«I Cpt? Luoghi di non diritto», dice il giudice

«I Cpt sono dei luoghi di “non diritto”. Tecnicamente sono dei luoghi di vera detenzione. E per molti aspetti quella che si verifica all’interno di un Cpt è peggiore della detenzione in carcere, non solo perché si tratta di una detenzione senza reato ma anche perché ci si trova di fronte a una restrizione della libertà personale che avviene senza alcuna forma di controllo». Un giudizio netto e inequivocabile. A fornirlo è Livio Pepino, magistrato della corrente di Magistratura democratica, esperto di problematiche giuridiche legate all’immigrazione. «Il caso Lampedusa ha messo solo in luce tutte le falle di un sistema, di una politica della migrazione fondata sul proibizionismo. La richiesta di chiusura dei Cpt non è solo legittima da un punto di vista politico ma anche giuridico. Ma deve essere necessariamente accompagnata da una richiesta di modifica delle politiche migratorie a livello europeo fondate sull’accoglienza».

Le opposizioni, Rifondazione in particolare, hanno chiesto con urgenza la chiusura del Cpt di Lampedusa dopo gli incresciosi fatti documentati dal reportage dell’Espresso. Una richiesta le chiedo fondata solo dal punto di vista politico o legittimata dal diritto?

Secondo me il dato fondamentale al di là della vicenda specifica è che il caso Lampedusa ha messo in luce una situazione che è di carattere generale e che riguarda il “sistema Cpt”.

Vale a dire?

Mi spiego meglio. Quando i Cpt vennero approvati noi giudici di Magistratura democratica li definimmo dei “luoghi di non diritto” ed è quanto le vicende di questi anni hanno dimostrato. I Cpt sono tecnicamente dei luoghi di detenzione. E questa valutazione non può essere considerata una deformazione delle opposizioni. Non a caso in Francia, in Inghilterra la chiamano detenzione amministrativa. Eppure quella che si verifica all’interno di un Cpt è una detenzione per molti aspetti peggiore di quella in carcere. Non solo perché è una detenzione senza reato. Ma anche perché è priva di controlli. Sul carcere vi sono dei controlli certamente insufficienti ma vi sono: da parte del magistrato di sorveglianza, da parte di garanti che sono stati istituiti qua e là e da parte dei parlamentari. Tutto questo sistema di norme non esiste per i Cpt. Addirittura il ministero omette di fornire i dati sulle presenze reali nei Cpt. II Cpt premetto che, quando vennero istituiti dal governo di centrosinistra, vennero qualificati come una specie di “sale di aspetto” destinate ad ospitare per breve tempo chi sarebbe stato “a breve” espulso. In realtà non è così. Nei Cpt sono stati trattenuti, l’ultimo anno, secondo i dati più attendibili, 25mila migranti. Sostanzialmente lo stesso numero di migranti detenuti in carcere e di questi solo una minoranza è stata effettivamente espulsa; mentre, per la maggior parte, si è trattato di una detenzione pura e semplice. In una situazione di questo genere, al di là degli eventuali abusi specifici verificatisi a Lampedusa o altrove, di cui si dovrà occupare la magistratura, ciò a cui si assiste è un sistema di prevaricazione dei diritti delle persone. Questa mi sembra innanzitutto la riflessione da compiere. Per questo, le rispondo, la richiesta delle opposizioni non è solo una valutazione politica ma anche una richiesta giuridicamente legittima. Ciò che si è verificato a Lampedusa è il portato di una situazione sottratta sin dall’inizio alle regole del diritto.

Sta dunque dicendo che la Turco-Napolitano prima, poi la Bossi-Fini sono di fatto leggi che hanno determinato una situazione di illegalità? Sono dunque da abrogare?

Certamente. Credo che la legge Turco-Napolitano sia una legge sbagliata e credo che l’esperienza lo confermi. Sono stati interventi che si sono dimostrati pericolosi, inadeguati e che hanno introdotto nel nostro sistema giuridico delle tossine che inevitabilmente si estendono sino ad avvelenare l’intero sistema.

Si può dire siano incostituzionali?

Di fatto, su questo la Corte non si è pronunciata; ma al di là del contrasto formale con questa o con quella disposizione di legge c’è un dato fondamentale che deve essere evidenziato. Prima ancora che nella nostra Costituzione esiste nella cultura giuridica democratica ormai da secoli il principio dell'”habeas corpus” per cui la libertà personale si può limitare solo in presenza di reati accertati dal giudice. Nel caso dei Cpt siamo di fronte a una palese violazione di questo principio democratico direi per eccellenza. Ci troviamo di fronte a una limitazione della libertà personale non solo in assenza di reato ma in assenza persino di un fatto che attiene al comportamento del migrante. Si pensi che nella legge è prevista la detenzione persino nel caso in cui manchi il vettore – vale a dire il mezzo – per provvedere all’espulsione. Insomma nei Cpt si verifica una distorsione dei principi fondamentali della civiltà giuridica dei moderni sovvertiti da questa normativa.

Possibile che a livello europeo non si possa provvedere in alcun modo?

Purtroppo, al di là delle convenzioni internazionali e che prevedono la tutela della dignità delle persone, la situazione europea in materia di immigrazione e di interventi finalizzati all’espulsione non è purtroppo molto rosea. Insegna ciò che si è verificato in Spagna. Questo è il punto, direi la considerazione finale. Questa legislazione, la nostra legislazione, è in qualche modo il coerente risultato di politiche migratorie fondate sul proibizionismo. Il problema dei centri di detenzione si risolve non solo con la richiesta di chiusura ma solo con diverse politiche migratorie fondate non sulla cultura dell’esclusione ma dell’accoglienza. Altrimenti il caso Lampedusa non può che essere considerato come l’anello finale di un sistema dove la detenzione amministrativa diventa lo strumento per dare parvenza di effettività solo a politiche di questo tipo. La richiesta di chiusura dunque va fatta ma deve essere affiancata da una richiesta di profonda modifica delle politiche migratorie europee.