I fantasmi della Diaz e le complicità politiche

La richiesta di rinvio a giudizio di Gianni De Gennaro è l’ultima notizia che ci viene da Genova, dove, nel luglio 2001 come nel luglio del ’60, vi è stata una mattanza nei confronti di chi si batteva per la pace, per la democrazia e per lo stato di diritto. Ma, al di là della vicenda giudiziaria, di cui doverosamente si occuperà la magistratura, la questione assume una rilevanza fortemente politica.
Ecco perché non ci si può esimere dal denunciare, con forza sempre maggiore, la responsabilità sia di coloro che, allora, guardarono dall’altra parte sia di chi – come, salvo poche eccezioni, gli esponenti dell’attuale Pd e dei loro alleati – abbandonò a se stessi le centinaia di migliaia di pacifisti, di non violenti, massacrati nel corpo e nella dignità.

E cercò, successivamente, di far calare un colpevole silenzio sulla macelleria cilena nei giorni del G8. Nel 2001 quello che allora si chiamava Ulivo, e che fino all’aprile governava il Paese, non solo non fece nulla per impedire i massacri della Diaz e di Bolzaneto ma fu direttamente responsabile di altri episodi, analoghi anche se meno eclatanti (basti pensare ai fatti, impuniti, di Napoli, che, come ormai è assodato, altro non furono che una prova generale per Genova). Un evento come il G8 non si organizza in pochi mesi: dunque fu preparato, in ogni suo aspetto (compresa la trasformazione provvisoria in struttura carceraria della caserma di Bolzaneto), ben prima che Berlusconi vincesse le elezioni. Ecco, allora, che si spiega il doloso silenzio in tutti questi anni e la colposa indifferenza alle denunce di chi, a sinistra, aveva vissuto quelle giornate e aveva provato, sulla propria pelle, le violenze, le torture e la cancellazione di ogni diritto costituzionale. È a dir poco stupefacente, allora, leggere le parole del ministro Amato, che si è svegliato pochi giorni fa – guarda caso in piena campagna elettorale – per denunciare, a parole, in una focosa intervista, i fatti di Bolzaneto. Dimenticandosi, però – nel tentativo addossare ogni colpa alla polizia penitenziaria – dei fatti della Diaz e delle ormai evidenti responsabilità dei vertici della polizia di stato che hanno avuto plauso, promozioni e protezioni dai ministri degli interni sia del centrodestra che del centrosinistra. Ma è mai possibile che, prima dell’intervista, l’attuale ministro degli interni non si fosse accorto di nulla? Così come, pur essendone ai vertici, non si era, a suo tempo, accorto di quanto accadeva nel «glorioso» partito socialista! E, allora, diciamolo senza reticenze: in questi lunghi, lunghissimi 80 mesi – dal luglio 2001 ad oggi – il comportamento del centrodestra, dell’Italia dei Valori e di tanti che sono accorsi nel grande, accogliente Partito Democratico, è stato sostanzialmente identico. Sono state fatte promozioni; si è impedita la commissione parlamentare d’inchiesta; sono state bloccate le leggi sull’identificazione delle forze dell’ordine, sulla creazione di un organismo indipendente per la promozione e la protezione dei diritti umani e sull’istituzione di un’autorità di controllo e garanzia nei luoghi di privazione della liberà personale (pure previsti da convenzioni internazionali e la cui esistenza avrebbe potuto impedire i fatti di Bolzaneto e tanti episodi di violenza nelle celle di sicurezza, nei Cpt e nelle carceri). Proprio il progressivo aumento degli abusi e delle violenze – nei confronti soprattutto di giovani, di migranti e di emarginati – da parte di singoli appartenenti alle forze dell’ordine (raramente denunciati per paura di ritorsioni) è una delle conseguenze più nefaste del clima che si è creato, anche per le reticenze e per il comportamento dei ministri che dovrebbero occuparsi di «ordine pubblico». Non voglio, e non intendo, generalizzare, ma non si può ignorare che quanto avvenuto in questi anni ha determinato anche la progressiva emarginazione di chi si è battuto in passato, e continua a battersi oggi, per la democratizzazione delle forze dell’ordine. L’aver creato un simile clima di impunità e di omertà, che sarà sempre più difficile scalfire e contrastare, è una delle numerose responsabilità politiche degli ultimi ministri degli interni del centrosinistra. Se è indubbio che da questa spirale perversa non ci farà uscire il centrodestra, è purtroppo da escludere che possa farlo il Pd, prigioniero delle sue contraddizioni e del tentativo fallimentare di conciliare gli opposti in ogni campo, compreso quello dei diritti e della garanzie. Se non vi sarà quella «verità e giustizia», per la quale solo la sinistra si è battuta in questi anni, sarà imposssibile spezzare la spirale perversa che sta trasformando uno stato di diritto in uno stato dove i diritti possono, e potranno anche in futuro, essere impunemente ignorati o cancellati.