I miei dubbi sui radicali

Caro direttore,
traggo spunto dall’editoriale di Rina Gagliardi (“Bravo Boselli”) per fare alcune considerazioni. Non mi addentro nel giudizio di valore su una possibile aggregazione radicalsocialista, è una questione che da osservatore esterno seguo con attenzione ma che non mi ispira particolari entusiasmi o pruriti. Piuttosto mi preoccupa l’entrata presumibile dei radicali italiani nel futuro arco di governo del centrosinistra. Non che sia entusiasta di alleati quali Mastella e Rutelli. Nemmeno possiamo tacere e non riconoscere le posizioni storicamente avanzate del movimento di Pannella per quello che riguarda la laicità dello Stato e l’estensione dei diritti civili. Sarebbe però altrettanto un errore lasciare nell’ombra e nell’indefinito o non sottolineare con la dovuta forza il fatto che i radicali sono oggi l’espressione più integralista e intransigente di un mix culturale-politico fatto di esaltazione del liberismo (parlate con la Bonino di articolo 18 e di sindacati…), del maggioritarismo estremo (che cancellerebbe l’autonomia dei comunisti), dell’atlantismo più fanatico e anche di una discreta dose, Gagliardi me lo permetta, di ideologia nei-cons, se è vero come è vero che i radicali appoggiano la guerra infinita di Bush contro il terrorismo e per esportazione forzata della democrazia e non perdono occasione per attaccare il movimento per la pace.