Guantanamo, un generale contesta il pugno duro di Washington

Rivista militare Usa ospita l’intervento di un alto ufficiale australiano: «Negare lo status di prigionieri di guerra indebolisce l’immagine di Washington e dei suoi alleati in Iraq»

Sui maltrattamenti dei prigionieri a Guantanamo George Bush è sempre più isolato. Non soltanto il Senato americano ha preso posizione contro di lui, ma gli stessi militari segnalano il loro disagio. «Parameters», la rivista della scuola di guerra dell’esercito americano, ha pubblicato questo articolo del generale Gerard Fogarty, uno stratega delle forze armate australiane. L’articolo sostiene che la situazione a Guantanamo mette in difficoltà gli alleati degli Stati Uniti che, come l’Australia, hanno partecipato alle guerre in Afghanistan e in Iraq. L’articolo non rappresenta l’opinione degli alti comandi americani, ma il fatto stesso che la rivista militare lo abbia ospitato indica attenzione alle critiche che si levano da tutto il mondo.

A seguito della guerra al terrorismo almeno 650 cittadini di oltre 40 paesi sono detenuti presso la base navale americana di Guantanamo Bay, Cuba. Gran parte degli esperti internazionali hanno espresso pareri particolarmente critici. Tra la primavera e l’estate del 2005 diversi politici americani – sia repubblicani che democratici – hanno detto che forse era giunto il momento di chiudere la prigione di Guantanamo.
Perché Guantanamo Bay?
Gli Stati Uniti e i partner della coalizione sono in guerra contro Al Qaeda in quanto Osama Bin Laden ha dichiarato guerra agli Stati Uniti nel 1996 e i suoi seguaci hanno compiuto attentati nei quali sono morti migliaia di americani innocenti e centinaia di civili di altri paesi. Secondo l’amministrazione Bush la legge sui conflitti armati disciplina la detenzione dei combattenti nemici. Tuttavia il Congresso degli Stati Uniti non ha formalmente dichiarato guerra. Con un Regolamento militare il presidente ha autorizzato la detenzione e il processo dei non cittadini nel quadro della Guerra Globale al Terrorismo. Secondo il rapporto riservato preparato dagli avvocati del ministero della Difesa Guantanamo Bay offre alcuni «vantaggi» legali in quanto si trova fuori della giurisdizione dei tribunali americani.
Alcuni critici hanno messo in relazione i sistemi di interrogatorio impiegati a Guantanamo, le cui 24 specifiche tecniche di interrogatorio sono state approvate da Rumsfeld, con gli abusi verificatisi nella prigione di Abu Ghraib nel 2003. L’amministrazione ha negato vi fosse un rapporto anche se le indagini del ministero della Difesa sui fatti di Abu Ghraib hanno evidenziato che alcune delle tecniche autorizzate per i «combattenti illegali» di Guantanamo erano state impiegate in Iraq.
L’amministrazione, però, non ha avuto senza successo nel sostenere dinanzi alla Corte Suprema nel giugno 2004 che Guantanamo non rientra nella giurisdizione dei tribunali americani. La Corte Suprema ha statuito che i detenuti di Guantanamo possono rivolgersi ai tribunali americani per impugnare la legittimità della loro detenzione.
Combattenti legali o illegali?
Combattenti illegali
La posizione Usa è che i detenuti non rispondono ai criteri di combattenti legali secondo la definizione delle Convenzioni di Ginevra del 1949 e che quindi sono «combattenti illegali» che non hanno diritto ad essere considerati prigionieri di guerra. I detenuti non vengono trattati come criminali comuni che debbono essere processati dinanzi ai normali tribunali come era avvenuto in precedenza nei confronti di alcuni terroristi negli Usa in quanto il diritto penale è uno strumento troppo debole. I detenuti vengono trattati come membri di una forza militare e come combattenti di un conflitto armato contro gli Stati Uniti. Il ministro Rumsfeld ha commentato che «i detenuti non vengono classificati come prigionieri di guerra in quanto non combattono secondo quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra: nascondono le armi, non indossano uniformi e cercano di rendere sfumata la distinzione tra combattente e non combattente». L’amministrazione ritiene altresì che ai sensi della legge sui conflitti armati i detenuti possono essere tenuti a Guantanamo Bay fino alla conclusione della guerra al terrorismo e senza le tutele previste dai normali processi penali. Di conseguenza i detenuti si trovano a Guananamo dal gennaio 2002 senza accuse, senza la difesa di un avvocato o, fino a poco tempo fa prima dell’intervento della Corte Suprema, senza il diritto di ricorrere contro la legittimità della loro detenzione.
Le commissioni militari
Nella guerra contro il terrorismo l’amministrazione Bush sostiene che gli ideali civici degli Usa non debbono vanificare una efficace difesa. Per superare le limitazioni del diritto penale americano, ad esempio, l’amministrazione ha istituito Commissioni Militari con il compito di processare i detenuti. Le Commissioni operano solo nei confronti di stranieri e debbono proteggere i diritti individuali degli accusati salvaguardando, al contempo, le informazioni classificate e delicate usate come prove nel corso del procedimento. L’amministrazione sottolinea che le commissioni sono riconosciute dalle Convenzioni di Ginevra e sono state usate in passato da molti Paesi, tra i quali l’Egitto. Ma il rapporto del Dipartimento di Stato afferma che questo tipo di tribunale militare priva centinaia di imputati civili dei loro diritti costituzionali.
Conclusioni
Nel quadro della perdurante guerra contro il terrorismo l’amministrazione Bush ha tentato di ridefinire i confini tra libertà civili e sicurezza pubblica. La posizione ufficiale dell’amministrazione rimane quella secondo cui i detenuti di Guantanamo sono combattenti illegali e non prigionieri di guerra. Ma oltre a mettere in discussione lo Stato di diritto, ci sono state altre non volute ma negative conseguenze della politica dell’amministrazione a Guantanamo: alimentare il crescente anti-americanismo, far diminuire il sostegno di cui gode l’amministrazione in patria e privare gli Stati Uniti delle elevata statura morale di cui hanno bisogno per promuovere in futuro i diritti umani in tutto il mondo. Appare chiaro che questi costi sono stati enormemente superiori ai benefici operativi generati dalla gestione dei detenuti a Guantanamo. Di conseguenza l’amministrazione dovrebbe modificare il suo approccio. Gli Stati Uniti possono conservare la loro elevata statura morale modificando i Tribunali di appello in modo da determinare in maniera adeguata lo status di prigionieri di guerra dei detenuti. Dovrebbero poi trasferire in sede internazionale i processi a carico dei detenuti. Questi cambiamenti sarebbero visti come un tentativo per garantire una forma legittima di giustizia in seno alla comunità internazionale. Questa iniziativa è necessaria non solo perché è giusta, ma perchè rientra negli interessi di lungo periodo degli Stati Uniti e della comunità internazionale.
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Traduzione di Carlo Antonio Biscotto