I devastanti effetti culturali di una legge sbagliata

Gli effetti devastanti di una legge come la Bossi Fini non si eliminano con la sua abrogazione, questa rappresenterà certamente il primo passo ma non sarà sufficiente se non si appronteranno meccanismi capaci di promuovere la rimozione dei suoi effetti culturali.
Si è fatto credere ai nativi che questa legge fosse fatta come misura di protezione della identità nazionale e contro l’immigrazione clandestina.

Ai migranti questa legge ha inculcato ancor di più la loro estraneità ai fenomeni sociali che hanno investito questo paese: lo smantellamento dello stato sociale, la precarietà, la disoccupazione, la mancanza di case, e li ha convinti ad accettare il razzismo istituzionale come ulteriore “tassa” da pagare per restare in questo paese.

Il processo di cittadinizzazione dei migranti è stato messo a dura prova con la Bossi Fini, i pochi che hanno partecipato alle manifestazioni, che si sono avute in questi anni contro questa legge, hanno contestato quella sorta di presa visione infelice: che ci si trova in uno Stato che ha deciso che sei un semplice pezzo da utilizzare fino all’usura fisica nel mercato del lavoro e che non si preoccupa di garantirti i diritti riconosciuti ai lavoratori nazionali.

La Bossi Fini è riuscita a far pensare alla maggior parte dei migranti che non si ha nessun diritto, che in questo Stato sono i padroni a decidere la sorte dei lavoratori, che la scelta di condividere con i lavoratori italiani il presente di lotte e la costruzione di un futuro diverso fosse impossibile, ci ha condannato a vivere nella paura perché la nostra presenza è sempre limitata alla discrezionalità del poliziotto di turno, che obbedendo a questa legge ci può fare trovare, nei migliore dei casi, dentro ad uno dei lager detti Cpt, oppure a ritrovarci espulsi su un aereo, destinati a chi sa quale paese e con l’impedimento di entrare in Italia e in Europa nei successivi dieci anni.

Ma la esclusione peggiore indotta da questa legge è quella di farci sentire estranei dentro la società italiana: una specie di buoni parassiti quando paghiamo per la nostra presenza nei posti di lavoro le tasse dovute dai datori di lavoro, quando versiamo i contributi dalle nostre tasche, quando accettiamo basse retribuzioni per il lavoro svolto, quando accettiamo di lavorare ore in più mai retribuite, quando paghiamo affitti elevati, in nero, per posti letto o case che non ci permettono di fare la cessione di fabbricato per ottenere il rinnovo del pds, quando paghiamo per avere il pds il datore di lavoro, il padrone di casa, il biglietto di rientro al nostro paese, il poliziotto di turni, quando paghiamo per ottenere la sanatoria… quando diciamo: si padrone!

Siamo considerati cattivi parassiti quando occupiamo gli edifici abbandonati insieme ai cittadini italiani che combattono l’emergenza abitativa, quando costruiamo vertenze lavorative, quando pretendiamo i rinnovi immediati dei pds, quando pretendiamo una scuola aggiornata per i nostri figli, quando pretendiamo l’accesso ai servizi garantiti per legge ai cittadini, quando pretendiamo il diritto di voto, la libertà di religione, quando pretendiamo la partecipazione, quando scendiamo in piazza contro le leggi del governo che minacciano la giustizia sociale, contro i fascisti, quando manifestiamo di non volere essere moderni schiavi, quando chiediamo la chiusura dei CPT, quando ci lamentiamo delle notte in fila davanti agli uffici postali… quando diciamo: siamo persone!

Questa legge ha negato ai richiedenti asilo la possibilità di trovare rifugio in Italia utilizzando il respingimento alle frontiere e usando le commissioni territoriali come strumenti per negare, persino, i pds umanitari, questi uomini e donne sono espulsi e/o respinti pur sapendo che le loro vite sono in serio pericolo, e tutto questo può accadere perché gran parte della nazione e della nostra società è convinta che si stiano perseguitando potenziali terroristi o pericoli pubblici, e con il silenzio assenso legittima l’operato delle forze dell’ordine.

Leggi come la Bossi – Fini sono prodotto di una moderna concezione fascista della società che attraverso le diverse forme del razzismo e della promozione della xenofobia inducono i cittadini, tutte e tutti, a modificare la loro cultura in funzione di quello che gli viene somministrato dai media subalterni al potere dello Stato liberista. Cancellarla dall’ordinamento è solo il primo passo, riformulare la società come luogo pubblico di incontro di tutte le diversità è un compito che spetta alle donne e agli uomini presenti nel territorio che immaginano un mondo di pace e di convivenza possibile tra i popoli e tra le diverse culture.

*candidato indipendente al comune di Roma per il Prc