Grecia, una vittoria di tutta la sinistra

Meno di un anno fa la Grecia ed Atene erano state sconvolte dalle mobilitazioni giovanili seguite all’uccisione, da parte della polizia, di un giovanissimo quindicenne, Alexis. Una vera e propria rivolta che aveva svelato un malessere profondo, non solo generazionale, quanto sociale della società greca. Era stata definita la generazione dei 700 euro. Un anno dopo il premier Karamanlis, che era stato uno dei bersagli della rivolta, esce travolto dalle elezioni, seguite agli scandali per corruzione e alla crisi economica. Il leader del partito conservatore Nuova Democrazia, aveva deciso di convocare elezioni anticipate solo un mese fa. Elezioni che hanno sancito in modo inequivocabile la sua sconfitta e la vittoria del terzo primo ministro della dinastia Papandreu, Giorgos il giovane, che con il 44 percento raggiunto dal suo Pasok, il movimento panellenico socialista, si assicura un’ampia maggioranza per il governo del paese nei prossimi quattro anni.
Lo scontro elettorale non è stato tutto qui. Il crollo di Nuova democrazia, ai suoi minimi storici, ha aperto le porte alla vittoria socialista, ma ha anche ingrossato in parte il partito di estrema destra, e visto una sostanziale tenuta delle formazioni politiche a sinistra del Pasok, Il Partito comunista (KKE) e la coalizione della sinistra radicale (Syriza), che mantengono, calando solo di un seggio ciascuna, le loro posizioni. Il KKE raccoglie il 7,5% ed elegge 21 deputati, mentre Syriza, coalizione della sinistra radicale guidata dal Synanspismos, 13 deputati con il 4,6%. Non era scontato. Su entrambi ha pesato il richiamo al voto utile, per dare ai socialisti una maggioranza assoluta. Il Pasok in questi mesi ha saputo attrarre su di se il malcontento popolare nei confronti del governo di Nuova democrazia, cercando di ricostruirsi un’immagine di sinistra, attenta alle questioni sociali, ed un profilo etico, cavalcando gli scandali che hanno travolto i suoi avversari di centrodestra. Soprattutto ha puntato sulla necessità di avere il voto per potersi garantire la maggioranza assoluta. Obiettivo sicuramente raggiunto, ma senza pesare sulla sinistra. Per queste ragioni è di particolare importanza politica il risultato del Synaspismos. In molti, infatti, e non solo da destra, hanno cercato di accreditare l’idea che Syriza, la coalizione di sinistra radicale, fosse a rischio quorum (3 %). Tutti i maggiori media hanno avvallato durante la campagna elettorale e in modo insistente questa tesi e allo stesso tempo sostenuto i verdi, che invece non riescono a superare il quorum e rimangono fuori dal parlamento, raccogliendo il 2,6 dei voti. Ha quindi molta ragione per dichiararsi soddisfatto il giovane Presidente del Synanspismos, Alexis Tsipras, che a caldo commenta così il risultato della sinistra radicale: «E’ stato un piccolo successo ma molto importante per SYRIZA, in quanto molte forze avrebbero voluto cacciarci dal sistema politico greco. Questa è stata una risposta dal popolo, specialmente da parte delle giovani generazioni, dei lavoratori e dei disoccupati, di tutti coloro che sono senza voce».
Il KKE, attraverso la sua segretaria Aleka Papariga, definisce i risultati elettorali come non corrispondenti a quanto cresciuto nella società greca in termini di coscienza e lotte sociali contro le politiche della destra. Cambia il governo ma non le politiche, e prevede che comunque il prossimo governo abbatterà sulle spalle di lavoratori e giovani una miriade di provvedimenti antipopolari. In effetti non saranno proprio facili i prossimi mesi e anni di governo per il Pasok. Indebitamento, corruzione, disoccupazione alle stelle e salari in picchiata. In passato, il Pasok era stato interprete in patria della terza via della socialdemocrazia europea. Vedremo se alla svolta parziale a sinistra dei socialisti greci corrisponderanno atti reali o se sarà il liberismo temperato a riproporsi, sotto nuove vesti, all’ombra dell’acropoli.