I figli di Dutschke in cerca di sinistra

«Get up, stand up: congresso dei gruppi universitari per una nuova sinistra». Campus Bockenheim, Università di Francoforte, 19-21 gennaio. Questo l’appuntamento che circa cinquecento studenti provenienti da quaranta università tedesche si sono dati nei giorni scorsi per fondare una nuova Lega di sinistra, o forse per rifondare quella che si chiamava Sds (Studenti per un socialismo democratico) e nel ’68 divenne famosa, basti ricordare il suo leader ucciso durante una manifestazione, Rudi Dutschke. Qualcuno ha proposto di riassumere proprio quel nome.
Da allora sono passati quasi 40 anni, ma di quella generazione che si ribellò ci sono, fra i giovanissimi che affollano assemblee e gruppi di lavoro, non pochi incanutiti rappresentanti, ormai docenti alla soglia della pensione, alcuni restati nel tempo indiscussi punti di riferimento della vecchia e ora della nuova «nuova sinistra» tedesca (Elmar Altvater e Frank Deppe, per esempio). Che è un po’ di movimento (soprattutto Attac Germania), ma anche quasi un partito: Die Linke (La Sinistra).
Processo non compiuto
«Quasi», perché il processo di unificazione fra la ex-Pds della Germania est e la Wasg (sinistra sindacale, socialdemocratici delusi, gruppi radicali di varia natura), cresciuta negli ultimi due anni ad ovest, non si è ancora definitivamente compiuto. Un solo corpo alle elezioni (all’esordio delle ultime politiche l’8% dei voti) e nei gruppi parlamentari federale e regionali, ma il partito vero e proprio nascerà solo al congresso, previsto per giugno. Come tutti i processi di unificazione, anche questo ha avuto le sue molte difficoltà: le anime e le storie resistono più delle diversità politiche; e qui, per di più, c’è da mettere assieme le società della Rdt e quella federale, tuttora due mondi.
Ma anche questo congresso studentesco di Francoforte, pur ufficialmente convocato per dar vita ad una Lega universitaria, ha confermato che oramai il nuovo partito c’è. A parlare sono infatti oramai indifferentemente i dirigenti delle due organizzazioni e Oskar Lafontaine, che ha aperto i lavori, è ormai accettato da tutti come «il» leader, il più carismatico. «Io non sono d’accordo su tutto quel che dice» – sottolinea Kristine Buchold, berlinese e dunque molto radicale – «soprattutto se penso al suo passato (nientemeno che presidente della Spd!), ma una volta che con schiettezza ci dice che il controvertice al G8 di Heiligendamm (vicino al porto baltico di Rostock) del prossimo giugno che stiamo preparando è assolutamente legittimo, e che Die Linke è già mobilitata per la scadenza, mi va più che bene».
Le reciproche diffidenze che proprio nella capitale avevano rappresentato il principale ostacolo, anche perché qui più settaria è la sinistra dell’ovest e più «governativa» quella dell’est ( la Pds governa il Land di Berlino con la Spd), sembrano non contare più molto. A sciogliere le resistenze hanno contribuito, assieme, Gregor Gisy e Oskar Lafontaine. Che anche qui, nel suo discorso agli studenti, ha tuttavia riparlato della polemica berlinese – un tema che ha animato non poco, nei gruppi di lavoro, la discussione su fino a che punto la sinistra debba accettare compromessi.
L’appuntamento di Heiligendamm è il cuore del progetto discusso a Francoforte: con meticolosità tedesca se ne stanno già preparando non solo gli aspetti pratici (logistica, blocchi, stampa, ecc.) ma anche i seminari che dovranno precederlo perché tutti sappiano bene di cosa si tratta. La saldatura dei gruppi universitari di sinistra col nuovo partito si fa proprio a partire dal lavoro comune per questo appuntamento e l’obiettivo è formalmente esplicitato nei documenti.
«Un movimento, certo, deve essere autonomo – dice Luigi Wolf , della Freie Universität di Berlino – e questo vale anche per la Lega universitaria che stiamo costruendo, in cui sono peraltro coinvolti compagni non iscritti ad alcun partito. E anche qualche Jusos (l’organizzazione giovanile della Spd) e verde, ma è chiaro che il nuovo partito gioca per tutti un ruolo centrale. Sarà più difficile che il progetto di riunire tutti i gruppi di sinistra in una sola organizzazione, già tentato nel 1998, si sfaldi come allora».
Un partito-madre impreparato
Se la Sds negli anni ’70 andò in crisi – ricorda qualcuno – è anche perché il «partito-madre», la Spd, non era preparata ad accettare, o almeno a dialogare, con un movimento così radicalizzato. Con Die Linke dovrebbe esser diverso.
Nel congresso non si parla solo di G8, né del nuovo partito, ma molto anche del lavoro, o meglio del non-lavoro, e del taglio al welfare in atto, anche grazie alla significativa presenza di leader sindacali di sinistra, come sempre contraddittoriamente accolti. Ma molto si discute anche della propria lotta studentesca, quella scoppiata in molte università nei mesi scorsi ma particolarmente vivace qui nell’Assia, dove, come in altre regioni governate dalla Cdu, sono state introdotte tasse universitarie denunciate come anticostituzionali. E una riforma degli studi varata qualche anno fa dai ministri dell’istruzione europei che ha introdotto la laurea breve, così immiserendo gli studi e ricreando di fatto una discriminazione per censo che da decenni era stata abbattuta. (Per dire che si è contro questa riforma qui si dice «contro la strategia di Bologna»; ci ho messo un po’ a capire cosa c’entrasse la città emiliana: è perché è lì che i ministri europei si sono incontrati).
