«Ho avuto davvero paura. Della polizia»

E’ ancora visibilmente scosso e preoccupato David Hammerstein, europarlamentare spagnolo dei Verdi e vicepresidente della commissione petizioni da lunedì in val Susa. Tutto si aspettava, ma le botte proprio no. «Ho avuto veramente paura – dice – Mi sono davvero sentito in pericolo questa mattina (ieri, ndr)».

Avete temuto per la vostra incolumità?

Sì, assolutamente. La situazione era molto tesa, ce ne siamo resi conto fin dal nostro arrivo. Ma questa mattina (ieri, ndr) dopo averci trattenuto nel pullmino per una ventina di minuti gli agenti di polizia ci hanno fatti scendere. Eravamo davanti alla gente, cittadini che se ne stavano lì a chiedere di poter passare il posto di blocco per andare a lavorare. Ad un certo punto ho sentito spingere. Ma non era la folla. Era la polizia che spingeva. Ho avuto paura. Avevo il passaporto diplomatico in mano e gridavo “fermi, fermi”. La gente era tutta con le mani in alto. Sapevo che se qualcuno avesse abbassato le mani sarebbero partiti con i manganelli.

E poi cosa è successo?

Io ho cominciato a gridare “aiuto, aiuto”, lo dico senza problemi: ho avuto davvero paura. Ma la polizia continuava a spingere. Ad un certo punto mi è mancato il respiro, non ce la facevo proprio a respirare. E’ stato terribile.

Che cosa riporterà al parlamento europeo di questa esperienza?

Intanto penso che una sospensione dei diritti personali come quella a cui ho assistito non è accettabile. E penso anche che questa militarizzazione, questo utilizzo della polizia dimostri la debolezza delle argomentazioni e la paura di un dibattito onesto e aperto su tutto questo progetto. Non c’è dubbio che c’è bisogno di riallacciare il dialogo al più presto.

Però alla fine questo progetto non vi ha convinti, vero?

Noi non siamo un tribunale. Siamo una delegazione e siamo venuti qui per sentire tutte le voci in campo. Dobbiamo riportare al parlamento ciò che abbiamo visto. E posso dire che questo caso non è chiuso con la nostra presenza. Chiederemo uno studio indipendente su questo progetto perché c’è un contrasto totale tra la posizione del governo e quella delle popolazioni. L’università di Siena, per esempio, dice che in queste montagne è stata rilevata la presenza di amianto, ma i tecnici della regione ci hanno detto che non è così. Ora, mi chiedo: possibile che ci siano due scienze? Questo per dire che è evidente la necessità di dialogo, ma dovremo anche verificare che le direttive e le regolamentazioni europee siano applicate correttamente e le disposizioni del trattato rispettate.

Il presidente della commissione petizioni, Michael Cashman ha parlato di necessità di una valutazione indipendente dell’intero progetto.

Non c’è dubbio che ci sono molti buchi. Non siamo riusciti ad avere tutte le risposte alle nostre domande. Noi siamo venuti qui su richiesta della popolazione e la nostra intenzione era quella di circolare pacificamente per sentire tutte le parti in causa. Non possiamo però non rilevare che l’occupazione del sito di Venaus durante la notte (tra lunedì e martedì, ndr) è stata un affronto alla popolazione locale che protesta pacificamente contro l’inizio del primo cantiere di sondaggio. Per noi è stata una sorpresa questo trattamento da parte delle forze dell’ordine, che però, va sottolineato, eseguono ordini. Non è normale questo trattamento visto che sia le autorità nazionali che quelle regionali sapevano della nostra presenza in val Susa.