I ferrovieri verso lo sciopero

L’«uomo morto», sentenzia la Asl di Bologna, è dannoso per il macchinista e distrae dalla guida del treno. E’ un pericolo per tutti

Trenitalia è un’azienda allo sbando con tentazioni autoritarie. Perciò, da un lato accumula disservizi e incidenti, dall’altro prova a tacitare i suoi «obiettori» interni, ossia i lavoratori. In entrambi i casi, in genere, risulta avere torto marcio. Ma qualche volta si rimane addirittura senza fiato. Venerdì scorso ha licenziato un macchinista – Dante De Angelis, delegato sindacale alla sicurezza (rls) – perché si era rifiutato di guidare un Eurostar dotato di Vacma, il famigerato meccanismo soprannominato «uomo morto». Un «rls» ha proprio questa funzione istituzionale: segnalare sia all’azienda che agli altri lavoratori qualsiasi inconveniente possa essere dannoso per chi lavora o pericoloso anche per i passeggeri. Quindi era non solo nel suo diritto, ma stava esercitando un suo preciso dovere.

Il giorno prima – questa la stupefacente notizia giunta solo ieri – Trenitalia era stata sanzionata dalla procura di Bologna per violazione dell’art. 35 della 626. In pratica perché impone l’uso del Vacma, che – come precisa la relazione della locale Asl – introduce «nuovi elementi di ripetitività, monotonia e costrittività, fonte di fatica psichica e stress; obbliga i macchinisti «ad assumere posture incongrue in postazioni di lavoro già carenti dal punto di vista ergonomico» e infine inuduce «una possibile riduzione della vigilanza esterna, derivante dalla costrizione a una maggiore attenzione verso l’interno della cabina di guida». Insomma: fa male a chi conduce il treno e lo distrae dalla funzione di guida. Niente male per un presunto «sistema di sicurezza».

Il fatto che il giorno dopo questa sanzione Trenitalia si sia sentita comunque in grado di emanare un provvedimento di licenziamento testimonia non solo della sua volontà di prevaricazione nei confronti dei lavoratori, ma anche un consistente disprezzo per le norme legali e le istituzioni che debbono farle riuspettare. Se poi ci si sofferma sulla formula usata per giustificare il licenziamento di Dante – «è venuto meno definitivamente il rapporto di fiducia» – bisogna ammettere che si tratta di una vera e propria ammissione: in effetti lavoratori, sindacati, viaggiatori, diversi media e persino qualche partito non nutrono più nessuna fiducia verso il management di questa società. Incidenti mortali in aumento, pulci e zecche, ritardi e soppressioni improvvise di convogli… tutto depone a sfavore del gruppo guidato da Roberto Testore.

Tutti e sei i sindacati firmatari del contratto hanno chiesto unitariamente all’azienda la revoca del licenziamento, peraltro «legato a una vertenza sindacale oggetto di un lungo confronto tra le parti». Nell’incontro di ieri, al momento di scrivere, non si è avuta notizia di passi indietro. Ma stamattina, a Roma, si terrà un’assemblea nazionale di ferrovieri per decidere le iniziative di lotta adeguate a far recedere Trenitalia da questa sua decisione «immotivata» e «assolutamente fuori misura». In effetti, che un «padrone» arrivi a pensare di poter licenziare un delegato «reo» di chiedere il rispetto delle norme statuali che l’azienda continua a violare (venendo anche sanzionata per questo) è davvero una cosa «assolutamente fuori misura».