I giovani pronti a barattare un sogno con il posto fisso

Bei tempi quelli del posto fisso! Una volta arrivati all’università, quando il dramma del lavoro da trovare è ormai alle porte, la prima generazione di studenti figli della legge Biagi e della flessibilità che spesso si trasforma in precariato a vita rispondono: meno legge Biagi, più posto fisso.
In sei su dieci dicono no a stage, lavoro a tempo determinato, contratti a progetto e «co.co.pro.» e soprattutto anche al lavoro dei loro sogni e a uno stipendio alto in cambio del buon vecchio tranquillo e sicuro posto da impiegati. È stato il mensile Campus a realizzare una ricerca su oltre mille universitari, studenti e studentesse, tra i 18 e i 25 anni. Dal sondaggio risulta che i giovani preferiscono uno stipendio sicuro, orari fissi e poche responsabilità piuttosto che sgobbare tutta la vita rischiando magari di non raggiungere il successo sperato. A volerla dire tutta, per i giovani italiani lavorare stanca: meglio un anno da disoccupato – dicono – che tre mesi da stagista e comunque meglio una soluzione comoda a una più stimolante ma anche più rischiosa.
Il tirocinio in azienda? Per gli studenti, le aziende ai giovani dovrebbero fornire, anche ai neo-laureati, soprattutto garanzie di sicurezza e stabilità (31%) e una equa retribuzione (22%), più che una formazione adeguata (16%) o un periodo in cui fare esperienza (14%) per poi scegliere che carriera intraprendere. Un dato confermato anche dal fatto che soltanto l’8% pensa soprattutto a un’occupazione che sia davvero gratificante o a un ambiente in cui crescere prendendosi responsabilità sempre crescenti (4%).
E lo stage? Per uno studente su tre (31%) dovrebbe essere prerogativa soltanto di chi ha conseguito una laurea breve, in pratica in sostituzione del biennio di specializzazione, mentre il 24% ritiene più formativo frequentare un master, e un periodo in azienda consisterebbe in sostanza di una alternativa ai corsi di specializzazione post laurea. Soltanto il 16% ritiene che un periodo da stagista sia comunque molto importante per imparare un mestiere, mentre il 18% lo boccia in toto. Non parliamo poi di lavorare gratis: per sette ragazzi su dieci (68%) lo stage non dovrebbe mai essere gratuito, ma ben retribuito. Quanto? Almeno 500 euro al mese per il 36%, ma anche di più: un ragazzo su tre (30%) non accetterebbe mai per meno di 800 o mille euro al mese.
Solo un ragazzo su cinque (19%) si dice disposto a lavorare gratis per un breve periodo pur di trovare un impiego. E allo stesso modo, il 24% accetterebbe un contratto a tempo determinato o part-time solo come prima occupazione, sempre che vi sia la conferma assicurata, e a tempo indeterminato, alla scadenza del contratto (22%). Soltanto il 15% accetterebbe di tutto pur di lavorare. In ogni caso, secondo i giovani stage e contratti a progetto non dovrebbero superare i tre mesi (42%), o al massimo sei mesi (18%), ma c’è chi ritiene che un mese sia abbastanza (21%).
Oltre un ragazzo su due (54%) è comunque convinto che gli atenei italiani non preparino adeguatamente per entrare nel modo migliore nel mondo del lavoro. Tuttavia i ragazzi non sembrano voler più sentire parlare di apprendistato o di lavori precari in attesa di imparare un mestiere. Tanto è vero che sei su dieci (64%) mettono in conto di dover aspettare un anno o anche di più per trovare un lavoro degno delle proprie aspirazioni. Che per quasi sette giovani su dieci significa soprattutto un «posto fisso».