I non imputati dell’Aja

” Esperti legali” citati ieri dalla stampa hanno liquidato la denuncia-condanna del tribunale dell’Aja da parte di Slobodan Milosevic nelle prima udienza davanti ai giudici, definendola “non utile alla sua difesa” e sostendo che “è improbabile che essa possa contribuire al suo proscioglimento”.
E’ davvero spassoso. Le probabilità che ha Milosevic di ottenere un processo equo da questa corte sono tante quante ne aveva di sconfiggere la Nato in un conflitto aereo.
In realtà c’è molto da dire a favore della tesi di Milosevic, secondo cui il tribunale è un “falso tribunale, e le imputazioni false imputazioni” (grammatica a parte). E quando ha detto “lo scopo di questo tribunale è produrre false giustificazioni per i crimini di guerra della Nato commessi in Jugoslavia”, egli in realtà stava semplicemente citando l’uomo che ha scritto lo statuto del tribunale per Madeleine Albright: “Il tribunale è stato largamente percepito all’interno del governo come poco più di uno stratagemma di pubbliche relazioni e uno strumento politico potenzialmente utile… Le incriminazioni sarebbero servite anche a isolare dal punto di vista diplomatico i leader che avessero trasgredito, a rafforzare i loro rivali interni e a fortificare la volontà politica internazionale di impiegare sanzioni economiche o usare la forza” ha scritto proprio Michael Scharf su The Washington Post il 3 ottobre 1999).

Trattare il tribunale come un mero strumento di propaganda della Nato è, in realtà, il solo modo di spiegarne le violazioni dei più fondamentali principi di imparzialità giudiziaria, da un piccolo dettaglio come l’utile link alla Nato sul sito web del Tribunale (eliminato solo molto di recente), fino all’incriminazione dello stesso Milosevic il 22 maggio 1999, nello stesso momento in cui i “danni collaterali” dei bombardamenti Nato stavano disgustando il mondo. Quasi tutte le accuse in quella incriminazione concernevano azioni che sarebbero avvenute dopo l’inizio dei bombardamenti, sulla base di prove non rivelate fornite dalla stessa Nato. In altre parole, una incriminazione per eventi che erano avvenuti, in alcuni casi, soltanto sei settimane prima nel mezzo di quella che era ancora una zona di guerra. Una accusa imparziale avrebbe considerato queste prove molto sospette e inaffidabili, forse la base per una indagine da compiere dopo la fine dei bombardamenti, ma che dire di una incriminazione durante la guerra? Quale poteva essere lo scopo se non, per usare le parole di Milosevic, “produrre false giustificazioni per i crimini di guerra della Nato commessi in Jugoslavia”?
E questo è l’altro punto, in realtà il punto fondamentale. Perché se all’Aja ci fosse un tribunale onesto, Milosevic sarebbe soltanto uno delle circa due dozzine di capi di governo e di stato, passati e presenti, da Aznar, Blair, Chrétien e Clinton e così via, in ordine alfabetico. Per non parlare dei loro ministri degli esteri, della difesa, dei generali e dei loro portavoce. Essi hanno commesso ciascuno dei crimini di guerra compiuti da Milosevic, e anche di più. Per “di più” intendo il “crimine contro la pace” della guerra di aggressione, ciò che la sentenza di Norimberga chiamava “il supremo crimine internazionale, che differisce dagli altri crimini di guerra solo per il fatto che contiene in se stesso i mali di quelli messi insieme”.

