Hamas: «Nessuno interferisca»

Ostenta sicurezza il gruppo dirigente di Hamas di fronte alle reazioni internazionali negative seguite alla sua netta affermazione elettorale in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est. Ieri la guida suprema del movimento islamico, Khaled Mashaal, da Damasco, ha ammonito chi cercherà di mettere sotto pressione il futuro governo di Hamas. «Coloro che puntano sul nostro fallimento si sbagliano – ha detto – siamo riusciti nella resistenza e riusciremo nella politica, le riforme e il cambiamento». Mashaal ha anche ribadito che «fino a quando ci sarà l’occupazione israeliana ci sarà la resistenza palestinese». Ha quindi attaccato gli Stati uniti e Israele affermando che «la comunità internazionale ha innalzato lo slogan della democrazia e adesso deve rispettare il risultato della democrazia». Infine ha annunciato la formazione di un «esercito palestinese», attraverso la fusione di tutte le fazioni armate, incluso il suo braccio militare, le Brigate Ezzedin al Qassam. Non teme gli effetti delle minacce internazionali la leadership Hamas che ieri, attraverso un altro dei suoi principali dirigenti, Ismail Haniyeh (indicato come il futuro premier) ha respinto il «ricatto» dei paesi donatori. «Questi aiuti – ha denunciato Haniyeh – non possono essere una spada sulla testa del popolo palestinese e non sarannno un elemento per ricattare il nostro popolo, per ricattare Hamas». Venerdì l’Amministrazione Bush che nel 2005 ha donato fondi per 380 milioni di dollari all’Anp e per il 2006 ne aveva messi in bilancio altri 244, ha annunciato che i finanziamenti verranno interrotti se il nuovo governo palestinese non riconoscerà Israele e rinuncerà alla lotta armata. L’Unione Europea, che è il donatore più generoso con quasi 600 milioni di euro, al momento non ha minacciato direttamente il taglio degli aiuti ma l’atteggiametnto di Bruxelles sarà più chiaro quando la cancelliera tedesca Angela Merkel incontrerà domani a Ramallah, il presidente palestinese Abu Mazen. La sospensione dell’aiuto internazionale all’Anp è una ipotesi molto concreta e Hamas ha annunciato che invierà una sua delegazione nei paesi arabi e in altre nazioni estere con l’obiettivo di chiarire le posizioni del movimento islamico. Intanto l’ex presidente Usa Bill Clinton ha invitato le parti coinvolte ad evitare scelte avventate. «Se hai davvero fiducia in te stesso, allora non devi aver paura di parlare, con nessuno», ha detto Clinton. Senza citare direttamente Bush, ma introducendo la riflessione su cosa dovrebbe fare l’amministrazione americana dopo la vittoria elettorale di Hamas, Clinton ha fatto l’esempio dell’Irlanda del Nord dove «con un lungo e difficile dialogo si è arrivati al cessate-il-fuoco nel 1995». Israele intanto non cambia la sua posizione. Amos Gilad, il consigliere del ministro della difesa Shaul Mofaz, ha avvertito che se Khaled Mashaal provasse a rientrare a Gaza «verrebbe immediatamente arrestato». In precedenza la radio israeliana aveva annunciato che i dirigenti di Hamas non potranno spostarsi tra Gaza e Cisgiordania.