I misteri dell’11 settembre

«Il presidente Bush e i suoi massimi consiglieri erano stati informati dalla Cia, agli inizi di agosto dell’anno scorso, che terroristi associati a Osama bin Laden avevano esaminato la possibilità di dirottare degli aerei»: la notizia, riportata ieri da The Washington Post e dai maggiori giornali statunitensi, è stata data dallo stesso portavoce della Casa bianca Ari Fleischer. «Dopo aver ricevuto l’avvertimento – ha però precisato – le agenzie furono silenziosamente poste in allerta, ma l’informazione ricevuta dal presidente indicava un dirottamento nel senso tradizionale antecedente l’11 settembre, non un bombardamento suicida, non l’uso di un aeroplano come un missile». L’ammissione della Casa Bianca ha suscitato una tempesta al Congresso, dove sale la pressione a istituire una commissione indipendente per indagare se il governo sapeva in anticipo, e se ci sono state defaillances dei servizi di intelligence: in questo senso si è pronunciato il capo dell’opposizione demcratica al Senato, Tom Dashle, che si è detto «gravemente preoccupato». Bush è rimasto zitto ieri sull’argomento, ma la Casa Bianca si è affrettata a far sapere che coopererà con un’eventuale indegine del Congresso sul tema.Otto mesi dopo l’11 settembre dunque la Casa Bianca è costretta a un’ammissione imbarazzante per il presidente. Mercoledì sera infatti il telegiornale della rete televisiva Cbs riferiva di quel rapporto di intelligence ricevuto da Bush in agosto. Del resto già da mesi circola su Internet (http://www.petitiononline.com/11601TFS/) una petizione con cui oltre 12mila cittadini chiedono al Senato di «investigare su stranezze relative agli attacchi terroristici dell’11 settembre». Da mesi chiedono di appurare, tra l’altro, «la possibile preconoscenza degli attacchi terroristici da parte di George W. Bush». In seguito, dopo che la deputata democratica Cynthia McKinney ha messo apertamente in dubbio la versione ufficiale sull’11 settembre (vedi il manifesto del 18 aprile), tra i circa 25mila lettori che in un giorno hanno risposto a un sondaggio del quotidiano The Atlanta Journal-Constitution, quasi la metà ha dichiarato di condividere tali dubbi. Sotto pressioni dall’alto, il giornale ha precipitosamente chiuso il sondaggio.

Ma l’ammissione della Casa bianca, lungi dal far luce sulla dinamica dell’attacco terroristico dell’11 settembre, ripropone tutti i quesiti senza risposta. Come è possibile che l’intero apparato dei servizi segreti, – composto dalla Cia e da altre 12 agenzie federali, dotato di decine di migliaia di agenti e delle più moderne tecnologie (grazie a un budget annuo di oltre 30 miliardi di dollari) – al momento in cui si è reso conto che si stava preparando il dirottamento di più aerei, abbia pensato a un «dirottamento nel senso tradizionale» e non abbia neppure preso in considerazione l’ipotesi di un diverso uso degli aerei?

Come è possibile che, sapendo che si stava preparando un’azione terroristica su larga scala, i servizi segreti non abbiano adottato particolari misure di protezione quando, l’11 settembre, il presidente Bush si è recato alla scuola elementare Booker a Sarasota (Florida)? Come è possibile che abbiano permesso al presidente di effettuare la visita, dopo aver saputo che alle 8,46 era avvenuto il primo attacco alle Torri gemelle (vedi il manifesto del 18 aprile) ed erano stati dirottati altri tre aerei, uno dei quali avrebbe potuto avere come obiettivo la scuola dove si stava recando Bush?

Come è possibile che, pur essendo state «messe le agenzie silenziosamente in stato di allerta» (comprese quelle delle forze armate), non si sia riusciti in un’ora a intercettare il primo aereo (dirottato alle 7:45), e in un’ora e 20 minuti a intercettare il secondo aereo diretto contro le Torri gemelle? Né si spiega come un altro aereo abbia potuto colpire il Pentagono, oltre un’ora e un quarto dopo che lo stesso Pentagono era stato messo in allarme dalla Federal Aviation Authority.

Come è possibile che, nelle condizioni di «stato di allerta», nella base aerea di Andrews adibita alla difesa di Washington – distante appena 10 miglia dal Pentagono e dotata di 3 squadriglie di F-16 e F-18 – non ci fosse in quel momento nessun caccia pronto al decollo, col risultato che i due F-16, fatti decollare dalla base aerea di Langley distante 130 miglia da Washington, si trovavano ancora a oltre 100 miglia quando il Pentagono veniva colpito?

A queste e altre domande dovrà rispondere Ari Fleischer, il portavoce della Casa bianca che per screditare la McKinney che ha osato mettere in dubbio la verità ufficiale sull’11 settembre, l’ha definita «ammalata di protagonismo».