I Fratelli Musulmani in Egitto e le prospettive della Rivoluzione

Molti in Occidente temono che la caduta del regime di Mubarak in Egitto possa portare i Fratelli Musulmani al potere. Lo stesso Rais ha dichiarato in un’intervista rilasciata all’emittente ABC News che se lasciasse l’incarico di Presidente i Fratelli Musulmani prenderebbero il sopravvento. Ammesso che ciò sia vero, ciò costituirebbe un fattore negativo o positivo nel futuro della Rivoluzione Egiziana? Quali implicazioni potrebbe avere sugli scenari della geopolitica mondiale? Per poter rispondere a queste domande è necessario fare un breve excursus sulla nascita e lo sviluppo di questa organizzazione che ha ormai alle spalle 83 di esistenza.
I Fratelli Musulmani (Jama’a al-Ikhwan al-Muslimin) nascono nel marzo del 1928 ad opera di ?asan al-Banna, giovane maestro di scuola, a Ismaïlia, sul Canale di Suez. Al-Banna, nato il 14 ottobre del 1906, ad al-Mahmudiyah al nord del Cairo, proveniva da una famiglia profondamente pia ed era affiliato ad una confraternita sufi. L’associazione conobbe immediatamente un successo folgorante. Nel 1932 la Fratellanza aveva già quindici filiali nel paese, che nel 1940 erano diventate cinquecento e nel 1949, anno della morte di al-Banna, assassinato per ordine degli inglesi, arrivarono a 2000; ciò significa che gli Ikhwan alla fine degli anni quaranta contavano circa 500.000 attivi in tutto l’Egitto.
Il grande successo dell’associazione fu dovuto alla sua capacità di farsi interprete dello scoramento degli egiziani di fronte all’occupazione coloniale britannica. Ideologicamente affini alla tradizione salafita Rashid Rida, il programma politico dei Fratelli consisteva nel: creare un governo che applicasse i principi dell’Islam, realizzare la giustizia sociale per tutti gli egiziani e liberare tutta la valle del Nilo ed inseguito tutto il dar al-Islam da qualsiasi potenza straniera.

Durante la guerra l’associazione organizzò gruppi paramilitari e, anche con l’appoggio di alcuni ufficiali dell’esercito, ebbe contatto con agenti tedeschi. Nel 1948, durante il primo conflitto arabo-israeliano, alcuni militanti dell’organizzazione, accorsero in massa come volontari per combattere i sionisti in Palestina. Quando scoppiò la rivoluzione degli Ufficiali Liberi nel 1952, gli Ikhwan furono determinanti nel garantire ai rivoluzionari la condivisione o almeno l’assenso della maggioranza della popolazione egiziana al colpo di stato. Il rapporto tra Gamal Abd el-Nasser , che salì al potere deponendo Muhammad Neghib nel 1954, e i Fratelli Musulmani rimase altamente contraddittorio.

Infatti, nonostante la repressione che il Rais scatenò contro gli Ikhwan, in seguito ad un fallito attentato contro di lui ad Alessandria, il socialismo nasseriano aveva molti punti in comune con l’ideologia dei Fratelli Musulmani.

Secondo Olivier Carré, l’opposizione violenta della Fratellanza nei confronti di Nasser non aveva ragioni di ordine ideologico ma si trattava piuttosto del rifiuto di chi vedeva applicare da altri le proprie idee. Non a caso importanti membri dell’organizzazione furono cooptati dal regime. Fra questi ricordiamo lo Shaykh Ahmad Hasan al-Baquri, che ricoprirà la carica di ministro del Waqf dal 1952 al 1959, e di Presidente dell’Università di Al-Azhar nel 1964, lo Shaykh al-Bahi che ricoprirà la carica di capo della sezione religiosa del raggruppamento della liberazione dal gennaio del 1953, e il grande teorico Mohammed al-Ghazali, che svolgerà un ruolo di primo piano nel conciliare con la sua esegesi coranica le esigenze sociali delle classi più disagiate con la pratica di governo.

La repressione nasseriana provocò la formazione di due tendenze in seno al movimento: l’una capeggiata dalla Guida Suprema Hassan al-Hudaybi estremamente prudente nei confronti della politica del regime, l’altra alla quale faceva capo Sayyid Qutb, decisamente anti-nasseriana. Il pensiero di Qutb rappresenta un’estremizzazione del pensiero originario di al-Banna.

Qutb era convinto che il mondo in generale ed il mondo islamico in particolare fossero precipitati in una situazione di “ignoranza” (jahiliyya), simile a quella degli arabi pre-islamici. La società, cioè vivrebbe lontano da Dio, travolta dalla miscredenza e dalla corruzione. E’ quindi necessario condurre un’attività di propaganda (da?wa), onde richiamare gli uomini alla fede, e ingaggiare un jihad, una “guerra santa”, per difendere l’Islam minacciato dall’aggressione ideologica e politica dell’Occidente e dai regimi arabi atei, come quello di Nasser. A causa della sua perseveranza nella lotta contro il regime nasseriano, Qutb verrà impiccato nel 1966.

