I grandi del Sud bloccano Bush

MAR DEL PLATA. È finita in modo deludente: con un comuni¬cato che formalizza le divisioni. Il vertice delle Americhe di Mar del Plata, che doveva dare corpo al disegno schizzato da Ronald Reagan, quando per primo parlò di un’area di .libero scambio dall’ Alaska alla Terra del Fuoco, ha chiuso i battenti con un nulla di fatto. Alla fine, dopo che il Presidente Bush aveva lasciato i lavori per recarsi in Brasile, la riunione plenaria è riuscita a salvare le apparenze con una dichiarazione che riassume la posizione dei due blocchi. In rappresentanza della Casa Bianca era rimasto Tom Shannon, il sottosegretario di Stato per l’Emisfero meridionale che ha gestito sul piano tecnico i lavori preparatori.
«Siamo lo stesso soddisfatti ha detto un portavoce della Casa Bianca – 29 Paesi erano a favore di un proseguimento dei lavori per l’integrazione regionale, i cinque che si oppongono sono chiaramente una minoranza». Una minoranza, sì, ma qualificata: a guastare il progetto degli Stati Uniti sono Paesi forti che rappresentano la stragrande maggioranza del Sud America, il Brasile, l’Argentina, l’Uruguay e il Paraguay.
Questo gruppo dei quattro forma il Mercosur, il più importante accordo di libero scambio in Sud America, a loro si è aggiunto il Venezuela che attraverso il suo leader Hugo Chavez aveva già pronunciato il vertice “deceduto” durante le dimostrazioni dei giorni scorsi: «Si trattava di un piano di annessione per distruggere l’industria locale, eliminare le reti di protezione sociale e la protezione del lavoro per estendere in modo permanente la dominazione politica del continente a quella economica» ha aggiunto ieri Chavez.
A fronte degli sforzi dell’ultima ora, al di là dei dettagli, delle dichiarazioni, dei distinguo, questo vertice ha mostrato il fiato corto del nuovo sistema multilaterale per il continente americano lanciato formalmente da Bill Clinton al primo vertice continentale, quello di Miami del 1994. Allora Clinton annunciò che la scadenza per l’unione commerciale del continente, indispensabile per combattere la povertà e favorire la crescita, era stata fissata nel primo gennaio del 2005. La data è rimasta invariata negli incontri successivi, fino all’appuntamento di Quebec City del 2001. Quando il primo gennaio di quest’ anno è arrivato però, nessuno si è preoccupato di registrare che il progetto di creare la più grande area di libero scambio del mondo era ancora fermo ai preliminari.
Non che l’incontro dei 34 leader della regione, durato un paio di giorni in questa località balneare a 400 chilometri da Buenos Aires dovesse fare dei salti mortali. Tutti i partecipanti sono ormai proiettati verso il negoziato per il Doha Round che riunirà circa 140 paesi a Hong Kong e dovrebbe stabilire norme e regole nuove per il commercio mondiale. Proprio il problema dei sussidi all’agricoltura, che divide gli Stati Uniti dal Brasile, sarà al centro di Hong Kong. Un accordo tecnico qui a Mar del Plata poteva così risultare obsoleto.
È anche vero che gli Stati Uniti volevano almeno salvare le apparenze e rimandare all’anno prossimo una continuazione del dialogo, riaffermare il principio di un obiettivo finale che prevede un’area per il libero scambio, magari senza una scadenza precisa. E fissare un punto di incontro per la continuazione dèi vertici identificando un nuovo paese ospite per il prossimo appuntamento formale che dovrebbe tenersi fra quattro anni. Ma l’intervento Usa in Irak che non piace in Sudamerica e lo sfavorevole gradimento personale del Presidente americano tra l’opinione pubblica locale non hanno certo aiutato. In Argentina il Presidente americano aveva trovato un punto di appoggio nel presidente messicano Vincent Fox che aveva illustrato con passione ai suoi interlocutori, soprattutto all’ Argentina e al Brasile i progressi compiuti dal Messico grazie al Nafta.
Ma il problema non è né tecnico né economico. Il problema èpolitico. Bush cercherà di risolverlo direttamente a Brasilia, dove si è recato ieri notte per un vertice bilaterale con il Presidente Lula. Gli auspici non sono dei migliori. Fra le tante differenze che li contraddistinguono, c’è una cosa che li unisce: le rispettive inchieste per corruzione che hanno paralizzato i vertici delle rispettive amministrazioni.