi “controversi”, ma è impensabile che possa avere trasmesso il film senza un’approvazione ufficiale. La trasmissione, come ha osservato nella rivista online indipendente «Grani.ru» il commentatore Boris Sokolov, «dimostra che, almeno alla televisione russa, la guerra fredda è in pieno corso.» Due giorni dopo la messa in onda del programma, mentre appariva in veste di ospite a «Ekho Moskvy», l’unica grande stazione radio politicamente indipendente in Russia, a Gordon è stato chiesto se il programma era collegato alle nuovo raffreddamento delle relazioni USA-Russia. La sua risposta: «Forse lo è. E forse non lo è.»
Ironia della sorte, il giorno che è stato trasmesso «Zero», il presidente russo Dmitrij Medvedev ha detto a una riunione di studiosi occidentali che l’attacco della Georgia all’Ossezia del Sud dell’8 agosto è stato l’11/9 russo: un giorno in cui degli inermi cittadini russi erano stati assassinati. (In realtà, essi erano Sud-Osseti con passaporti russi ha rilasciati negli ultimi anni.) Alla luce della messa in onda di «Zero», questa forzata analogia potrebbe essere vista come un’involontaria confessione che Mosca abbia segretamente architettato lo scontro in Ossezia del Sud.
Ma non molti russi sono inclini a seguire questa linea di pensiero, o di considerare un altro inquietante parallelo: le accuse abbastanza credibili che il FSB, l’erede post-sovietico del KGB, fosse coinvolto negli atti terroristici del 1999 a danno di complessi residenziali, attentati che causarono quasi 300 morti e furono attribuiti ai terroristi ceceni, aiutando a generare il pubblico sostegno per la guerra in Cecenia.

A loro merito, alcuni commentatori, anche nella stampa russa filogovernativa, sono rimasti sconvolti dalla trasmissione di «Zero». L’editorialista delle «Izvestija» Maksim Sokolov (nessuna relazione con Boris) ha scritto che il programma «non solo insulta l’intelligenza di ognuno, ma è estremamente di cattivo gusto». Sokolov ha criticato l’obiettivo di questo calcolato schiaffo inflitto sulla faccia degli Stati Uniti in un momento in cui le relazioni USA-Russia non sono proprio al loro meglio.
Oltre ad alimentare l’antiamericanismo nella popolazione russa, l’intento potrebbe essere stato una ritorsione : voi non vi bevete la nostra versione della guerra in Georgia? Ebbene, noi non ci beviamo la versione dell’11/9. Ma il circo demente del Primo Canale è una questione più grave dell’essere l’equivalente politico di un insulto da cortile d’asilo. A parte l’effetto all’interno della Russia, è probabile che aiuti a diffondere il veleno delle teorie del complotto sull’11/9 in tutto il mondo nel prestare loro una patina di legittimità.
Finora, questo insulto non ha ricevuto alcuna risposta da Washington. Dovrebbe. La prossima volta che il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov s’incontrerà con Condoleezza Rice, non mancheranno certo loro spiacevoli materie su cui discutere , ma ciononostante la trasmissione di «Zero» meriterà una menzione. Oltre ad essere una deliberata provocazione, è un ulteriore indicazione di quanto i padroni della Russia siano andati avanti nel portare il loro paese fuori dalla corrente principale delle nazioni civilizzate.