Guerriglia, civili uccisi e l’incubo del pantano

Si sta rivelando meno trionfale del previsto l’operazione «Mushtarak», l’avanzata di 15.000 soldati nel sud dell’Afghanistan per sottrarre ai taleban i centri di Marjah e Nad Ali e dimostrare l’efficienza dell’esercito di Kabul che sta facendo da apripista alle armate statunitensi e britanniche. «Stiamo avanzando lentamente, perché le aree sono state minate» ha dichiarato alla France presse (Afp) il capo di stato maggiore Besmillah Khan nel quarto giorno dell’offensiva nella provincia di Helmand, principale produttrice di oppio e roccaforte degli studenti coranici. Khan ha parlato di «centinaia di mine»: si tratta degli ordigni artigianali che gli americani chiamano – in sigla – «Ied» e che sono diventati l’incubo delle truppe straniere che occupano l’Afghanistan e l’Iraq. «Stiamo incontrando più (resistenza) di quanto ci aspettassimo, sarà un percorso lento» ha ammesso alla Afp Josh Diddams, portavoce dei marine presso la taskforce Leatherneck.
E il generale Larry Nicholson, a capo dei marine nel sud del paese asiatico, ha previsto che ci vorranno almeno 30 giorni. Secondo un militare afghano che ha chiesto all’Afp di restare anonimo, a Marjah i taleban stanno rispondendo con lanciarazzi Rpg, missili anti-aereo Strela e colpi di mortaio da 82 millimetri. Informazioni tutte da verificare ma che, se confermate, indicherebbero che i miliziani dispongono di mezzi militari ben superiori alle aspettative.
Ieri, 24 ore dopo la loro rimozione, la Nato ha ripreso l’impiego delle «Himars». Nessun errore da parte delle batterie di artiglieria mobili prodotte dalla Lockheed Martin con le quali è stato compiuto il massacro di domenica scorsa, quando a Nad Ali un proiettile ha ucciso 12 civili. Il generale britannico Nick Carter, che comanda la Nato nel sud dell’Afghan-istan, ha spiegato che l’edificio colpito era proprio il bersaglio individuato, ma che i taleban si sono fatti scudo dei civili.
Mentre si combatte anche a colpi di propaganda – i taleban affermano che le truppe occidentali non hanno oltrepassato le postazioni sulle quali erano state paracadutate dagli elicotteri sabato scorso; l’esercito afghano dice che gli studenti coranici sono scappati da Marjah – a fare le spese di «Mushtarak» è soprattutto la popolazione.
Nel terzo episodio delle stesso tipo denunciato in 24 ore, la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, a guida Nato) ha reso noto di aver ucciso per errore altri civili. Dopo i 12 morti domenica, e dopo i cinque deceduti l’altro ieri sotto un bombardamento aereo nella provincia di Kandahar, ora l’Isaf rivela che tre civili sono morti nelle ultime ore nel distretto di Nad Ali. Nel primo caso, riferisce il comunicato, due civili, ritenuti in un primo momento talebani, si sono trovati in mezzo a una sparatoria tra miliziani e truppe regolari. Entrambi sono rimasti feriti ed uno è deceduto a causa delle ferite riportate dopo essere stato colpito da un militare della Nato. Negli altri due episodi, invece, si sarebbe trattato di civili che non hanno rispettato l’alt intimato da soldati dell’Isaf, che hanno sparato credendo potesse trattarsi di talebani.
A giudicare dai primi giorni, l’operazione «Mushtarak» («insieme» in lingua dari) ha fallito quello che era uno dei suoi obiettivi principali – ridurre al massimo le vittime civili – annunciati da Stanley McChrystal, il generale che ha convinto il presidente Usa Obama a spedire a Kabul altri 30.000 militari.
E sono oltre mille le famiglie (composte in media da 5-7 membri) che, in fuga dai combattimenti, hanno trovato rifugio nel capoluogo provinciale Lashkar-gah. «Non diamo permessi per installare campi per le 1.240 famiglie di sfollati, perché non vogliamo che queste strutture diventino permanenti» ha dichiarato il portavoce governativo Daud Ahmadi. «Siamo arrivati qui e stiamo dai nostri parenti, 20 persone in una stanza: uomini, donne e bambini» ha raccontato all’Afp Hazrat Bilal. «Siamo in una condizione di povertà assoluta – ha continuato l’uomo, scappato da Marjah – spero solo che le cose migliorino in modo da poter rientrare a casa. Non oso immaginare cosa possa essere successo al nostro appartamento, alle nostre mucche e ai nostri polli».
Un soldato britannico è stato ucciso nel distretto di Sangin, portando a 261 il numero dei militari britannici morti dall’invasione del paese alla fine del 2001; i caduti statunitensi sono 990; 1644 il totale (Usa+Nato+altri contingenti minori).