“Qualunque tipo di guerra”
Ecco che cosa disse il giudice Robert Jackson sull’argomento a Norimberga: “Qualunque ricorso alla guerra – qualunque tipo di guerra – è un ricorso a mezzi di per sé criminali. La guerra inevitabilmente è un susseguirsi di uccisioni, attentati, privazioni della libertà e distruzione di beni. Una guerra onestamente difensiva è, naturalmente, legale e salva dalla criminalità coloro che la conducono in modo legittimo. Ma atti di per sé criminali non possono essere difesi mostrando che coloro che li hanno commessi erano impegnati in una guerra, quando la guerra stessa è illegale. La conseguenza davvero minima dei trattati che considerano illegale la guerra d’aggressione è spogliare coloro che incitano alla guerra, o che ne intraprendono una, di qualunque appiglio la legge abbia mai fornito, e lasciare che i signori della guerra siano sottoposti al giudizio in base ai principi solitamente accettati della legge penale”.
La guerra della Nato è stata una violazione consapevole del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Nessuno ha mai seriamente dubitato della sua illegalità.
Un “intervento umanitario”? Da quando in qua gli Stati Uniti, nei loro interventi militari, hanno agito per motivi umanitari? Gli Usa hanno una storia di aggressioni dovute unicamente ai loro interessi nel mondo, e nessun rispetto per le vite dei civili: dalle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, all’uso del napalm in Vietnam e i bombardamenti a tappeto della Cambogia, fino alla distruzione dell’Iraq e la morte di centinaia di migliaia di bambini iracheni attraverso un brutale regime di sanzioni. Questo è il paese che ha impedito al Consiglio di sicurezza dell’Onu di intervenire in Ruanda perché non era disposto ad aiutare e non voleva fare brutta figura. Questo è il paese che ha sostenuto regimi repressivi da Somoza, a Pinochet, a Suharto. E non dimentichiamo che gli Stati Uniti sono un paese che notoriamente vìola i diritti umani dei suoi stessi cittadini: un paese fatto di segregazione razziale, di povertà in mezzo a ricchezze favolose, di brutalità da parte della polizia, di prigioni che scoppiano, di pena di morte.
E non dimentichiamo l’enorme responsabilità morale dei paesi Nato per la violenza in Jugoslavia – dalle politiche economiche aggressive che per prime hanno precipitato la Jugoslavia nella depressione e nella guerra civile, alla sponsorizzazione sulla base dei confini etnici delle repubbliche balcaniche, che hanno lasciato ampie minoranze al loro interno in attesa solo di subire la “pulizia etnica” da parte delle maggioranze, all’appoggio fornito all’esercito di liberazione del Kosovo, la distruzione di qualunque chance di pace, dagli accordi Vance-Owen in Bosnia alla farsa di Rambouillet, e la stessa campagna di bombardamenti.

Il nuovo ruolo della Nato
L’esigenza di inventare un ruolo nuovo per la Nato dopo la Guerra fredda, l’instancabile campagna degli Usa per minare le Nazioni Unite, l’industria delle armi, il desiderio di testare le armi, una guerra dimostrativa “pour découragér les autres” (come Saddam) che pensano di potersi opporre alla volontà degli americani, una guerra contro un nemico debole che potesse essere combattuta senza perdere una sola vita americana in combattimento, lucrosi contratti di ricostruzione, un sicuro oleodotto sul Mar Caspio, persino Monica Lewinsky – tutto ciò spiega questa guerra meglio dei motivi umanitari.
Perciò mettiamo questa guerra nella categoria della classica guerra d’aggressione illegale, classicamente travestita come le altre da guerra umanitaria.
Ora, lo Statuto del tribunale dell’Aja non contempla la “guerra d’aggressione” come un crimine. Gli Usa non lo hanno voluto, così come non lo hanno voluto nello statuto di Roma del 1998 (che gli Usa non hanno ancora ratificato), un fatto che di persé mina la legittimità della corte. Ma la legge contempla i “crimini contro l’umanità”, includendo in ciò “l’omicidio” e “altri atti inumani”. L’omicidio è definito universalmente come il causare la morte, intenzionalmente (il che include consapevolmente) senza giustificazioni legali.

E le vittime civili dei bombardamenti?
I leader della Nato hanno pianificato e messo in atto una campagna di bombardamenti, sapendo che essa era contraria ai principi più fondamentali del diritto internazionale e che avrebbe causato la morte e l’invalidità di migliaia di civili: bambini, donne e uomini. Lo hanno ammesso ripetutamente dicendo “ci dispiace, ma questo è ciò che succede in una guerra”, e hanno continuato a bombardare. Già solo per questo, ossia l’uccisione consapevole di centinaia e centinaia di civili – tra cui molti bambini – al di fuori della legge, questi leader sono colpevoli di omicidio di massa. Milosevic è stato incriminato per l’omicidio di 385 vittime, poi più recentemente nuovamente incriminato per un totale di 671. Bene! I leader della Nato hanno ucciso almeno 500 persone (secondo Human Right Watch e Amnesty Internationa), ma forse più di 1.500 secondo le nuove autorità di Belgrado.
E poi ci sono le Convenzioni di Ginevra e le “leggi e costumi di guerra” per le quali è un crimine, anche in una guerra legale, uccidere e ferire civili intenzionalmente o per incuria, ossia non curarsi di colpire solo target militari.
Tuttavia, secondo ammissioni rese in pubblico per tutta la durata della guerra (ricordate Jamie Shea con gli occhiali da sole e il suo sciocco sorrisetto?), secondo resoconti di testimoni oculari e secondo precise prove circostanziali mostrate sugli schermi televisivi del pianeta durante i bombardamenti – prove sufficienti per una condanna in qualunque tribunale del mondo – questi leader della Nato hanno deliberatamente e illegalmente preso di mira luoghi e cose di interesse militare scarso o nullo: ponti cittadini, fabbriche, ospedali, mercati, quartieri in centro o residenziali, studi televisivi. Con le cluster bomb a frammentazione che hanno minato il territorio, i target ambientali con la distruzione di interi complessi chimici e l’uso massiccio di uranio impoverito. Le stesse prove mostrano che, così facendo, i leader della Nato miravano a demoralizzare la popolazione e spezzarne la volontà, non a sconfiggere il suo esercito. (Michael Dobbs, biografo di Madeleine Albright, il 26 luglio ’99 ha scritto sul Washington Post che “è evidente, per chiunque abbia visitato la Serbia durante la guerra, che fiaccare il morale dei civili costituiva una parte essenziale della strategia perseguita dall’alleanza per vincere”.)
Dunque la sola differenza giuridica tra Milosevic e i leader della Nato è che Milosevic è un criminale di guerra imputato, mentre loro sono criminali di guerra non imputati.

