Haiti. “Gli americani sono i peggiori nation builders del mondo”

“La tragedia che ha colpito il popolo haitiano è davvero scioccante: immagini di persone affamate, ferite, morte hanno sconvolto il mondo. Gli Stati Uniti, la più grande potenza del mondo occidentale, ha inviato la ‘USS Vincennes’ e altre forze per contribuire ai soccorsi. Ma io mi chiedo: è questa una missione genuinamente umanitaria o è il preludio di un’occupazione a lungo termine?”: lo scrive Chris Ford nel suo ‘blog’ ospitato dal portale neozelandese “Voxy.co.nz”. Prima di spiegare i motivi del suo dubbio, Ford premette di essere più che favorevole all’impiego dei militari nelle operazioni di soccorso e aggiunge: “ Sono compiaciuto del fatto che i militari americani abbiano riservato alcune loro risorse, come la “USS Vincennes”, invece di seminare morte e distruzioni in luoghi come l’Iraq e l’Afghanistan…”. Segue un articolato excursus storico su aspetti della politica estera di Washington a partire dalla cosiddetta ‘dottrina Monroe’, dal nome del Segretario di stato che la formulò nel 1823. Ford sostiene che sin da allora “ gli Stati Uniti hanno agito per dominare l’America Latina allo scopo di conservare la loro egemonia economica, politica, culturale e sociale nella regione… negli ultimi tre secoli Washington ha impegnato truppe in molti paesi latino-americani per sostenere regimi amici e il ‘business’ americano nell’area. Molti paesi hanno subito attacchi e lunghe occupazioni militari ,inclusa la Repubblica Dominicana, Panama, Venezuela, Nicaragua, Messico ed El Salvador, tanto per nominarne qualcuno”. E Haiti, a suo parere, “ è stata in passato di particolare rilevanza strategica per gli Stati Uniti” come confermerebbe l’occupazione militare attuata dal 1915 al 1934, attuata all’origine per impedire una rivolta popolare guidata da Charlemagne Peralt. “ La soppressione di questa rivolta – sottolinea Ford – permise agli americani di imporre la loro autorità sul paese e in pratica di governarlo per 20 anni; 3250 haitiani vennero uccisi dalle forze statunitensi durante l’occupazione e successivamente gli americani vennero ritenuti responsabili di aver allestito sull ‘isola un cattivo sistema finanziario, senza mai far nulla per sradicare l’endemica povertà che ha paralizzato Haiti sin dall’indipendenza nel 1804”. Per quel che riguarda tempi recenti, Ford sottolinea il sostegno americano ( e inglese) alla corrotta e sanguinaria dittatura della famiglia Duvalier (durata tre decenni dalla metà degli anni ’50 al 1986) in chiave anti-Cuba; molti haitiani, in seguito ai delitti e alle vessazioni delle squadre della morte ideate da Francois (Papa Doc) Duvalier note come “Tonton macoute”, emigrarono soprattutto verso gli Stati Uniti e il Canada; nella provincia canadese del Quebec, a Montreal ce n’è ancora oggi una comunità di circa 130.000 persone e Michaelle Jean, Governatore generale del Canada, è un’haitiana nata a Port au Prince nel 1956, la cui famiglia emigrò per sfuggire alla dittatura Duvalier; naturalizzata canadese, la Jean in questi giorni non è riuscita a trattenere le lacrime durante una commossa e commovente intervista televisiva.
Ford ricorda poi, dopo il crollo del regime Duvalier, le elezioni del 1990 e il trionfo dell’ex-sacerdote salesiano Jean Bertrand Aristide, accolto da tutti gli haitiani come un’occasione di speranza, già tramontata l’anno successivo con il golpe militare di Raoul Cedras che dette origine a nuove ondate migratorie (a Miami c’è ancora oggi una “Little Haiti” che in questi giorni si è ovviamente mobilitata per i soccorsi; nel 1994 seguì un altro sbarco americano sull’isola, questa volta pacifico, ordinato dall’allora presidente Bill Clinton (oggi Inviato dell’Onu per Haiti) e con la mediazione dell’ex-presidente Jimmy Carter. “Clinton rimise al potere Aristide – scrive Ford – convinto che avrebbe obbedito alle richieste americane. Ma Aristide contestò le richieste di Washington e nel 2004 venne di nuovo eiettato dall’incarico con un altro golpe sostenuto dagli Stati Uniti. Ciò accadde dopo che Aristide si era opposto alle pressioni americane per la privatizzazione delle aziende nazionali elettrica e telefonica… nell’era neo-conservatrice di Bush, sfidare la volontà statunitense era vietato e questa volta Aristide venne sequestrato e deportato nella Repubblica centrafricana dopo una rivolta militare innescata dagli americani contro il suo governo”. Sulla base di una risoluzione dell’Onu voluta da Washington, ad Haiti giunse la “United Nations Stabilisation Mission” (Minustah) guidata dal Brasile, nel 2006 nuove elezioni hanno portato al potere, contro le speranze di Washington, Robert Preval, ex-alleato di Aristide. “ Con questo retroterra – scrive Ford – è facile capire perchè gli Stati Uniti intendono ora dimostrare al popolo haitiano, in mezzo a tanta miseria, chi è il vero padrone. Pur essendo ufficialmente ad Haiti per un’effettiva missione umanitaria, io sono convinto che gli americani (più di 10.000 soldati che dovrebbe giungere sull’isola domani, ndr) resteranno ben oltre l’emergenza con il pretesto del presunto collasso del governo e delle infrastrutture. Vorranno inoltre assicurarsi che Haiti non cada sotto l’influenza di vicini come Cuba o il Venezuela che forniranno ugualmente grandi quantità di aiuti umanitari. A dispetto della fine della ‘guerra fredda’, restano le paure americane per gli spostamenti verso forme di socialismo democratico nel suo ‘giardino’, anche sotto la più ‘liberal’ amministrazione Obama”. Ford auspica quindi che l’Onu ponga un preciso limite di tempo alla missione americana e inviti altre organizzazioni internazionali a svolgere un ruolo nelle attività di assistenza umanitaria e conclude: “ Attualmente, la comunità internazionale ha un’ottima occasione per assistere Haiti in una genuina forma progressista senza indebitare ulteriormente l’isola con gli Stati Uniti o altre potenze. Diversamente, il prossimo grande sisma da temere è quello del popolo haitiano in rivolta contro la prolungata presenza militare. Ecco perché il presidente Obama dovrebbe essere tanto sensibile da dire quando le truppe torneranno a casa, considerato che, come tutti sappiamo (nella scia dell’Iraq e dell’Afghanistan) gli americani sono i peggiori ‘nation builders’ del mondo”.

fonte: www.misna.org