Grassi:«Il voto ci dà ragione. Il movimento va bene solo quando è nelle nostre liste»

Tutta Rifondazione comunista è soddisfatta dei risultati elettorali, ma Claudio Grassi, il leader dell’«Ernesto» da sempre favorevole a una maggiore apertura nei confronti dell’Ulivo, lo è probabilmente più degli altri.

Pensi che questi risultati confortino le vostre analisi?

Direi proprio di sì. E’ un buon risultato per tutta la sinistra e per il Prc in particolare. Se guardiamo alle provinciali, il test più vicino alle elezioni politiche, il risultato è ancora più significativo. Rifondazione va particolarmente bene dove c’è l’alleanza con il centrosinistra. Rifondazione cresce quando sa avere una forte caratterizzazione autonoma dentro un contesto unitario.

Bertinotti ha detto che interpretare il voto come una richiesta di unità a sinistra sarebbe superficiale. Sei d’accordo?

Sia chiaro, anche io sono convinto che l’unità a sinistra non è una condizione sufficiente. Ma innegabilmente il contesto unitario, con all’interno una posizione autonoma del Prc, è la condizione migliore.

A cosa è dovuta secondo te questa parziale ripresa della sinistra?

Al ritorno in campo dei lavoratori, prima con la Fiom, che ha avuto il coraggio di muoversi anche da sola, poi con le iniziative dell’intera Cgil. Questo, direi, spiega il buon risultato sia nostro che dei Ds.

Dove sono state presentate, invece, le liste di movimento non hanno avuto sucesso. Come lo spieghi?

Anche questo conferma le nostre analisi. Non solo perché le liste di movimento non hanno funzionato, ma anche perché dove Rifondazione si è presentata insieme ai movimenti, come Sinistra alternativa, ha preso molti meno voti di dove è andata da sola. Invece, dove gli esponenti del movimento si sono presentati come indipendenti nelle liste del Prc hanno ottenuto un buon risultato: sono stati eletti e la lista ha preso parecchi voti.

Dunque secondo te questo dovrebbe essere il modello nei rapporti elettorali tra voi e il movimento?

E’ la condizione migliore sia per noi che per la presenza del movimento nelle istituzioni. Del resto, tutta la vicenda politica degli ultimi vent’anni dimostra che non ci si possono inventare partiti nuovi come se niente fosse.

L’ipotesi di un allargamento del Prc verso la Sinistra alternativa, per la verità, non si può liquidare come se si trattasse di un nuovo partito…

No, ma che con questo allargamento ci siano più consensi è tutto da dimostrare. E se non ci sono, il gioco non vale la candela.

Tornando ai rapporti con l’Ulivo, non mi pare che il centrosinistra abbia fatto una campagna tale da autorizzare grande ottimismo sulla costruzione di un’alleanza. Pensa alle cose dette da Fassino e Rutelli sull’espulsione degli immigrati, ad esempio…

Guarda che io sono del tutto convinto che tra noi e la linea espressa dalla maggioranza dei Ds, che non mi pare Fassino intenda modificare, ci sia una distanza immensa. Il buon risultato ottenuto, comunque, non è certo dovuto a queste uscite, ma alla capacità del sindacato di ridare speranza ai lavoratori e al popolo di sinistra.

Se la distanza è immensa, come si può ipotizzare una nuova alleanza?

Io penso che sia ora di riaprire un dialogo, ma non sulle alleanze, anche perché non si può partire dalla fine. Però abbiamo tempo per aprire un confronto su un progetto programmatico, sull’art. 18 ad esempio, ma anche sulla Fiat, sul Mezzogiorno, sul nodo della pace e della sicurezza. Insomma, sarebbe bene aprire una discussione non per arrivare a un programma comune, ma per individuare degli elementi che ci permettano di non ritrovarci a scoprire, un attimo prima delle elezioni, che nessun accordo è possibile. Queste elezioni confermano che c’è un centrosinistra, che c’è un sindacato, e soprattutto che c’è un conflitto sociale che può modificare anche i rapporti di forza politici.