Hezbollah arriva primo nella corsa a ricostruire

C’è chi ne parla con orgoglio, e chi con timore. Il fatto però è inconfutato: l’organizzazione degli Hezbollah è stata capace di dare assistenza alla popolazione sfollata durante i bombardamenti israeliani, per quanto possibile, e ora è la più pronta nei primi sforzi di ricostruzione.
Un servizio di Irin news (notiziario on-line di Ocha, il Coordinamento per gli affari umanitari dell’Onu) spiegava che a Beirut e nei suoi devastati sobborghi meridionali la rete di soccorso organizzata e finanziata da Hezbollah ha aiutato centinaia di migliaia di sfollati a sopravvivere.
Il servizio, datato 14 agosto, cita Haj Abbas Zaher al-Din, coordinatore per la zona di Beirut: dice che ha avuto a disposizione 500mila dollari per le operazioni di soccorso, e che è riuscito a organizzare un sistema abbastanza efficente anche se ha lavorato in una sistemazione provvisoria, poiché le sedi centrali di Hezbollah nella capitale libanese sono stati bombardati. A Beirut sono arrivate 38mila famiglie sfollate e bisognose di aiuto, dice il dirigente Hezbollah, tutte scappate dal Libano meridionale. Oltre 8.500 famiglie sono state alloggiate nelle scuole della città – i dati sul numero di persone, adulti, bambini e necessità specifiche della popolazione sfollata sono registrati nei computer dell’organizzazione. Delle restanti 29mila famiglie il 70% è ospitato in case private da parenti o amici, e anche queste sono registrate così da ricevere aiuti alimentari e in qualche caso in denaro (da 100 a 300 dollari la settimana per le famiglie più bisognose). Circa 700 incaricatio di Hezbollah (in genere stipendiati) hanno lavorato nei 13 distretti della capitale. Poi ci sono le cucine collettive, che hanno sfamato con almeno un pasto caldo al giorno migliaia di persone: l’articolo di Irin cita la mensa popolare di Noueiri, Beirut sud-orientale, che ha aperto il secondo giorno del conflitto e continua a lavorare.
Un allarmato servizio del New York Times dal Libano descriveva ieri una rete di soccorso altrettanto efficente, dispiegata nelle zone devastate del Libano meridionale fin dal momento in cui sono state sospese le ostilità, lunedì scorso. «Mentre Israele cominciava a ritirarsi, centinaia di membri di Hezbollah si sono sparsi in decine di villaggi attraverso il Libano meridionale per cominciare a ripulire, organizzare e stimare i danni». Parla di bulldozer che avevano già cominciato a aprire passaggi attraverso i cumuli di macerie: «Strade bloccate dai resti di edifici sono ora, appena un giorno dopo il coprifuoco, pienamente praticabili». Ambulanze («grandi e nuove, con le luci lampeggianti») rimuovono i cadaveri e li portano a sepoltura, giovani uomini con walkie-talkie e blocchi d’appunti prendono nota dei danni. «La reputazione di Hezbollah come un efficente servizio sociale di base, in contrasto con il governo libanese visto come inefficente – era evidente ovunque», constata il giornale newyorkese.
Zaher al-Din dichiara a Irin news che Hezbollah non ha ricevuto nessun finanziamento diretto dalle organizzazioni umanitarie internazionali che stanno lavorando a Beirut. E’ sostenuta invece dalla Bushra Association, gruppo di una ventina di imnprenditori e gente d’affaro che dal 1993 finanziano le attività assistenziali dirette alla popolazione colpita dall’occupazione tra il 1978 e il ’90, e ora dalla guerra. «Il governo si è mosso con almeno due settimane di ritardo», dice a Irin un rappresentante dell’associazione Bushra, che ha finanziato con 20mila dollari cinque mense popolari a Beirut: «Hezbollah ha più esperienza in questo tipo di operazioni».
Il New York Times individua altrove la fonte dei finanziamenti del «partito di dio» libanese, e scrive: Hezbollah «sta già dominando gli sforzi per ricostruire, con un torrente di denaro proveniente dall’Iran con il suo petrolio».
Certo faceva impressione il discorso pronunciato martedì dal leader Hezbollah, lo sceicco Hassan Nasrallah. Ha offerto denaro per ricomprare il mobilio e pagare un affitto a tutte le famiglie libanesi che hanno perso la casa; ha detto che «a completare la vittoria verrà la ricostruzione». A ricostruire ponti e strade sarà ovviamente lo stato, ma Hezbollah aiuterà le famiglie a rifarsi casa con una somma iniziale di 10mila dollari per ciascuna, ha detto Nasrallah. Ha anche ammonito contro eventuali aumenti speculativi dei prezzi.
Tanto che sul quotidiano libanese The Daily Star un commentatore, Rami Khouri, ha notato che il discorso di Nasrallah «sembrava quello che un presidente o un primo ministro dovrebbe rivolgere alla nazione dopo un terribile mese di distruzione e sofferenza umana»: «La sua prominenza è una delle importanti ripercussioni politiche di questa guerra».