Grande giornata antifascista a Kiev

Per la prima volta dalla proclamazione dell’indipendenza in Ucraina, l’OUN-UPA (le squadracce fasciste eredi delle formazioni che avevano fiancheggiato i nazisti nella repressione del movimento partigiano e nelle deportazioni degli ebrei) ha ottenuto il permesso dalle autorità del paese di svolgere una parata nella zona centrale della capitale Kiev.

Il governo “arancione” ha inteso così “premiare” questa organizzazione di estrema destra per la sua attiva partecipazione ai movimenti di piazza che, tra il 2004 e il 2005, hanno favorito il colpo di stato che ha portato al potere gli “arancioni” filo-americani guidati da Viktor Juschenko.

Sabato 15 ottobre, circa 500 “veterani” delle “brigate nere” ucraine, a cui si sono aggiunti i militanti di alcune organizzazioni nazionaliste e i giovinastri di “Pora”, hanno cercato di marciare in direzione del Maydan, il luogo “storico” della “rivoluzione arancione”, per consacrare simbolicamente la loro definitiva riabilitazione.

Le cose, però, non sono andate secondo il copione previsto alla vigilia.

Già da alcune settimane le organizzazioni antifasciste avevano lanciato l’allarme e le forze di sinistra avevano manifestato l’intenzione di scendere a loro volta in piazza per impedire l’oltraggio alla memoria dei milioni di ucraini che avevano perso la vita a causa dell’aggressione nazi-fascista e di quelli che avevano eroicamente combattuto nei reparti partigiani e dell’Armata Rossa.

In particolare il Partito Comunista di Ucraina (KPU) si era augurato la mobilitazione di tutta l’opinione pubblica per impedire lo svolgimento della parata degli ex SS, proprio alla vigilia del 62° anniversario della liberazione da parte dell’Armata Rossa della “città eroe” Kiev.

I comunisti – si leggeva nel loro comunicato – invitavano “tutti i veterani, la gioventù, i cui padri e nonni, erano caduti nei campi di battaglia della Grande Guerra Patriottica a scendere nel Kreschatik, per esprimere la loro protesta contro la mascherata nazional-socialista”.

Ai comunisti si associavano immediatamente anche le altre forze della sinistra ucraina, ricomponendo, nella battaglia antifascista, quell’unità che si era incrinata, con il manifestarsi di divergenze nella valutazione degli avvenimenti dell’inverno scorso. Natalja Vitrenko, leader del Partito Progressista Socialista di Ucraina, ha esaltato questa volontà di unità antifascista, affermando: “Oggi i comunisti, i progressisti socialisti, l’ “Unione dei cittadini ortodossi”, l’organizzazione giovanile “Proryv” e tutte le persone di buona volontà si uniscono per non permettere alle squadracce dell’OUN-UPA di svolgere la loro parata per le vie di Kiev. Noi resisteremo, per difendere la verità storica!”.

L’appello antifascista questa volta non è certo rimasto inascoltato.

Quando i fascisti hanno cercato di imboccare la strada che porta al Maydan hanno trovato di fronte a loro un muro di folla. Circa 10.000 antifascisti, con alla testa i vecchi partigiani e i combattenti dell’Armata Rossa, li hanno accolti al grido di “il fascismo non passerà!” e con un fitto lancio di uova. Neppure una violenta carica delle forze di polizia, che avevano ricevuto l’ordine di garantire lo svolgimento della mascherata fascista, è riuscita a disperdere i manifestanti. Tra essi moltissimi giovani. In particolare le centinaia di ragazzi dell’organizzazione antifascista “Proryv” (rottura, strappo) venuti dalla Repubblica autonoma di Crimea e impegnati in prima fila nella lotta contro la colonizzazione NATO.

Di fronte ad una resistenza tanto determinata, ai fascisti non è rimasto altro che desistere dalla loro intenzione di raggiungere il Maydan, sciogliendo la loro adunata e decretando così una prima significativa vittoria della ritrovata unità delle sinistre ucraine.