I Ds: nel nostro programma ci sono già le ricette di Draghi e Montezemolo

Convergenze con l’analisi della situazione economica delineata dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, e anche con quella del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo.
«L’unico che pensa che tutto vada nel migliore dei modi continua a essere il presidente del Consiglio, ma è sempre di più un uomo solo nel deserto». Così commenta il leader dei Ds Piero Fassino, a margine dell’apertura della campagna elettorale a Torino. «Ho riscontrato una grande convergenza – spiega – tra le dichiarazioni che ha rilasciato il presidente della Confindustria con le questioni che si ritrovano nel programma di governo dell’Unione e del centrosinistra».
E fa un esempio: «Quando Montezemolo chiede, tra l’altro, che si defiscalizzi il 50% degli investimenti che le imprese fanno in ricerca, innovazione e tecnologia per la specializzazione delle produzioni, ebbene: è una cosa che sta scritta nel programma dell’Unione».
Parole analoghe da parte del responsabile economico della Margherita, Enrico Letta: «Condivido molte delle cose che ha detto Montezemolo in questi giorni. Quello che dice sul futuro, come il fatto che c’è bisogno di diminuire il costo del lavoro, fa parte degli obbiettivi prioritari del programma dell’Unione», dice.
Nel giorno del debutto di Draghi al Forex di Cagliari, sabato scorso, anche Montezemolo ha tracciato le sue linee guida, cinque priorità per il rilancio del Paese, a partire da un’analisi impietosa della situazione: l’Italia «non va», ha detto, «non attrae più investimenti esteri», siamo alla «crescita zero, con una perdita di quota di mercato internazionale, un livello insopportabile di spesa corrente, la più bassa qualità di servizi, investimenti pubblici e privati ai minimi».
Vero è, peraltro, che parlando di possibili ricette, Montezemolo ha espresso un giudizio duro sul congresso nazionale della Cgil, che avrebbe trovato molto deludente.
Ed è proprio questo uno dei passaggi che fa dire a Gianni Pagliarini, segretario nazionale uscente della Funzione pubblica Cgil, candidato per il Pdci: «Il tentativo di Montezemolo di ribaltare i termini della questione e di accusare il sindacato di non avere proposte va rispedita al mittente. È Confindustria che continua a sottrarsi e a proporre il nulla». «Al di là delle dichiarazioni d’intenti a mezzo stampa – aggiunge – mancano da parte di Confindustria i progetti veri».
La Cgil «già da parecchio tempo ha individuato problematiche complesse cui è necessario far fronte – dice ancora Pagliarini – e ha anche ipotizzato eventuali vie d’uscita, ma se Montezemolo ha la pretesa di sentirsi dire da un sindacato “meno diritti e meno salario”, è chiaro che dalla Cgil non otterrà mai nulla. Non sarebbe nell’interesse dei lavoratori, ma nemmeno in quelli di un Paese moderno che vuole essere all’altezza della sfida europea».
Anche la Casa delle libertà dichiara, anche se a denti stretti, di apprezzare sia le parole di Draghi sia di Montezemolo. «Draghi ha parlato un linguaggio di verità e responsabilita – dice il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini – affrontando problemi veri del paese», ma occorre «una lettura corretta» delle sue parole, aggiunge. «L’establishment italiano non parla nè per Prodi nè per Berlusconi, parla a Prodi e a Berlusconi. Consiglierei maggiore prudenza ai colleghi del centrosinistra nel dipingere di rosso queste affermazioni».