I comunisti ci sono

I comunisti ci sono, sono tanti e vogliono un grande partito comunista. Si può riassumere così il messaggio del bellissimo corteo di sabato scorso (11 ottobre) a Roma. Pochi si aspettavano una partecipazione così enorme, dopo la sconfitta elettorale di aprile e con alcune forze della sinistra logorate da divisioni interne. Anche tra gli organizzatori non mancavano le perplessità e i dubbi, c’era chi non riteneva necessario in questo momento un corteo. E fino all’ultimo i mezzi di informazione hanno tentato di oscurare la nostra manifestazione contro il governo Berlusconi, dando notizia solo dell’iniziativa concomitante di Antonio Di Pietro. Qualcuno (Riccardo Barenghi su La stampa) aveva addirittura predetto che in piazza avrebbero sfilato solo “zombies”.
Invece la risposta è stata eccezionale. Centinaia di migliaia di compagni venuti da tutta Italia, un corteo straordinario, combattivo e nello stesso tempo propositivo come non si ricordava dai tempi delle grandi manifestazioni organizzate dal Pci.

C’erano tante associazioni territoriali, tanti soggetti diversi della sinistra. Ma quello di sabato è stato un corteo e una piazza soprattutto di comunisti. E di comunisti molto determinati a rivendicare con orgoglio la propria identità, come hanno dimostrato le contestazioni agli esponenti vendoliani e allo stesso Bertinotti, le cui frasi sul comunismo diventato “indicibile” venivano bocciate persino dalle magliette ironiche di alcuni compagni. Il serpentone che si è snodato attraverso la capitale era gremito di bandiere rosse con la falce, il martello e la stella, le nostre bandiere dei Comunisti italiani e quelle di Rifondazione. Questa volta in corteo non c’erano solo spezzoni separati, divisi per il partito di appartenenza: i compagni si univano, si mischiavano, le bandiere del Pdci e di Rc erano l’una accanto all’altra, si confondevano.

Quando dal palco ha preso la parola Ciro Argentino, il nostro compagno operaio, per invitare i comunisti all’unità, tutta la piazza è esplosa gridando “uno! uno! un partito!” e si è ascoltato un vecchio slogan diventato attualissimo: “Non c’è vittoria non c’è conquista senza un grande partito comunista”. Si rimprovera spesso alla piazza di essere emotiva e irrazionale: questa volta invece la piazza ha dimostrato una grande saggezza. Ha indicato che si deve costruire un unico partito comunista, più grande di noi, più grande di Rifondazione. Ha detto a tutti che una forza comunista in Italia è ancora possibile ed è necessaria.