I media russi vicini a Putin contro l’Occidente

Si inasprisce la campagna dei “media” russi contro l’Occidente
Lo Stato rafforza il controllo sulle fonti di energia

Un articolo di Le Monde e un commento del Sole-24 ore

a cura di Fausto Sorini

Un recente articolo di Le Monde (18 marzo 2005) evidenzia come sui media russi più vicini al presidente Putin sia in atto un crescendo anti-occidentale, dove si descrive “la Russia come una fortezza assediata dagli Occidentali, determinati a ridurre la sua sfera di influenza e ad attaccare le sue istituzioni”.
Si dice : “gli Occidentali, Stati Uniti in testa, hanno in passato manipolato Mosca per ottenere il ritiro delle truppe russe dall’Europa centrale, e dopo gli avvenimenti in Ucraina, sono passati all’attacco nello spazio ex-sovietico, fino a proporsi un’ingerenza aperta negli affari interni russi”. Altri giornali denunciano “un piano occidentale di smembramento della Russia”.
“Uno degli uomini di fiducia di Putin – scrive ancora Le Monde – Viktor Tcherkessov, che negli anni ’80 era colonnello del KGB a Leningrado, ha dichiarato ad un giornale popolare che il Paese è minacciato di disintegrazione, e che la sola salvezza può venire dai servizi segreti russi. Solo i “cekisti” hanno la capacità di “preservare lo Stato” – ha aggiunto. In febbraio, il ministro russo degli Interni, Rachid Nourgalaev, affermava che la Russia era minacciata da forze esterne “che sostengono il terrorismo, allo scopo di separare alcune regioni del Paese” e di “cambiare la posizione della Russia a vantaggio di Paesi occidentali”. Il presidente Putin ricorda ancora Le Monde – aveva sostenuto concetti simili dopo l’attacco terrorista contro la scuola di Beslan, nel settembre 2004. La constatazione di un indebolimento dell’influenza russa nello spazio ex-sovietico ha accentuato queste posizioni. Il Cremlino ha subìto una serie di scacchi successivi in Georgia, in Ucraina e in Moldavia, avendo tentato invano di influire sul corso politico di questi Paesi. La tendenza rischia di estendersi alla Bielorussia, sostiene Serguei Karaganov, membro del Consiglio russo per la politica estera e la difesa. In questa Repubblica, “gruppi di studenti sono sostenuti massicciamente dall’Unione europea e dagli Stati Uniti. I mezzi finanziari a disposizione dei gruppi d’opposizione aumentano. Si sviluppa poco a poco un gruppo filo-occidentale che si vorrebbe portare al potere qualora l’attuale potere bielorusso dovesse crollare”.

La fine della “luna di miele” tra Putin e l’Occidente è in parte è determinata da quello che Il Sole-24 ore (18.03.2005) definisce come un nuovo “giro di vite in Russia sullo sfruttamento dei giacimenti petroliferi da parte di gruppi stranieri”. Il Governo di Mosca, non solo sta rinazionalizzando il controllo delle fonti energetiche (petrolio e gas naturale) sottraendolo passo dopo passo al controllo privatistico degli oligarchi, ma ha recentemente “presentato un disegno di legge sulle risorse naturali che prevede un rafforzamento del controllo dello Stato sui giacimenti, limitando l’accesso delle società estere”; per cui “l’accesso ai giacimenti russi ormai sarà riservato alle sole società registrate in Russia. La nuova legge – scrive il quotidiano di Confindustria – costringerà le società straniere che vogliono ottenere le licenze per sfruttare giacimenti di petrolio e di gas a creare delle filiali in Russia…il cui capitale sia almeno al 51% russo. “Nessuna azienda potrà partecipare alle offerte se è controllata in maggioranza da capitale straniero – ha dichiarato il ministro russo delle risorse naturali, Yuri Trutnev – solo una partecipazione minoritaria è possibile”.
In questo modo, con il prevalente controllo pubblico sulle aziende strategiche del settore energetico e con la “regolazione” dell’accesso del capitale straniero – secondo un criterio generale già adottato in Cina e in Vietnam – lo Stato si assicura il controllo di un settore strategico dell’economia, sia pure nel quadro di un rapporto di cooperazione col capitale privato (nazionale ed estero) e col mercato internazionale.