Hamas, Mosca rompe l’embargo

La filosofia di Mosca è che per ottenere da Hamas il riconoscimento d’Israele e le altre concessioni che la Comunità internazionale pone come pre-condizione per garantire il sostegno finanziario al nuovo esecutivo palestinese bisogna iniziare a lavorare con gli islamisti. Detto fatto: rompendo l’isolamento internazionale decretato dagli altri tre membri del Quartetto (Usa, Ue, e Onu) la Russia ha annunciato ieri l’arrivo «urgente di risorse finanziarie in un tempo molto breve» nelle casse della nuova Autorità nazionale palestinese guidata dagli islamisti al governo a Ramallah.
Venerdì sera il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, aveva alzato la cornetta e ne aveva parlato al telefono direttamente con il presidente palestinese Abu Mazen. Un comunicato ieri ha confermato ufficialmente la decisione di Mosca d’intraprendere una strada diversa da quella dell’intransigenza di Washington, Tel Aviv e delle capitali dell’Europa occidentale. Già due giorni fa Lavrov aveva lasciato intendere le sue intenzioni, quando aveva denunciato che è sbagliato negare gli aiuti ai palestinesi «soltanto perché con elezioni democratiche hanno eletto un governo costituito interamente da membri di Hamas». La Russia è del resto l’unica grande potenza che ha ricevuto in visita ufficiale il premier palestinese Ismail Haniyeh.
Resta comunque l’enorme problema del congelamento degli aiuti dell’Unione europea che, con circa 500milioni di euro ogni anno, rappresenta il primo donatore che tiene in vita un’economia (schiacciata dall’occupazione militare israeliana che va avanti dal 1967) che si basa quasi interamente sull’assistenza internazionale. E il blocco degli aiuti sta avendo i primi disastrosi effetti politici. Khaled Meshaal, ha dichiarato ieri da Tehran che «l’Occidente vuole affamare il popolo palestinese» con la decisione di tagliare gli aiuti. «Pensavamo – ha proseguito il leader di Hamas in esilio a Damasco – che gli europei con le loro pretese democratiche avessero un atteggiamento più razionale e giusto nei confronti dei palestinesi ma ora vediamo che persino gli europei si muovono in linea con gli Stati Uniti e ci fanno pressioni». «Non nutriamo più speranze nei confronti degli europei e ci affidiamo a Dio ed alla nostra volontà unita». «Il nuovo governo in Palestina non riconoscerà mai Israele e non ci sarà altro modo che la resistenza per scacciare il nemico dalle nostre terre».
Anche nei Territori occupati l’isolamento di Hamas sta iniziando a produrre i primi risultati. Ieri mattina decine di poliziotti hanno fatto irruzione in un edificio governativo a Khan Younis (nel sud della Striscia di Gaza), protestando violentemente per il mancato pagamento dei salari. Il ministro delle finanze, Omar Abdel-Razek, si è detto «meravigliato» per la protesta, visto l’isolamento internazionale in cui si trova al momento l’Anp. «Chiunque sa che il mancato pagamento dei salari è il risultato dell’isolamento forzato in cui si trova il popolo palestinese ed il governo – ha commentato Abdel-Razek davanti alle telecamere di al Jazeera -. Tutti sanno che le casse sono vuote e che non abbiamo abbastanza soldi per pagare i salari».
Il leader di Fatah Marwan Barghouti, dal carcere israeliano in cui è recluso – in serata ha rivolto un appello alla riconciliazione con Hamas per cercare una soluzione alla crisi. Barghouti ha sottolineato la necessità di avviare un «vero dialogo» tra le parti, visto che «i rischi cui facciamo fronte sono alti».