Nel 1970 dopo la morte di Nasser, I Fratelli Musulmani approfittano dell’apertura politica offertagli dal nuovo Presidente Anwar al-Sadat per ricostruire il proprio apparato decimato dalle purghe del 1965-1966.

Sadat utilizzò gli Ikhwan come strumento per logorare la sinistra egiziana e quella base nasseriana che, nonostante la “rivoluzione del riassestamento” del 1971 era ancora fortemente presente negli apparati statali. La nuova Guida ‘Umar al-Tilmisani adottò una strategia di riconoscimento del sistema politico egiziano, rifiutando la violenza come arma politica e rinnovando invece lo sforzo dedicato all’islamizzazione della società. La predicazione ritornò ad un ruolo primario così come l’educazione.

Dal 1976, con il beneplacito del regime, ripresero in maniera sistematica la pubblicazione della rivista « Al-Dawa », dalla quale diffonderanno il loro messaggio. Sebbene il provvedimento del 1954 che li rendeva illegali fosse ancora in vigore, i Fratelli Musulmani parteciparono alla redazione di parti della nuova costituzione promulgata del 1971.

Sostennero anche la politica di “apertura” (Infitah) economica avviata da Sadat, che costituì il primo passo verso la dissoluzione dello stato sociale nasseriano.

La politica del nuovo Presidente Hosni Mubarak, subentrato a Sadat assassinato da un commando islamista nel 1981, nei confronti della Fratellanza può essere suddivisa in due fasi. La prima, racchiusa negli anni ’80, fu di tacita tolleranza, anche se non di aperto riconoscimento. La seconda, racchiusa negli anni ’90, di aperta repressione.

Oggi l’associazione rimane fuorilegge. Secondo alcuni, i Fratelli Musulmani rappresenterebbero la principale forza di opposizione al regime di Mubarak in Egitto. Nelle elezioni del 2005, in cui Bush fece pressione sull’alleato Mubarak affinché il regime adottasse una parvenza di democrazia, i Fratelli Musulmani fecero eleggere 88 deputati. Elezioni davvero libere avrebbero consentito agli islamisti di mostrare una forza elettorale ben maggiore, magari vincerle come successe in Algeria nei primi anni’90. Dopo le elezioni del 2005 gli Stati Uniti, che presto capirono che l’alternativa era tra loro o i Fratelli Musulmani, posero subito fine alle richieste di democratizzazione del regime. Tuttavia con l’imminente caduta di Mubarak, causata dai moti di piazza iniziati il 25 gennaio 2011, la possibilità che in Egitto gli Ikhwan possano andare al potere si è fatta estremamente concreta. La vera preoccupazione degli Stati Uniti è di natura geopolitica più che economica. Gli Usa sanno che un governo presieduto dai Fratelli Musulmani non sarebbe nocivo per i loro interessi economici in Egitto. I Fratelli infatti hanno da tempo abbandonato il programma economico dalle tendenze “socialiste”, che ha contraddistinto il movimento dalla sua nascita sino al periodo nasseriano, per abbracciarne uno di stampo neoliberale. Emblematica in proposito è la loro posizione sulla questione agraria. Sotto l’impulso della Banca Mondiale, nel periodo 1992-1997 il regime di Mubarak mise in atto un programma di contro-riforma agraria di stampo neoliberista volto a modificare i rapporti di forza tra proprietari fondiari e contadini locatari a scapito di questi ultimi. Nonostante le rivolte contadine di quel periodo, i Fratelli Musulmani sostennero questa controriforma affermando che «così si ritornava alla legge di Dio». Le cose cambiano dal punto di vista geopolitico. Infatti, un Egitto governato dai Fratelli Musulmani potrebbe essere dannoso per gli interessi dell’alleato israeliano. Soprattutto se una volta al governo gli Ikhwan annulleranno l’accordo di pace fra Israele e l’Egitto, come dichiarato da Rashid Al-Biumi parlando ad una delegazione di giornalisti giapponesi. Secondo Yossi Klein Halevi, politologo dello Shalom Hartman Institute di Gerusalemme, tra gli scenari possibili del dopo Mubarak quello preferito da Israele sarebbe una sorta di regime misto civile militare composto da una coalizione di forze democratiche e filo-occidentali, con dentro componenti del vecchio regime. C’è da augurarsi che questo scenario non si avveri altrimenti i grandi sforzi per il cambiamento del popolo egiziano non saranno valsi a nulla.

Riferimenti bibliografici:

I Fratelli Musulmani nel mondo contemporaneo, a cura di Massimo Campanini, Karim Mezran, UTET 2010.

Il pensiero islamico contemporaneo, Massimo Campanini, il Mulino 2005

Lo Stato islamico. Teoria e prassi nel mondo contemporaneo, a cura di Francesco Montessoro, Guerini 2005.

Arcipelago Islam. Tradizione, riforma e militanza in età contemporanea, Massimo Campanini e Karim Mezran, Editori Laterza 2007.

Il riformismo islamico. Un secolo di rinnovamento musulmano, Tariq Ramadan, Città Aperta Edizioni 2002.