Hamas: »Sì di Israele a scambio prigionieri»

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha ieri rifiutato un incontro con il primo ministro Ismail Haniyeh a causa delle parole pronunciate da quest’ultimo in occasione della preghiera del venerdì. «Non si può riportare indietro la ruota della storia», aveva detto Haniyeh in un passaggio del discorso tenuto alla moschea, in riferimento alle trattative per il riassetto di un esecutivo palestinese e all’ipotesi di nuove elezioni.
Un atteggiamento contraddittorio rispetto alle dichiarazioni di alcuni portavoce del movimento islamico, che, in contemporanea, hanno espresso aperture verso l’ipotesi di un governo tecnico, che secondo la presidenza rappresenta l’ultima spiaggia per rendere accettabile agli occhi della comunità internazionale un governo palestinese. Durante una riunione del consiglio dei ministri tenutasi ieri a Gaza Haniyeh è tornato invece sulla soluzione indirizzata alla formazione di un governo di unità nazionale sulla base del “documento dei prigionieri” ideato da Marwan Barghouti.

L’altalena di dichiarazioni sulla formazione del nuovo governo da parte dei vertici dell’esecutivo palestinese mostra la difficoltà in cui si trova Hamas nell’attuale fase politica. Una conferma è l’incontro tenuto ieri dal premier con figure di spicco del settore privato palestinese, che hanno tentato di persuadere Haniyeh del fatto che un governo di tecnici non va considerato un “colpo di Stato”, bensì una soluzione che potrebbe consentire ai palestinesi, come all’attuale governo, di uscire da una crisi di cui non si vede lo sbocco. Non emerge insomma da parte del governo Haniyeh una posizione netta, chiara o univoca sulla questione del nuovo governo.

Nel corso della nuova giornata di controversie tra Hamas e Fatah è stata diffusa la notizia, ripresa ieri dal quotidiano israeliano “Ha’aretz”, dell’accettazione da parte di Israele di scarcerare detenuti palestinesi, fra cui esponenti di Hamas in cambio del rilascio del soldato Gilad Shalit. L’annuncio fa capo al principale consigliere di Haniyeh, Ahmed Youssef, che ha parlato di passi significativi verso la soluzione della crisi.

Il portavoce di Haniyeh ha anche rivelato che esponenti delle due principali forze politiche palestinesi si incontreranno questo fine-settimana al Cairo in un ennesimo tentativo di dialogo e mediazione al fine di frenare la profonda crisi politico-istituzionale palestinese e soprattutto la spirale di violenza che vede coinvolti milizie e forze di sicurezza legate all’una e l’altra parte.

A tale proposito Youssef ha anche citato un’iniziativa del Qatar volta al raggiungimento di un cessate il fuoco tra i palestinesi. A dimostrazione della debolezza di ogni tentativo di mediazione interna e del fallimento dell’ultimo accordo sulla sicurezza a cui hanno apposto la firma giovedì notte alti rappresentanti di Hamas e Fatah è intervenuta ieri una violenta manifestazione tenuta a Gaza City da uomini appartenenti a Forza 17, la cosiddetta guardia presidenziale. I manifestanti, che lamentavano il mancato pagamento degli stipendi arretrati prima della festività dell’Aid al-Fitr (alcuni salari sono stati liquidati agli impiegati con il reddito minore grazie a fondi dell’Unione Europea), hanno bloccato, armi in pugno, le strade della città, bruciato copertoni, esploso colpi e minacciato i negozianti che non si erano affrettati a chiudere i battenti. I nuovi disordini sono intervenuti ad appena ventiquattr’ore dalla sparatoria in cui si è trovato coinvolto convoglio del primo ministro.

Mentre Gaza City è ieri è rimasta ostaggio di uomini armati legati a Fatah, il ministro degli esteri Mahmoud al-Zahhar ha annunciato che il governo è pronto a schierare uomini della “forza esecutiva” (Hamas) anche nella West Bank, al fine, secondo le dichiarazioni del ministro, di difendere membri del parlamento e ministri appartenenti al movimento islamico. Un dispiegamento di forze armate in opposizione a quelle legate alla presidenza. Che si tratti di difendere i ministri o parlamentari lo scenario è quello della difesa di palestinesi da altri palestinesi, così come di palestinesi schierati in armi in opposizione ad altri palestinesi. Lo stesso ministro, in occasione di un raduno di sostenitori di Hamas a Khan Younis (Gaza), non ha mostrato timori rispetto all’ipotesi di un ritorno alle urne, dicendosi certo del fatto che Hamas vincerà di nuove le elezioni, sia amministrative che politiche.

Intanto proseguono le operazioni militari dell’esercito israeliano (Idf) a sia a nord che a sud della Striscia di Gaza. Ieri mattina, Ad est di Rafah (sud), l’Idf ha provocato la morte di un civile, Baraka Amour, 50 ucciso all’alba mentre si recava alla moschea. L’offensiva militare israeliana in corso nel nord della Striscia vede impiegati venti carri armati che bloccano l’ingresso della località di Beit Hanun dove sono stati, fino a ieri sera, registrati scontri tra soldati israeliani e miliziani palestinesi.