Hasta la vista, Mr. Bush

ll vertice delle Americhe a Mar del Plata, in Argentina si è chiuso ieri con un nulla di fatto. Ossia in parole povere è fallito. Ossia è stato un trionfo.
Il nodo spinoso da sciogliere era, ancora una volta, quello dell’Alca. I 33 capi di stato e di governo nel pomeriggio si sono riuniti di nuovo per un meeting non previsto dal programma nel tentativo di trovare un compromesso fra quanti – l’americano Bush, il messicano Fox e il colombiano Uribein testa – chiedono che il documento finale contenga un passo in cui si annuncia la ripresa dei negoziati per l’Accordo di libero commercio nel 2006 e quelli – l’argentino Kirchner e il venezuelano Chavez a spade sfoderate – non ne vogliono più sentire parlare: Kirchner, sostenuto con discrezione ma con fermezza dal brasiliano Lula, almeno fino a quando gli Usa non avranno abolito le sovvenzioni interne e gli sbarramenti esterni eretti a difesa della loro agricoltura, Chavez per ragioni nitidamente ideologiche. Anche se gli ardui negoziati dell’ultimo minuto a porte chiuse si dovessero concludere (troppo tardi per gli orari del manifesto) con un accenno all’Alca, è del tutto evidente che si puo parlare di fallimento, ossia di trionfo.
Bush non ha neppure aspettato la fine ed è partito per Brasilia. Dove questa mattina ci sarà un incontro e una grigliata con Lula in una capitale brasiliana in stato di guerra, coperta di scritte contro «l’assassino Bush» e tuttavia percorsa da cortei e manifestazioni di protesta.
Forse Bush non avrà visto le massicce proteste che hanno accompagnato i suoi due giorni in Argentina – il grande meeting allo stadio di Mar del Plata con Chavez, Maradona, le Madri della Piazza di Maggio, il boliviano Evo Morales, il serbo Emir Kosturica, il cubano Silvio Rodriguez e Manu Chao – e neppure gli scontri fra la polizia e i settori più duri e furenti dei piqueteros che hanno cercato di arrivare fin sotto l’hotel Hermitage sede del vertice; forse non vedrà neanche le scritte e le marce di protesta che lo accompagneranno oggi nel tragitto dall’hotel Blue Tree di Brasilia alla Granja do Torto, dove incontrerà e forse si degnerà di provare il churrasco preparato da Lula Ma qualcuno gli avrà raccontato qual è stato il «benvenuto che si merita> ricevuto in Argentina e Brasile.
Ieri in Argentina, oggi in Brasile, meno di un mese fa in Spagna dove il vertice ibero-americano di Salamanca si era chiuso con il rigetto esplicito del «blocco« contro Cuba.
Forse qualcuno dei suoi gli spiegherà perché mai gli Stati uniti sono diventati il “Illrget” di tanta ripulsa e di tanto odio.
Forse l’ha capito da solo anche stando chiuso nei saloni ovattati dell’ Hermitage e del Blue Moon di Brasilia. Perché Kirchner non gliele ha mandate a dire, prima nel colloquio a due, che poi l’argentino ha definito “franco e crudo”, e più tardi nel suo discorso di inaugurazione del vertice, in cui gli ha ricordato a muso duro la responsabilità «ineludibile e imperdonabile»» degli Usa e dell’Fmi nel disastro sociale dell’America latina Parole dure, dette in faccia, e atteggiamento ancor più netto quando Kirchner ha annullato, l’incontro a quattr’occhi con Fox dopo che il messicano se n’era uscito con una sparata grossolana (alla Bush) – «Se qualche paese non vuole l’Alca, gli altri vadano avanti per conto loro e lo facciano» -, in riferimento diretto ai 4 del Mercosud e al Venezuela Ieri Fox ha tentato una goffa retromarcia rilanciando l’ipotesi di un’entrata a pieno titolo del Messico (unito a Usa, Canada e Cile nel Nafta) nel Mercosud «nel primo semestre dell’anno prossimo. Tanto lui sarà già con un piede fuori dal palazzo presidenziale di 10s Pinos, visto che in luglio ci saranno le elezioni per cui non potrà rendere ancora per molto i suoi servigi a Bush.
Il vertice è fallito quindi è stato un trionfo. Se Bush è stato il protagonista in negativo, Chavez, Kirchner e Maradona sono stati i protagonisti in positivo. Per il pirotecnico leader venezuelano è stato una sorta di consacrazione nel ruolo di bestia nera degli americani in America latina. Al contro-summit nello stadio di Mar del Plata, venerdì, ha parlato per due ore e mezzo a ruota libera suscitando l’entusiasmo dei 40 mila presenti. Un torrente di parole, l’integrazione latino-americana, Alba – Alternativa bolivariana all’Alca -, ma anche Alcha,
una sigla nuova che sta per Alianza contra el hombre (e per questa alleanza contro la fame “il Venezuela offre l0 miliardi di dollari”). D’altra parte il summit delle Americhe non aveva come tema «creare lavoro per affrontare la povertà)? ( Grazie anche a Lula. Che se ha tenuto un profilo basso a Mar del Plata (non è stato invitato al contro-vertice che, dice, «non sapevo neanche che ci fosse”), ha tuttavia contribuito a far fallire – cioè trionfare – il vertice, come accadde a Cancun nel 2003 nel summit del Wto: non si è detto contrario al libero commercio ma a patto che sia davvero libero e non gli sembra il caso di parlare di Alca prima che si concludano i negoziati (peraltro impantanati) del Doha RolUld, in dicembre a Hong Kong.
Oggi Lula parlerà e pranzerà con Bush, di cui. dice l’americano, è diventato un beniamino sia per la sua politica economica ultra-ortodossa sia in funzione di contenimento di Chavez. Ieri in tutte le principali città del Brasile – da Rio de Janeiro a San Paolo, da Salvador de Bahia a Belo Horizone, da Porto Alegre a Brasilia ci sono state manifestazioni di ripudio per l’arrivo di Bush. Oggi mentre assaggerà la grigliata e passeggerà per il giardino tropicale della residenza (neanche a parlare di mettere la testa fuori), per la Espanada dos Ministerios sfilerà una manifestazione che gli darà «il benvenuto che merita). Fra gli altri ci sarà la Cut, il sindacato vicinissimo a Lula, il Movimento dei Sem Terra e la Commissione pastorale dei vescovi brasiliani. Un messaggio non solo per Bush.