«Hanno taroccato i conti. Il peggio deve ancora arrivare.»

Questi numeri sul deficit quale scenario lasciano intravedere?
Il peggio deve ancora arrivare. Siamo in presenza, oltre ai vecchi vizi che avevamo denunciato, ovvero sovrastima della crescita con valori molto consistenti con uno sforamento di oltre otto punti di pil, contro lo 0, 6% dei precedenti governi di centrosinistra; sottostima della spesa per il pubblico impiego, con uno scostamento che vale circa un punto di pil; falsi risparmi sui cosiddetti consumi intermedi, per un valore di circa10 miliardi di euro l’anno; anche della riduzione in cifra assoluta della spesa per il personale.

Puoi spiegarti meglio?

Certo. Nel Dpef 2005-2008 avevano dichiarato che nel 2006 la spesa per il pubblico impiego sarebbe stata 159 miliardi. Ad un certo punto questa cifra è stata abbattut a 154 miliardi. Adesso nella trimestrale di cassa il governo è risalito a 161. Ciò dimostra che avevano taroccato i conti. Si spiega così come il fabbisogno di cassa cifrato ancora tre mesi fa in 55,8 miliardi di euro ora ammonti, nella Trimestrale, a ben 66,5 miliardi. Il fabbisogno del settore pubblico del 2006 raggiunge così in 73,3 miliardi di euro pari al 5% del Pil e porta il rapporto debito-Pil al 108%.

Avevano già taroccato i conti sugli immobili poi risistemati grazie all’intervento del Fondo immobiliare. Se un amministratore di condominio facesse Una casa del genere l’aspetterebbe il tribunale. E’ un vero e proprio trucco contabile. Tutte queste cose unite a promesse impossibili scaldano a tal punto i mercati finanziari che prima o poi ce la fanno pagare. Voglio far notare che nei giorni scorsi il premio di rischio sui titoli di Stato è aumentato di un miliardo e mezzo di euro, dieci punti base.

Come ti sei spiegato l’atteggiamento sempre molto prudente di Bruxelles?

Il punto è che erano nei guai quelli più forti di noi. Questo vantaggio politico e psicologico, però, si è per noi esaurito perché nel mentre Francia e Germania sono rientrati entro i parametri e quindi ora l’attenzione è tutta su di noi. Con questi ultimi sforamenti ormai stiamo intorno al cinque per cento. E speriamo che non sia di più perché si parla di altre regalìe dell’esecutivo ad un giorno dalle elezioni.

Torna l’idea di creare una società ad hoc le cui azioni una volta piazzate sul mercato potrebbero servire a riparare le falle del debito…

Quella che loro hanno in mente è una cosa che ci porterebbe dritti alla situazione Argentina. Se vendi il patrimonio per far fronte alle spese di tutti i giorni arriverà un momento in cui non ce la fai più. Un conto è l’indebitamento per l’investimento e un conto è l’indebitamento per il puro consumo. L’esecutivo pretende che i comuni vendano i beni immobili per abolire l’Ici. Ma i comuni come li garantiscono i titoli comunali? O diventa una fregatura per Stato e Comuni o una fregatura per gli investitori che si renderanno presto conto di avere di fronte una società fasulla. Sono critico anche nei confronti del centrosinistra che a queste amenità non ha risposto con la forza sufficiente.

Come influisce questa pesantezza dei conti pubblici sulla ripresa economica?

La pesantezza dei conti influisce in modo negativo perché nei prossimi mesi si dovranno fare manovre di correzione molto pesanti. Sia che incida sulla famiglie, sia sulle imprese finirà per mettere zavorre alle possibilità di ripresa. L’Ici sulla prima casa vale quattro miliardi, e non due e mezzo, e redistribuisce le risorse verso i ceti medio-alti, gli stessi che hanno beneficiato della riduzione dell’Irpef. Ma non è detto che quelli consumeranno, e quindi saranno in grado di far ripartire l’economia. Invece la proposta del centrosinistra di intervenire sul cuneo fiscale potrebbe avere un effetto congiunturale di qualche significato.

C’è o no in Italia una questione patrimoniale?

La ricchezza si è concentrata in un gruppo ristretto di ceti. La distribuzione del reddito ha favorito il mondo del lavoro indipendente, come dice Bankitalia, e poi per quel che riguarda le fortune più rilevanti, ha avuto un gran peso l’inesistente tassazione delle grandi speculazioni. I flussi di ricchezza vanno verso l’estero o verso la speculazione immobiliare. Queste grandi fortune di tipo finanziario non solo sono socialmente inique ma hanno come effetto una sottrazione reale di risorse da investire in Italia