Governo, pensa alla vera ricerca

L’onorevole Walter Tocci, responsabile Ds per l’area Università e Ricerca, è la bestia nera dei tassisti romani – otto anni orsono scioperarono duri e compatti contro di lui. Pochi giorni fa, alla Commissione bilancio della Camera, ha dolcemente attaccato il governo sui progettati tagli alla ricerca e all’università: nell’articolo 22 del decreto Bersani (articolo che definisce “brutto”) ha elencato i palesi errori in cui l’attuale maggioranza è incorsa.
Istituire due nuove agenzie per la ricerca (80 milioni di euro nel 2007 e 400 milioni nel triennio) è un’incongruenza marchiana, perché nello stesso decreto Università ed Enti di ricerca sono decurtati del 10%, con un irritante taglieggiamento del 20% sulle missioni all’estero (alla faccia dell’incentivo all’internazionalizzazione).
Tocci da mesi aveva scoperto che l’eliminazione della tassa dei brevetti compiuta dal berlusconiano Claudio Scajola ha regalato circa 40 milioni a imprese multinazionali straniere che vanno depositando più brevetti e aumentano i costi di licenza per le piccole e medie imprese italiane. Per non parlare dell’Università lucchese di Marcello Pera, della prebenda per l’ex rettore di Pavia, della Facoltà «Jean Monnet» dell’Università di Caserta e di altre conclamate spese inutili. Perla rara di incongruità, il famoso e fumoso «Istituto italiano di tecnologia», beneficiario di 100 milioni di euro all’anno distribuiti senza nessun bando pubblico, una somma uguale al totale di quanto si spende per tutti i bandi di ricerca universitaria messi insieme. Vogliamo la fine di questi finanziamenti discrezionali, e la vogliamo subito, Istituto italiano di tecnologia in testa.
Tocci va proponendo una norma «Tagliaspese delle furbizie», vincolando i finanziamenti a valutazioni trasparenti e di standard internazionale. Il ministro Fabio Mussi ha recentemente e toscanamente parlato di norme «anti-bricconi»: non sarebbe il caso che venissero finalmente alla luce? Saprà replicargli il sottosegretario Nicola Sartor, custode degli scrigni finanziari del secondo governo Prodi?
Nella campagna elettorale abbiamo tutti, noi ricercatori, lavorato a programmi che dessero un futuro ai giovani talenti, che combattessero efficacemente sprechi e furbizie, che finalmente emarginassero i Soloni della prima repubblica ri-germogliati e ben concimati dal governo Berlusconi. Francamente, ci aspettavamo dal Dpef e dai primi passi della manovra finanziaria atti tanto rapidi quanto concreti.
Se davvero l’Italia ha bisogno di rilanciare processi robusti di innovazione, di foraggiare le eccellenze storiche della ricerca scientifica del nostro paese, sono proprio questi i mesi nei quali i segnali, anche meramente simbolici, vanno lanciati – e a voce alta.
Invece di sprecare risorse su centri di «eccellenza» definiti come tali solo dalla Gazzetta Ufficiale, non sarebbe finalmente il caso di finanziare istituzioni, dipartimenti, gruppi di ricerca, singoli ricercatori (meglio se giovani o giovanissimi)?
Perché non premiare invece quella eccellenza conquistata da parecchi lustri di visibilità internazionale? Perché non premiare ricercatori eccellenti perché ritenuti tali dai più prestigiosi centri di ricerca estera, non per decreto ministeriale?
Non lasciamo dunque solo Walter Tocci e non costringete Fabio Mussi a minacciare le dimissioni per proteggerci. Date semplicemente corso a quanto sottoscritto nel programma di governo.