Hamas messa alle strette apre al governo tecnico

Mentre il governo israeliano dà il via a una nuova offensiva militare su Gaza, la vicenda del soldato Gilad Shalit rischia trasformarsi nell’ennesimo cavallo di Troia per il governo di Ismail Haniyeh. Sulla questione delle trattative sul rilascio del soldato in cambio della scarcerazione di detenuti politici palestinesi ha fatto ieri capolino l’ombra accordi tra Teheran e la leadership di Hamas in esilio a Damasco. Secondo rivelazioni diffuse dal quotidiano israeliano “Yedioth Ahronoth”, il governo iraniano avrebbe consegnato a Khaled Mashal, capo dell’ufficio politico di Hamas, 50 milioni di dollari al fine di ostacolare l’imminente conclusione dell’accordo grazie al quale Shalit avrebbe dovuto essere consegnato ai mediatori egiziani o a delegati della Croce Rossa, e da questi ad Abu Mazen in occasione dell’Eid al-Fitr (festa di fine Ramadan, n. d. r.), mentre Israele avrebbe liberato alcune centinaia di detenuti palestinesi. Hamas ha smentito la notizia, dichiarando, attraverso il portavoce Fawzi Barhum di non consentire a nessuno «di intervenire negli affari interni del governo palestinese». Per il ministro delle Infrastrutture israeliano Benyamin Ben Eliezer il fallimento degli accordi è da attribuirsi ad Hamas. «L’Egitto ha lavorato a un accordo che noi abbiamo accettato. Ma all’ultimo momento, tutto è cambiato da parte di Hamas e sopratutto di Khaled Mashal», ha dichiarato ieri il ministro israeliano. A conferma della responsabilità del leader esiliato di Hamas sul blocco del rilascio di Shalit sono circolate indiscrezioni sull’irritazione espressa dal capo dei sevizi di sicurezza egiziani Omar Suleiman nei confronti di Meshal.
Sul versante politico il governo palestinese, che si ritrova stretto tra la morsa dell’isolamento internazionale ed il boicottaggio interno ad opera di Fatah con il sostegno degli Stati Uniti, da una parte si è dichiarato favorevole ad un accordo sulla formazione di un governo “tecnocrate”, dall’altra ha definito l’ipotesi di un referendum, riproposta a sorpresa dal presidente Abu Mazen, un colpo di Stato. In un articolo comparso sulla stampa palestinese Ahmed Youssef, consigliere politico del primo ministro Ismail Hamiyeh, ha ieri ammesso la sconfitta indotta del suo governo, che, scrive Youssef «non si aspettava che le pressioni e l’assedio imposto al nostro popolo fossero così duri, così forti e di così vaste dimensioni», aggiungendo, «avevamo fatto una scommessa e ci aspettavamo dall’’occidente, ed in particolare dall’Europa, una chance per dare uno sbocco alla nostra causa e credevamo che il mondo arabo ci avrebbe appoggiato».

Invece grazie alla chiusura dell’occidente, altri soggetti hanno allargato il proprio margine di manovra nelle questioni palestinesi.

E’ del tutto evidente come i legami di Hamas con il regime degli Ayatollah preoccupino lo Stato ebraico. Come è evidente che la polarizzazione tra Islam e forze laiche non ha giovato allo scenario regionale, tantomeno all’ipostesi della ripresa di colloqui di pace con Israele.

La nuova fase dell’offensiva dell’esercito israeliano (Idf) su Gaza, ha ribadito ieri il ministro della Difesa Peretz, ha come obiettivo la ricerca e neutralizzazione dei tunnel sotterranei utilizzati dalle milizie per il rifornimento di armi di cui, secondo Israele, principali finanziatori sarebbero gli iraniani che cercherebbero di trasformare le milizie palestinesi in una sorta di Hezbollah: «Il cambiamento di qualità delle armi che entrano a Gaza e che potrebbe causare una grave escalation di violenza». Peretz ha aggiunto che il suo governo sventerà il tentativo di trasformare Gaza in un Libano del Sud. «Se elementi terroristici sono riusciti a introdurre decine di missili anti-carro nella Striscia, non aspetteremo che ne introducano ancora altre». Nel corso di scontri tra palestinesi e soldati israeliani in manovra di dispiegamento mercoledì sono rimasti uccisi 4 miliziani.

Il ministro della Difesa israeliano ha ieri sottolineato che Israele non ha interesse a «conquistare» Gaza e che le sue truppe avranno un «approccio umanitario». Tuttavia, ha aggiunto Peretz, la protezione dei cittadini israeliani viene prima di ogni altra cosa.

Secondo dati pubblicati ieri dall’Unicef diffusa ieri, il numero di minorenni uccisi quest’anno in Cisgiordania e a Gaza è pressoché raddoppiato rispetto allo scorso anno. Questo nonostante l’approccio umanitario». «Operazioni militari, bombardamenti, distruzione di abitazioni e check-point. » questo ciò che (i bambini palestinesi, n. d. r.) trovano ogni mattina quando vanno a scuola», ha affermato Anne Grandjean dell’Unicef.