Guerra fredda: Londra aveva campi di tortura

Tortura preventiva. Uomini emaciati, lo scheletro che si intravede sotto la pelle esangue. Uomini picchiati, privati del sonno e del cibo, in qualche caso fino alla morte, seviziati con i gira-pollici e gli stringi polpacci prelevati dalle prigioni della Gestapo, es-
posti a temperature bassissime, per piegarne la volontà.
Non ci sono bambini bolliti in questo repertorio degli orrori vecchio di 60 anni, che non appartiene a nessun regime totalitario. Sono gli scheletri nell’armadio del Foreign Office britannico quelli svelati ieri dal Guardian, documenti che svelano l’esistenza di un programma di torture segreto messo in atto da Londra all’inizio della guerra fredda in centri di detenzione allestiti in Germania nel ‘46. Qualcosa di diverso dai campi di prigionia riservati ai nazisti, gli sconfitti. Perché quei metodi spicci, spesso ricalcati dai sistemi di tortura usati nei lager tedeschi, erano riservati a persone sospettate di essere comunisti, spie vere o presunte al servizio di Mosca, oltre che alle Ss, nell’intima convinzione che la guerra con l’Urss era solo questione di tempo e che tanto valeva anticiparsi il lavoro, procurandosi con qualsiasi metodo quante più informazioni possibili sull’Armata rossa e sui servizi segreti sovietici.
Un sistema di tortura preventiva, non troppo distante dalle nefandezze di oggi a Guantanamo. Non è chiaro quante persone siano passate in questi centri per gli interrogatori, quanti ci abbiano lasciato la pelle, se e quando i sopravvissuti siano riusciti a riaversi dai trattamenti subiti. E fino a quando siano stati in funzione. Si sa, afferma il Guardian, che tra i detenuti c’erano anche donne. E si sa anche che il governo laburista guidato da Clement Attlee, fece di tutto per mantenere il più assoluto riserbo sui metodi usati dai militari britannici per estorcere informazioni. Perché, malgrado i rigori della Guerra fredda, era chiaro anche allora che non ci fosse nulla di meritevole nei metodi usati, tanto che una nota di un ministro dell’epoca – citato dal Guardian – sottolineava l’opportunità di tenere nascosto «il fatto che potremmo essere accusati di aver trattato gli internati con modalità che ricordano i campi di concentramento tedeschi».
La stessa prudenza resiste sessant’anni dopo. Quattro mesi fa il Guardian, invocando il Freedom of information Act, è riuscito ad ottenere le carte che documentano i maltrattamenti inflitti ai detenuti in un centro di detenzione di Hannover ma non le foto, sottratte dal fascicolo su richiesta del Ministero della Difesa. E solo dopo un appello ufficiale il quotidiano è riuscito ad ottenere le immagini, scattate nel ‘47 da un ufficiale della Royal Navy determinato a porre fine al programma di torture. Molte di quelle foto risultano ora sparite dagli archivi del Foreign Office, mentre secondo il Guardian il ministero della Difesa tuttora mantiene segreti i documenti su un centro di interrogatorio attivo a Londra tra il ‘45 e il ‘48 dove sarebbero stati usati gli stessi metodi.
«È troppo tardi per trovare i responsabili ma non è troppo tardi perché il ministero della Difesa riconosca quanto è accaduto», ha detto il portavoce del Partito liberaldemocratico, Nick Harvey, chiedendo un passo ufficiale. Sherman Carroll, della Fondazione medica per l’assistenza delle vittime della tortura ha sollecitato non solo le scuse ma anche la compensazione delle vittime. Fredda la reazione del governo. Il ministero della Difesa si è limitato a rilanciare la palla sul Foreign Office: era sua la competenza sui centri di detenzione.