Grande pantano

Non si respira in Germania aria di svolta. L’elezione della democristiana Angela Merkel alla cancelleria, alla guida di una «Grande coalizione», non viene vissuta come avvio di una nuova «era». E’ logico che sia così. Da undici anni a questa parte la Germania viene governata da una «Grande coalizione» di fatto. Tranne brevi interruzioni, in tutto questo periodo la maggioranza al Bundesrat, la camera dei Länder, non coincideva con quella del Bundestag, il parlamento federale. Già Kohl doveva venire a patti con i socialdemocratici, come poi Schröder ha dovuto fare con i democristiani. I tagli di Schröder al welfare, che hanno provocato il suo crollo di popolarità, costringendolo alle elezioni anticipate perse il 18 settembre – senza che la Cdu riuscisse a vincerle – furono il prodotto di accordi bipartisan al Bundesrat.
Da ieri una sola cosa è cambiata: i veri rapporti di potere vengono apertamente dichiarati. Non c’è più bisogno i inciuci nel «comitato di mediazione» tra le due camere. La coabitazione di fatto assume i crismi dell’ufficialità. I concubini, pur senza promettersi eterna fedeltà, si sposano. Così prevale un’impressione di continuità. Si ripetono discorsi discorsi già ascoltati mille volte sulla necessità di «snellire» lo stato sociale, di rendere «più flessibile» e meno costoso il lavoro, di stimolare la voglia di investire con incentivi e premi fiscali al capitale. Che questa sia la ricetta per rilanciare l’economia e l’occupazione i tedeschi l’avevano sentito sentito dire già da Kohl. L’hanno sentito affermare con maggiore consequenzialità da Schröder. Lo sentono riproporre da Merkel. Sebbene sia ormai dimostrato che la cura non funziona, i politici non sanno prescriverne altre.

L’altra faccia di questa paralisi mentale è lo svuotamento e la perdita di senso dei due «grandi» partiti su cui si articolava il bipolarismo di un tempo, sempre più piccoli in termini di consenso elettorale, tanto che ora devono coalizzarsi. La Spd è una formazione «post-socialdemocratica», che ha perso il suo storico riferimento al mondo del lavoro, e si definisce «Partei der linken Mitte», partito del centro «progressista» e «moderno». Così come la Cdu di Merkel è «post-democristiana», perché ha reciso le radici popolari che affondavano nel «capitalismo renano», regolato e sociale. E’ il partito di un centro «liberale» e «conservatore».

Questi due «centri» hanno punti di contatto e tendono a stingere l’uno nell’altro. Venir fuori dal grande pantano non sarà facile.