Leggete il rapporto di Amnesty
Ma naturalmente i leader della Nato non saranno mai imputati. Un anno fa Carla Del Ponte ha prodotto un rapporto in cui, pur ammettendo l’evidenza delle uccisioni di civili, dichiarava di assolvere i leader della Nato dai loro crimini senza neanche aprire un’indagine. Dovreste leggere questo rapporto, se volete sapere quanto sensate fossero le parole pronunciate da Milosevic all’Aja. Dovreste anche leggere il rapporto di Amnesty International che era uscito contemporaneamente. Difficile non concludere che quello della Del Ponte non sia una truffa.
Mentre il rapporto di Amnesty, in modo attento e prudente, elenca dettagliatamente una quantità di crimini di guerra contro i civili, quello di Carla Del Ponte sembra piuttosto la sciatta memoria di un avvocato della Nato. E in effetti esso è stato scritto da un ex avvocato della Nato, un certo William J. Fenrick, un ex capitano di fregata delle forze armate canadesi che, dal suo incarico di “Director of Law for Operations and Training” presso il Dipartimento della Difesa canadese, è passato direttamente al tanto “oggettivo” Tribunale dell’Aja.
D’altro canto, il rapporto spesso oltrepassa persino il documento di un avvocato e diventa quanto di più simile a un vero e proprio comunicato stampa della Nato che avrebbe potuto essere diffuso da Jamie Shea o James Rubin. Il meglio viene alla fine del rapporto, quando esso dichiara che la sua tecnica operativa di indagine è consistita nella lettura dei comunicati stampa della Nato e nel prenderli per buoni:

“90. Il comitato ha condotto il suo esame basandosi essenzialmente su documenti pubblici che includono affermazioni fatte dalla Nato e dai paesi Nato in conferenze stampa e documenti pubblici prodotti dalla Repubblica Federale di Jugoslavia. Esso è partito dal presupposto che le affermazioni della Nato e dei paesi Nato siano generalmente attendibili e che le spiegazioni siano state fornite in buona fede.”

Riuscite a immaginare che tipo di applicazione della legge avrebbe un paese se la polizia prendesse per buone le spiegazioni dei presunti colpevoli? Riuscite a immaginare quante incriminazioni sarebbero state prodotte contro la leadership serba se il rappresentante dell’accusa si fosse fermato ai comunicati stampa della Repubblica Federale di Jugoslavia?

Le conclusioni? Il Tribunale ha dichiarato che non avrebbe neanche “aperto un’indagine”, dopo aver ricevuto per un anno prove schiaccianti, di dominio pubblico, dei crimini dei leader della Nato che, secondo le stime più prudenti, avrebbero causato la morte di molti più civili di quelli per cui è stata incriminata la leadership serba. Questo dato va comparato, naturalmente, con l’episodio di Racak del 15 gennaio 1999 (l’altro importante capo d’imputazione contro Milosevic), quando Louise Arbour si prese un giorno per volare in Kosovo (con le telecamere della Cnn al seguito) e melodrammaticamente “aprire un’indagine” su segnalazione di un diplomatico americano. Per dichiararlo un crimine di guerra le sono bastate due settimane di consultazioni con la Nato.
Milosevic può essere o no colpevole dei crimini che gli sono stati contestati da Arbour e Del Ponte, ma all’Aja non otterrà mai un processo equo. E anche se fosse colpevole di tutto ciò di cui è accusato, il fatto di non avere perseguito i crimini della Nato rende questo tribunale peggiore che nessun tribunale. Esso, semplicemente, rassicura gli Stati Uniti e tutti i loro amici e clienti (se Pinochet trema, non è per paura della giustizia internazionale e ormai nemmeno di quella nazionale) che se vogliono violare il diritto internazionale e uccidere dei civili, possono contare sul fatto che qualche tribunale si girerà dall’altra parte, per poi fare una retata e punire i soliti sospetti.

* Michael Mandel è docente di diritto presso la Osgoode hall Law School all’Università di York, Toronto, Canada. Ha guidato un team internazionale di avvocati e professori che si è battuto e si batte perché i leader della Nato vengano accusati di crimini di guerra per la campagna di bombardamenti contro la Jugoslavia del 1999.