Grassi: “Il testo non va. Presenteremo degli emendamenti”

«Così com’è non è sufficiente». Claudio Grassi è un senatore meno conosciuto di altri che abitano negli studi televisivi, ma per chi ha a che fare con la sinistra della sinistra del centrosinistra ha un suo peso. È il coordinatore della corrente «Ernesto» che controlla il 26,5% del partito di Fausto Bertinotti. Negli anni Novanta è stato tesoriere di Rifondazione comunista, quando il presidente era Armando Cossutta. E questo dice adesso del disegno di legge sulle missioni italiane all’estero preparato dal governo, un giudizio esteso anche al decreto legge che ne ricalca il contenuto e che fino a ieri Grassi era stato uno dei pochi a leggere: «Non è sufficiente». Entrambi i testi prevedono il ritiro di quasi tutti i militari del nostro Paese dall’Iraq e confermano la partecipazione italiana alla missione Isaf in Afghanistan. Nell’esame parlamentare, adesso che la legge elettorale e i risultati delle ultime elezioni hanno aumentato il potere delle minoranze, il coordinatore dell’«Ernesto», 50 anni d’età, nato a Reggio Emilia, è uno degli otto senatori dissidenti dell’Unione che possono creare problemi ai due provvedimenti.

Come voterà, Grassi? Sì o no?

«Io e gli altri senatori ci siamo riuniti e abbiamo valutato negativamente il disegno di legge, allo stesso modo il decreto. Abbiamo deciso collettivamente di iniziare un percorso comune: presenteremo emendamenti».

E alla fine come vi comporterete?

«Valuteremo insieme».

La valutazione attuale?

«Vogliamo modifiche. La cosa più positiva dei provvedimenti è il rientro dall’Iraq. Non è che noi chiedessimo il ritiro immediato anche dall’Afghanistan, sapevamo che era impraticabile. Ma dal non ottenere il ritiro a nessun riferimento a questo, il risultato non è sufficiente».

E che cosa vorreste?

«Ciò che contestiamo, l’atto politico grave, è la proroga della missione in Afghanistan: non c’è la “discontinuità” con le misure precedenti del governo Berlusconi».

Il disegno di legge stanzia 25 milioni di euro per le perlustrazioni navali di Enduring freedom nel Golfo. Allo stesso tempo affianca all’obiettivo del «disarmo» delle fazioni armate afghane, per lo più talebane, alcuni aiuti sanitari e per l’assistenza civile ad Afghanistan e Darfur. Su che cosa chiederete modifiche?

«Uno dei nostri emendamenti punterà a ottenere un riferimento a un’ exit strategy dall’Afghanistan. Un altro proporrà la rinuncia a Enduring freedom . Ma ci occuperemo anche dell’uranio impoverito nelle zone di guerra».

Quegli aiuti umanitari vi soddisfano?

«Positivi, anche se alcuni erano già nei decreti precedenti».

Grassi, dica la verità: per l’Afghanistan non è che lei rimpiange le truppe dell’Armata Rossa che lo occuparono quando c’era l’Unione sovietica?

«Quella vicenda era tutto un altro problema. Il fatto è che in quel Paese, ma anche altrove, basta guardare ciò che succede ai palestinesi, purtroppo c’è stato un drammatico peggioramento delle condizioni negli ultimi vent’anni. Determinato da un cambiamento dei rapporti di forza internazionali che vede il prevalere di forze integraliste e il ridursi di quello delle forze democratiche».

Sui rapporti di forza internazionali si riferisce al fatto che gli Stati Uniti sono diventati l’unica potenza del pianeta?

«Esattamente».