Grazie Fazio

Al punto in cui è arrivata la cronaca politica, bisogna tentare di ragionare uscendo dal particolare (che non va mai sottovalutato). Il caso Fazio (che sta producendo ingorghi al Quirinale) è il caso Bankitalia e il caso Bankitalia è il caso Italia. La Banca d’Italia, che è stata fino a oggi il bilanciamento e il moderatore del potere politico non c’è più. E non c’è più neppure l’Italia, nella quale abbiamo vissuto e litigato fino a ieri. L’euro, la globalizzazione, la crisi dell’impero Usa hanno cambiato l’orizzonte. Affannarsi sulle dimissioni di Fazio o su quelle di Siniscalco non serve. Ci vuole, sarebbe la cura tempestiva, una crisi vera, una soluzione di continuità. Elementare (direbbe qualcuno): ci vuole una crisi di governo e nuove elezioni subito. Nuove elezioni non per aggiustare il passato, ma per cambiare e fortemente cambiare. La Banca d’Italia (non per caso il governatore aveva poteri monarchici) era un’autorità super partes. Ora Bankitalia non c’è più (e non c’è più una banca centrale neppure negli altri paesi d’Europa) e c’è l’esigenza di una nuova autorità. Non c’è oggi (ma la memoria degli anni `20 sarebbe utile) la prospettiva di un nuovo fascismo, evidentemente aggiustato e adattato ai tempi nostri, ma c’è una domanda di autorità, di credibilità di chi ci governa. Continuare nella confusione sarebbe il danno del paese, di tutti noi, anche di quelli che sono avversari.

Berlusconi ha parlato di Tahiti: dovrebbe avere il coraggio di andarci. Dovrebbe, in ogni caso, avere la decenza di aprire la crisi di governo e dimettersi: un conflitto assolutamente palese tra il ministro dell’economia e il governatore di Bankitalia non può aggiustarsi in alcun modo e, a questo punto, Fazio fa bene a non dimettersi e andare all’Ecofin. Lo farà per sue ragioni personali, e non condivisibili, ma farebbe un danno a tutti noi se facesse un piacere a Berlusconi, e al popolo eteroclito dei berluscones, andandosene: aiuterebbe la crescita del marcio che cresce. E ci può divorare.

Sentiamo che c’è folla al Quirinale, dove c’è un presidente che è stato, anche in tempi tempestosi, governatore di Bankitalia. Proprio per la sua esperienza, anche di governo, Ciampi dovrebbe sollecitare una crisi, le elezioni e, quindi, l’apertura di un nuovo corso.

La crisi della prima repubblica non si è affatto chiusa con il superamento di Tangentopoli e l’esilio (o fuga) di Craxi. Con il caso Fazio siamo arrivati al vero discrimine. Sarebbe irresponsabile, un chiudersi gli occhi, cavarsela con le responsabilità del singolo. Fazio di errori ne ha fatti tanti (e tanti errori hanno fatto anche i suoi apprezzati predecessori), ma fa bene a non dimettersi, anche se le ragioni non mancherebbero. Perché con la sua resistenza impedisce che la crisi del paese possa risolversi in un aggiustamento di sacrestia. Poi se ne vada pure.

A questo punto crisi di governo (Berlusconi ha deluso, anche a destra, tutte le aspettative) ed elezioni subito. E, speriamo che le varie componenti del centro sinistra si rendano conto che non siamo a un passaggio di normale alternanza.