Grande successo dei comunisti russi nelle elezioni amministrative del 14 marzo

Il 14 marzo, in 76 regioni della Federazione Russa, si sono svolte importanti elezioni amministrative per il rinnovo di vari organismi locali, a cui hanno partecipato complessivamente 32 milioni di cittadini. In particolare, in 8 regioni di rilevante importanza si era chiamati a rinnovare i parlamenti regionali, mentre in alcune città, come il grande centro siberiano di Irkutsk, si doveva scegliere il nuovo sindaco.

La consultazione rappresentava, a giudizio degli analisti russi, un test significativo per verificare il livello della fiducia riscossa dal partito di governo “Russia Unita”, protagonista praticamente incontrastato di tutte le tornate elettorali che si sono succedute negli ultimi anni, ma che in questo momento deve fare i conti con gli effetti di una crisi che ha avuto ricadute pesanti sull’economia del paese e che ha provocato una situazione di drammatica tensione sociale, testimoniata dall’estendersi a macchia d’olio, in tutto il territorio dello sterminato paese, di proteste e scioperi, in una misura e in forme di particolare durezza che non si erano mai registrate in passato, almeno a partire dall’uscita di scena di Boris Eltsin.

La scorsa domenica, il partito di governo, pur riuscendo a mantenere il primato in tutte le regioni in cui si è votato, ha visto ridimensionare drasticamente i suoi consensi: a fronte delle percentuali raccolte in tutte le elezioni degli ultimi anni, oscillanti tra il 60 e il 73%, “Russia Unita” è scesa in questa occasione a meno del 50% (49,5%). Rispetto alle elezioni legislative del 2007, in alcune regioni ha subito perdite del 25% (come nel territorio degli Altai e nella regione di Kurgansk).

In Occidente, di fronte a questa manifestazione di forte affanno dello schieramento governativo russo, alcuni osservatori non hanno certo nascosto la loro soddisfazione, come testimoniano i resoconti apparsi in alcuni giornali europei e americani. Contemporaneamente, però, mentre si dà puntigliosamente conto della prima sconfitta elettorale subita dal regime russo nell’ “era Putin”, ci si dimentica (volutamente) di evidenziare come il grave arretramento registrato da “Russia Unita” non abbia assolutamente favorito la crescita di quella chiassosa opposizione “democratica” (l’unica di cui si dia notizia nel nostro paese, con clamorose campagne mistificanti che spesso trovano ascolto anche a sinistra), fautrice di una “rivoluzione colorata” e rappresentata da formazioni della destra neoliberista, capeggiate da personaggi notoriamente legati alle fondazioni e ai servizi statunitensi. Uno schieramento politico che gode di un particolare trattamento di favore e di colossali finanziamenti esteri, esclusivamente in ragione della sua opposizione frontale al corso di politica estera meno subalterno agli interessi imperialistici americani ed europei che ha caratterizzato la Russia dalla fine del regime di Eltsin. I media occidentali preferiscono parlare, molto genericamente, di una rimonta delle “opposizioni”, guardandosi bene, analizzando le difficoltà dello schieramento “putiniano”, dal rilevare come questo si sia tradotto in un travaso di voti (tanti voti, visto anche il significativo aumento dell’affluenza alle urne rispetto a elezioni precedenti) verso quelle formazioni della sinistra che, più di altre e in aperta polemica con i “democratici” graditi all’imperialismo, non hanno mai fatto mancare, in tema di politica estera, il loro sostegno a molte delle scelte operate dall’attuale amministrazione russa, in nome della “difesa degli interessi nazionali”.

Tra chi si è avvantaggiato, a sinistra, del tracollo del voto a “Russia Unita” troviamo, ad esempio, il partito “Russia Giusta”, di orientamento “socialdemocratico”, ma fautore di una politica estera indipendente e gelosa della sovranità nazionale, che ha raccolto complessivamente il 12,7% dei suffragi, raddoppiando i consensi ricevuti nelle consultazioni degli ultimi anni.

Ma la vera sorpresa di questa tornata elettorale è rappresentata dalla vigorosa ripresa del Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR) che coglie il suo miglior risultato dal 2003, e registra un incremento di oltre 5 punti percentuali rispetto alle ultime elezioni legislative, passando dal 14,9% del 2007 al 20% del 14 marzo. Un risultato che sembra premiare il lavoro compiuto dalle organizzazioni del partito per consolidare i propri legami con l’ampio movimento di lotta e di protesta che ha attraversato il paese, dopo il manifestarsi della crisi e dei suoi effetti più devastanti. Il PCFR, che in passato aveva registrato serie difficoltà nel suo rapporto con il movimento operaio, ha saputo evidentemente ricostruire un certo radicamento in particolare tra i settori più avanzati e combattivi del movimento sindacale, segnando con la sua presenza gran parte delle manifestazioni che si sono svolte negli ultimi mesi e mobilitando le sue organizzazioni sulle più scottanti questioni sociali, anche con iniziative di massa che, a Mosca e in altre città russe, hanno visto la partecipazione di folle di lavoratori.

A testimoniare del successo comunista c’è in particolare l’incremento del 14% (rispetto alle legislative del 2007) sia nel territorio degli Altai che nelle regione di Kurgansk e Sverdlovsk, del 13% nella regione di Kaluga e del 9% nella regione di Khabarovsk nell’estremo oriente russo. Sono tutte in aumento le percentuali raccolte nelle altre regioni in cui si è votato. A completare il quadro ci sono anche i risultati per le elezioni dei sindaci e il rinnovo delle amministrazioni comunali. In molte delle città, i comunisti hanno raccolto più di un terzo dei voti espressi. I comunisti conquistano, ad esempio, l’amministrazione di Novocerkask, capoluogo di una provincia popolata dai cosacchi e città natale dello scrittore Michail Sciolokov. Straordinario è il risultato ottenuto a Irkutsk, città siberiana con una popolazione di circa 600.000 abitanti e sede di importanti strutture produttive: il candidato comunista, Viktor Kondrashov, ha ottenuto un autentico plebiscito ed è stato eletto alla guida del comune con il 63% dei consensi.