Nella lotta antitasse il paese guida è la Francia, perché è lì che è cominciata. La sera è stato mostrato un lungo documentario sui quattro mesi di manifestazioni di Francoforte dal titolo «cliccate su Francia» dove si vedono i cortei punteggiati da bandiere tricolori rosso-bianco-blu, issate sui blocchi stradali e sui balconi dei numerosi edifici pubblici occupati. (Uno strano paese la Germania: in molte scene del film si vede la polizia regionale picchiare di brutto e arrestare centinaia di studenti; in altre, in una pausa dei cortei, le guardie improvvisano una partita di pallone con i manifestanti; e alla fine si reincontrano tutti a una manifestazione sindacale, gli studenti che partecipano con un po’ di riserva perché promotrice è la Dgb – la Confederazione – e i poliziotti a pieno titolo con le insegne del loro sindacato).
Sui banchi dei libri nell’atrio, come ovunque, Chavez è ormai in testa, seguito da Vandana Shiva, Arundhati Roy, Noam Chomski (un po’ in calo), sempre Castro e naturalmente molta Palestina. Un immancabile Negri. Di più specifico, numerosissime pubblicazioni di Die Linke, fra questa una di particolare interesse: un libro scritto da quattro mani che fino a un anno fa mai avrebbero potuto avvicinarsi: quelle di Ulli Maurer, capo della Spd del Baden Württemberg, che ora ha abbandonato il partito dove aveva militato una vita, per seguire Lafontaine, e quelle di Hans Modrow, ultimo primo ministro (liberal) della Germania dell’est.
Molti però anche i testi classici. Una presenza che si riflette nel dibattito, diversissimo dai nostri italiani, perché qui si fa uso abbondante di riferimenti ai padri e alle madri del marxismo, e non si hanno i pudori nostrani nel parlare di capitalismo, imperialismo, lotta di classe. (Lo stesso Lafontaine li ha invitati ad usare questi «per nulla invecchiati» concetti).
Degli insegnamenti marxisti uno solo sembra non averli colpiti abbastanza: il dovere di analizzare i fatti per quello che sono. Così il mondo che i ragazzi descrivono nei loro interventi è mitico, la Francia in rivolta e nessuno ragiona sul fatto che purtroppo Attac, che in quel paese è nato e vi ha svolto un ruolo fondamentale, è oggi diviso e in crisi e la sinistra radicale si presenta alle presidenziali con ben quattro diversi candidati. Nessun riferimento all’Italia, dove pure il partito con cui Die Linke è associata nella Sinistra Europea vive una difficilissima esperienza sulla quale farebbero bene a riflettere. Nessun dubbio che le società siano tutte buone e le loro rappresentanze politiche tutte traditrici. Ma forse è vero che se analizzassero troppo correrebbero il rischio di demoralizzarsi.
Astinenza dalla politica
«Patiscono un’astinenza dalla politica che nelle Università tedesche è durata un quindicennio, non sanno quasi nulla di quel che è accaduto e perché» – dice Elmar Altvater. «Ma è una nuova, rilevante ondata di impegno a sinistra». Che sia benedetta.
E sul fronte della Spd? Come tutti i partiti socialdemocratici d’Europa, in crisi e divisa. Per di più qui invischiata nella grande coalizione.
Ma qualcosa di buono, almeno qui a Francoforte, accade anche da questa parte. Ad essere eletta dal congresso del partito dell’Assia presidente dell’organizzazione, del gruppo parlamentare regionale e candidata alla presidenza del Land (un tempo rosso, ora Cdu) alle prossime elezioni (fra un anno) è stata nei giorni scorsi Andrea Ypsilanti, giovane ex-hostess della Lufthansa. (Anche nell’importantissimo Land Renania-Westfalia la Spd ha eletto domenica, per le stesse cariche, una donna).
Ypsilanti ha vinto sul suo concorrente non grazie ad una mediazione ma, al contrario, radicalizzando il suo programma. In particolare sulla difficilissima questione energetica. Qui in Assia, in virtù della legge (approvata dal primo governo rosso-verde) che ha deciso la fuoruscita dal nucleare della Germania, dovrebbero cessare di funzionare la centrale A di Biblis per il 2008-9, la B per il 2011-12. Non si tratta di una produzione marginale: esse forniscono tuttora il 60% dell’energia al Land, uno dei più industrializzati. La Cdu regionale e quella federale già hanno chiesto di rivedere la decisione, con il ricatto che altrimenti si dovrà ricorrere massicciamente a petrolio e carbone e così peggiorare ulteriormente le condizioni climatiche.
Ypsilanti ha risposto presentando un dettagliato progetto in grado di colmare il vuoto energetico che si produrrà con energie rinnovabili: vento, sole, biomasse. Ed è su questa scommessa coraggiosa che, contro ogni aspettativa, ha vinto – almeno nel suo partito.
«Una temibile sdrucciolata nell’estremismo di sinistra» – ha commentato il presidente della Cdu. Che sia benedetto anche questo.