Gran Bretagna, un quarto degli elettori «attratto» dall’ estrema destra razzista

Giovedì 4 maggio è stato già sottolineato nelle agende dei commentatori politici come l’ inizio dell’ ennesima «settimana peggiore» per Tony Blair. Se le voci allarmistiche che si stanno diffondendo avranno ragione, le elezioni amministrative del 4 saranno una giornata cupa non solo per il partito laburista ma per tutta la Gran Bretagna. Uno studio della Fondazione Rowntree sulle famiglie britanniche rileva infatti che un quarto degli elettori ha pensato alla possibilità di votare per il British National Party (Bnp), il partito di estrema destra che vorrebbe vietare l’ immigrazione e deportare senza possibilità di appello chi non è in regola. L’ indagine ha colto un «sostegno latente» per la destra razzista che si sta radicando nella aree abitate da bianchi della classe operaia: «Perché sono convinti che la loro voce non sia ascoltata» dai politici. I ricercatori avvertono che il loro non è un sondaggio pre-elettorale, nel senso che la domanda di base non era «per quale partito voterete, ma per chi potreste votare: e c’ è una differenza sostanziale tra essere tentati e poi mettere la scheda nell’ urna». Ma il quadro del disagio disegnato dalla Rowntree è singolarmente vicino a quanto ha appena scritto sul Sunday Telegraph Margaret Hodge, sottosegretario al Lavoro nel governo Blair. La signora Hodge è deputato per Barking, Est di Londra, e si è convinta che almeno otto famiglie su dieci nel suo collegio (composto da lavoratori bianchi) sentono forte il richiamo del British National Party. Com’ è potuto succedere? Semplice, spiega Hodge: «Questa gente non riesce a trovare una casa per i figli, vede intorno a sé disordine e criminalità, vede arrivare nel suo quartiere neri ed esponenti di minoranze etniche ed è in collera… e quando non si riesce ad avere quello di cui si ha bisogno, si cerca un capro espiatorio. Non è semplice razzismo che spinge questi cittadini verso il Bnp, è frustrazione mista a paura». A Barking, nelle elezioni politiche del 2005, il Bnp ha già ottenuto il 17 per cento dei voti. Su base nazionale è cresciuto dello 0,5 per cento, ma questo lo ha portato allo 0,7 (vale a dire meno di 200 mila voti e neanche un deputato) e nessuno prevede che il suo capo Nick Griffin, per quanto abile, abbia la forza nè la struttura di partito per diventare il Le Pen di Londra. Nessun rischio di un Front National da questa parte della Manica. Ma il partito razzista ha annunciato che il 4 maggio presenterà 356 candidati sui circa 4300 seggi in gioco in 176 consigli locali in Inghilterra. Attualmente sono seguaci delle teorie razziste di Griffin 21 amministratori municipali e un’ avanzata, con le premesse di cui si è detto, è tutt’ altro che da escludere. E sarebbe un nuovo choc per la politica inglese. Tanto che ieri ne ha parlato il leader conservatore David Cameron, che pure potrebbe capitalizzare da una nuova emorragia di consensi per il Labour, anche se a causa del voto di protesta per l’ estrema destra. «Certamente spero che queste previsioni non siano giuste, perché il Bnp si nutre dell’ odio tra razze e tra persone di religione differente», ha detto e ha invitato gli inglesi a votare «per qualunque partito ad eccezione del Bnp». Il leader Tory ha aggiunto che dall’ attrazione fatale dei lavoratori bianchi per i razzisti «c’ è una lezione per tutti: dobbiamo fare di più per le aree come l’ East End londinese ed entrare nel cuore delle nostre città dove la gente si sente delusa e abbandonata dalla politica». Comunque soddisfatti gli uomini del Bnp, convinti del vecchio principio della politica: «L’ importante è che si parli di noi, anche se male». «Se non ci opponiamo, tempo dieci anni e la nostra Birmingham diventerà una città islamica, con la sharia: non volere un Paese multirazziale e multiculturale non è fascismo», assicura il portavoce Phil Edwards. La signora Hodge mantiene la lucidità per avvertire che il governo non può rispondere «semplicemente inasprendo le leggi sull’ immigrazione».