Guerra civile made in Usa

L’«irachizzazione» dell’occupazione e soprattutto la scelta dell'”opzione centramerica” con il tentativo di trasformare, almeno in parte, lo scontro tra occupati e occupanti, in una faida tra diverse etnie e confessioni sta insanguinando sempre più le strade dell’Iraq. Per realizzare questo progetto, che rischia di far scomparire l’Iraq come entità statale, gli Usa hanno imposto la scelta del criterio etnico-confessionale come base della vita politica del paese, hanno manovrato affinché l’intera comunità sunnita e tutti i partiti e i movimenti contrari all’occupazione fossero esclusi dal processo elettorale e infine promuovendo l’uso di bande di ogni tipo, di mercenari, di squadre speciali, per portare avanti una vera e propria «guerra sporca» contro la resistenza irachena. Dall’inizio dell’occupazione gli Usa hanno subito dato campo libero non solo alle bande criminali dei saccheggiatori a Baghdad di tutte le proprietà statali (brusco avvio del libero mercato) ma anche, nel nord, alle milizie curde che hanno portato avanti una vera e propria pulizia etnica a Kirkuk e nei paesi limitrofi a danno degli arabi (e in parte dei turcomanni) con la cacciata dalla città di almeno 60.000 abitanti, la repressione delle manifestazioni di piazza contro l’occupazione, con decine di vittime, e con la violazione da parte delle milizie curde dei luoghi santi dei turcomanni sciiti. Lo stesso è avvenuto nel sud del paese e nella stessa capitale con l’uccisione di migliaia di veri o, nella maggioranza dei casi, di presunti iscritti al partito Baath,spesso semplici laici o nazionalisti arabi da parte delle milizie del Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Iraq (Sciri) addestrate in Iran, e di quelle del partito islamista «al Dawa». Parallelamente la comunitàà sunnita vedeva il licenziamento di migliaia di dipendenti pubblici, insegnanti e, con lo scioglimento dell’esercito, di oltre 400.000 soldati. In tal modo la comunità sunnita e tutti coloro che si sono schierati contro l’occupazione hanno cominciato a vivere in un clima di terrore e di paura nel quale sono fioriti i più svariati gruppi della resistenza ma anche dell’area terroristica.

Parallelamente mani oscure hanno iniziato a compiere vere e proprie stragi nei pressi di luoghi di culto sunniti, sciiti e cristiani cercando di soffiare sul fuoco delle differenze etniche e religiose. Stragi che in molti casi non sono state rivendicate da alcun gruppo, opera evidentemente di agenti provocatori o di agenti stranieri. Nonostante la gravità della situazione, dal momento che in Iraq le tribù, il vero collante della società, sono sia sunnite che sciite, per il momento queste manovre degli occupanti non sono riuscite a provocare una vera guerra civile ma certo questa possibilità non può certo escludersi per il futuro. Un passo determinante verso il baratro è stato fatto con l’arrivo a Baghdad, nel giugno del 2004, del nuovo ambasciatore Usa, John Negroponte, già protagonista della «guerra sporca» contro il Nicaragua e la guerriglia salvadoregna. Operazioni che poi sarebbero sfociate nello scandalo irangate (armi all’Iran per ottenere la liberazione degli ostaggi Usa e allo stesso tempo dirottare i fondi ricavati per sostenere la guerriglia della contra). Nell’ambito del progetto di «irachizzazione» e di promozione della guerra civile, gli Usa hanno cominciato ad arruolare nei reparti speciali del nuovo esercito e della polizia i miliziani curdi e sciiti per utilizzarli poi, come è avvenuto a Falluja, per reprimere le zone e le città sunnite. Lo scenario post-elettorale si presenta sotto quest’aspetto ancor più oscuro: gli Usa sembrano puntare ora non più solo sull’asse kurdi-sciiti per piegare i sunniti ma, riproducendo lo schema adottato durante la guerra Iran-Iraq – tendente ad impedire che nessuna delle parti in conflitto riescisse a prevalere – sembrano decisi a soffiare sul fuoco della disperazione sunnita e ad usarla per ricattare, sopratutto nel sud del paese, gli stessi sciiti. Strumento di questa operazione dovrebbero essere, o magari già sono, alcune milizie create dai consiglieri Usa utilizzando uomini dell’ex partito Baath passati con il primo ministro Iyad Allawi. Le armi necessarie all’operazione sarebbero arrivate in Iraq a bordo di aerei cargo dell’esercito americano provenienti dalla base militare pachistana di Chaklala. La nuova «guerra sporca» in Iraq dimostra come le truppe di occupazione siano li non per evitare la guerra civile ma per provocarla.