Guantanamo, sciopero della fame 5 anni dopo

Nel quinto anno dall’apertura del famigerato campo di prigionia, a Guantanamo sono ricominciati gli scioperi della fame. Hanno iniziato in cinque e quin-
di il numero dei detenuti che sistematicamente rifiutano le razioni quotidiane di cibo è rapidamente salito a undici, riferiscono fonti militari anticipando probabili nuove adesioni alla protesta. Uno scenario già visto lo scorso anno quando su oltre 400 prigionieri 131 smisero di alimentarsi. Le autorità carcerarie risposero con quelle che eufemisticamente vengono chiamate «tecniche aggressive di alimentazione forzata». Da una ditta specializzata negli Usa furono ordinate speciali sedie di costrizione, realizzate in solido tubolare d’acciaio, con cinghie di cuoio per assicurare il torace e immobilizzare gli arti. Al personale paramedico il compito di alimentare i prigionieri attraverso una sonda di gomma fatta passare per il naso sino allo stomaco.
Una pratica atroce, condotta con modalità studiate apposta per infliggere la massima sofferenza ai detenuti, come l’impiego di un tubo di dimensioni superiori a quelle utilizzate normalmente in ambiente ospedaliero nei rari casi in cui ancora si ricorre all’alimentazione forzata. E che nonostante le protesta avanzate allora dalla comunità internazionale e dall’ordine dei medici americani, a Guantanamo non si è esitato a ricorrere nuovamente. Per prassi non vengono comunicati dati ufficiali sulle condizioni individuali dei prigionieri, risulta tuttavia che attualmente sono sottoposti ad alimentazione forzata cinque detenuti.
Per il commando della base navale lo sciopero della fame è un astuto tentativo di attirare la simpatia dell’opinione pubblica e sostenere le richieste di chiusura del campo giunte da tutto il mondo all’amministrazione. Per le organizzazioni che difendono i diritti umani si tratta solo dell’ennesimo gesto di disperazione. «Non dovrebbe essere difficile capire che tenuto in quelle condizioni un individuo diventa capace di tutto, anche a lasciarsi morire di fame», è il commento di Jumana Musa, responsabile di Amnesty Interntional a Washington. Robert Durand, portavoce della Marina Usa a Guantanamo, ribatte: «Lo sciopero della fame riflette il tentativo dei detenuti di attirare l’attenzione dei media e farsi liberare per tornare a combattere».
Il 10 giugno del 2006 tre prigionieri si sono tolti la vita impiccandosi con funi rudimentali ricavate annodando brandelli di lenzuola. Erano detenuti da quattro anni e – come la maggior parte dei detenuti – non erano mai stati formalmente accusati di alcun crimine. Uno di loro era finito nelle gabbie di Guantanamo che era ancora minorenne. Tutti si erano sempre proclamati innocenti. La tragedia fu definità dalle autorità come un «atto di guerriglia assimmetrica». Dall’apertura del campo, avvenuta l’11 gennaio 2002, sono stati documentati 41 tentativi di suicidio. Hanno chiesto formalmente la chiusura di Guantanamo Amnesty International nel maggio del 2005, l’Onu nel febbraio del 2006 e l’Ue nel maggio del 2006.