I lager inglesi della Guerra fredda un segreto svelato dopo 60 anni

Heinz Bierdermann, 20 anni, impiegato. Arrestato nel 1946 perché “figlio di un fervente comunista”. Tenuto in isolamento a Bad Nenndorf, vicino ad Hannover, quasi nudo a temperature sotto lo zero. Minacciato continuamente di morte durante gli interrogatori, dopo quattro mesi pesava venticinque chili di meno. «Sembrava consumarsi come una candela», dichiarò poi uno dei suoi carcerieri. Gerhard Menzel, 23 anni, studente, fermato ad Amburgo.
Su di lui sospetti di legami con i bolscevichi perché nella zona della Germania controllata dai britannici era arrivato dalla Siberia, dove era stato prigioniero di guerra. Incatenato con le mani dietro la schiena anche per sedici ore di fila, venne più volte picchiato sul viso, tenuto in celle gelate per settimane, torturato con docce ghiacciate ripetute ogni trenta minuti dalle quattro e trenta del mattino fino a mezzanotte.
I loro volti sono usciti dal buio della censura ieri dopo sessanta anni. Il quotidiano The Guardian è riuscito a pubblicarne le foto svelando un lato oscuro dell´immediato dopoguerra: le torture inflitte dagli inglesi in Germania sui sospetti comunisti per carpire informazioni sui sovietici che – alleati fino a pochi mesi prima – secondo molti ufficiali dell´epoca erano sul punto di scatenare il terzo conflitto mondiale.
Il segreto è rimasto gelosamente custodito negli archivi perché, annotò già allora un ministro a Londra, meno persone possibile «devono sapere che le autorità britanniche si sono comportate in un modo che ricorda i lager nazisti».
Un orrore ancora scottante per la Difesa, visti i tentativi di bloccare lo scoop del giornale che è riuscito a ottenere i documenti sulla vicenda soltanto invocando il Freedom Information Act. In molti ora chiedono un´ammissione di colpa e il pagamento di indennizzi ai sopravvissuti. «L´idea secondo cui la Gran Bretagna non usò la tortura durante la Seconda Guerra mondiale e subito dopo – ha sottolineato Sherman Carroll, della Medical Foundation for the Care of Victims of Torture – è un mito, propagato ad arte per decenni».
Le foto erano state inviate nella capitale britannica da un ufficiale della Marina che dirigeva il campo di internamento dove alcuni dei sospetti interrogati a Bad Nenndorf venivano spostati dopo il “trattamento”. Scioccato per le condizioni in cui i prigionieri arrivavano, chiese ai superiori di aprire un´inchiesta. Fu così mandato in Germania un detective, Tom Hayward. Nel suo rapporto raccontò le violenze cui erano stati sottoposti 372 uomini e 44 donne tra il 1945 e il 1947 nell´ex stazione termale nei pressi di Hannover adibita dal War Office britannico a centro per interrogatori. Oltre ai sospetti di collusione con Mosca in quelle celle passarono nazisti, ex Ss, industriali che avevano fatto fortuna sotto Hitler. Almeno due persone furono lasciate morire di fame, una fu picchiata a morte, altri contrassero malattie o persero le dita per congelamento.
Molti avevano ferite al volto e piaghe sulle gambe, perché i torturatori usavano “stivaletti malesi” recuperati nelle stazioni della Gestapo. Dopo il rapporto di Hayward quattro ufficiali finirono davanti alla corte marziale. Le udienze si tennero a porte chiuse perché i sovietici non sapessero. L´unico a essere condannato fu un medico: ma si dovette semplicemente dimettere dall´esercito. Il responsabile del centro fu scagionato dall´accusa di “condotta crudele” ed entrò nei Servizi segreti.